venerdì 30 maggio 2014

Una città per gli archivi: gli archivi bolognesi nel Terzo millennio

Il progetto “Una città per gli archivi” prende avvio nel 2007 per volontà della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e della Fondazione del Monte diBologna e Ravenna.
Il progetto comprende sia interventi di conservazione e catalogazione fisica degli archivi bolognesi, sia la digitalizzazione del materiale originale e il suo ordinamento attraverso la redazione di inventari informatizzati. Un gruppo di lavoro di più di ottanta esperti ha seguito le fasi di riordino, catalogazione e digitalizzazione del materiale più disparato: cartaceo, fotografico, audio-visivo. Una serie di materiali prodotti e raccolti, fino a quel momento, da soggetti diversi: archivi di famiglia, di partiti e sindacati, di istituzioni assistenziali, scolastiche o religiose, archivi delle amministrazioni locali o degli uffici periferici dell’amministrazione statale. In totale, ad aprile 2010 - data di presentazione ufficiale del progetto - erano stati interessati da questo lavoro di conservazione e digitalizzazione circa 200 archivi bolognesi, rappresentativi della memoria cittadina e provinciale per i secoli XIX e XX.


Nell’aprile 2013 il progetto è giunto ad una fase successiva, con la presentazione al pubblico del portale www.cittadegliarchivi.it. L’inventariazione e la consultazione di una parte del materiale digitalizzato è stata possibile grazie all’utilizzo della piattaforma xDams, permettendo la costituzione di un patrimonio informativo composto da oltre 307 mila schede descrittive e da 38 mila parole chiave.
Accedendo alla home del sito è possibile visualizzare i più recenti inserimenti di archivi, le informazioni utili alla consultazione e le ultime notizie, oltre ad un video promozionale del progetto stesso.
La navigazione e la consultazione degli archivi presenti nella piattaforma, nonché del materiale digitalizzato, è possibile attraverso l’utilizzo delle icone presenti all’interno del banner iniziale: “consulta gli archivi”, “percorsi”, “mostre virtuali” e “notizie”.

Attivando la sezione “consulta gliarchivi”, si viene rimandati alla griglia di ricerca. Il portale prevede diverse possibilità di consultazione, come la “ricerca semplice”, la “ricerca avanzata” e la “ricerca per parole chiave”. La griglia in questione è ben strutturata e di facile utilizzo, permettendo anche la selezione di determinati spazi temporali, l’eventuale presenza di materiale digitalizzato e pertanto immediatamente consultabile e la tipologia di materiale da ricercare (cartaceo, audiovisivo, fotografico, sonoro, manifesti). Una volta effettuata la propria ricerca, a destra dello schermo si apre la nuova pagina “risultati della ricerca” che permette, tramite scorrimento, di visualizzare la descrizione del materiale trovato, fornisce la sua collocazione fisica e, laddove il contenuto sia stato digitalizzato, di prenderne diretta visione.
Nella sezione “consulta gli archivi”si può inoltre selezionare l’elenco di tutti gli inventari pubblicati, dal quale è possibile partire per consultare ogni singolo archivio descritto e ricercare così il materiale che si desidera visionare.
Nella sezione “percorsi” è possibile effettuare ricerche selettive, incrociando date, luoghi, istituzioni produttrici del fondo (persone e famiglie), istituzione conservative (enti), eccetera. Inserendo la parola chiave selezionata si viene rimandati ad un vero e proprio schema che, attraverso interconnessioni multimediali, ricostruisce a 360 gradi i possibili sviluppi della ricerca stessa.
Selezionando una di queste interconnessioni la ricerca procede con la visualizzazione del materiale selezionato, la sua descrizione e la sua collocazione. Laddove vi sia materiale già digitalizzato, anche in questo caso, è possibile la sua immediata consultazione.
Questa sezione risulta però – come anticipavo - di non facile fruibilità. Pur essendo ottimo l’intento - perché permette di ricostruire in forma plastica vite e percorsi di singoli soggetti, enti, eventi – non è stata ancora sviluppata una rete di connessioni così ampia e molte delle ricerche da me effettuate non sono andate a buon fine. In tal senso mi spiego l’inserimento nella sezione “primo piano” della home page di alcuni percorsi già predisposti dai gestori del sito. Questi sì ben comprensibili e funzionali ai fini di una ricerca ben indirizzata e non casuale. Ad oggi – a mio parere - applicare la ricerca libera alla sezione “percorsi” risulta di non facile utilizzo. Questo sarebbe un aspetto su cui lavorare.

Accedendo alla sezione “mostrevirtuali”, sempre presente nel banner in home page, vengono fornite diverse gallerie di documenti digitalizzati che vanno a comporre molteplici narrazioni fattuali della storia del territorio bolognese. Si tratta di vere e proprie riproduzioni multimediali di materiali cartacei, audiovisivi ma soprattutto fotografici, organizzati per temi ed eventi, che vanno a comporre gallerie on line di facile consultazione.
In base alle “mostre” che ho potuto visualizzare risulta di indubbio interesse – soprattutto per quanto riguarda la componente fotografica – la potenzialità di questo strumento. L’unico aspetto negativo da sottolineare riguarda la scarsa descrizione dell’evento selezionato: in sostanza le gallerie vengono rese visibili senza un’adeguata ricostruzione storica del tema e del filo conduttore che tiene insieme i singoli materiali. Si riscontra una grande attenzione e una grande qualità del materiale digitalizzato ma una spiccata assenza della trama che dovrebbe guidare la consultazione del materiale stesso. Le riproduzioni digitali – secondo i dati forniti in home page - arriveranno a breve a 200 mila.
Ultima sezione presente nel banner e quella delle “notizie”. Si tratta di uno strumento importante, di cui è dato ampio spazio nella home page stessa, che permette di informarsi rispetto agli archivi di più recente catalogazione e inserimento all’interno del progetto stesso, del percorso di digitalizzazione del nuovo materiale acquisito e delle mostre disponibili nell’apposita sezione. Per un pubblico – speriamo in crescita – abituato ad utilizzare tale strumento per le proprie ricerche, la sezione “notizie” risulta un importante strumento per restare aggiornati sulle novità presenti nel sito.

Il progetto “Una città per gli archivi” e il portale www.cittadegliarchivi.it si candidano ad essere un’utile e moderno strumento di catalogazione e digitalizzazione del più disparato materiale archivistico bolognese, che altrimenti andrebbe – triste destino degli archivi basati esclusivamente su supporti cartacei – inesorabilmente perduto col passare del tempo. Si tratta insomma, nonostante alcuni limiti che ho riscontrato, di un importante progetto che traghetterà gli archivi bolognesi nel Terzo millennio e renderà più fruibile la loro consultazione.

giovedì 29 maggio 2014

Un museo multimediale per la Storia di Bologna

Nel centro di Bologna sorge da qualche anno un vero gioiello che unisce la
cultura tradizionale e le nuove tecnologie.
Palazzo Pepoli
Inaugurato il 27 gennaio 2012 e aperto al pubblico il 28 gennaio 2012, in occasione dell'Art White Night di ArtFiera, il Museo della Storia della città di Bologna in Palazzo Pepoli Vecchio consiste in un percorso museale dedicato alla storia, alla cultura e alle trasformazioni di Bologna, dalla Felsinea etrusca fino ad oggi. Ricco è l'utilizzo di installazioni multimediali e di approfondimenti testuali all'interno della nuova struttura di memoria bolognese, un museo interattivo, un luogo dove immergersi piacevolmente nella storia del capoluogo emiliano, vederne l'evoluzione, i reperti archeologici, i documenti, conoscerne i personaggi del passato e del presente.
Fulcro di Genus Bononiae, Palazzo Pepoli è uno splendido palazzo medievale restaurato e allestito dall'architetto Mario Bellini, che si giova di un progetto grafico moderno, curato dall'architetto Italo Lupi.
Fuori una cornice medievale ricca di fascino e dentro un'anima intrisa di multimedialità, pur essendo infatti un museo apparentemente dedicato alla collezione, al messaggio scritto e alle immagini, Palazzo Pepoli offre ai suoi visitatori numerose e importanti esperienze digitali e multimediali. La più significativa è quella del Teatro virtuale, caso unico in un museo italiano, per la visione di film stereoscopici in 3 dimensioni.
Teatro virtuale 3D durante la proiezione di APA l'etrusco
Specificatamente per il museo è stato prodotto dal CINECA di Casalecchio di Reno, un cartone animato 3D sulla storia di Bologna per la regia di Giosuè Boetto, con protagonista un immaginario e simpaticissimo etrusco di nome APA doppiato dalla voce di Lucio Dalla, che guida gli spettatori del teatro, muniti di appositi occhialini, in una corsa attraverso il tempo nella storia di Bologna in 10 minuti.
Lo Spazio multimediale è rappresentato poi da diverse pavimentazioni storiche, sulle quali compaiono notizie di cronaca raccolte tramite feed RSS dai siti della stampa locale. Il percorso multimediale conduce ad una sala con una colonna multi-touch, che consente di consultare una dettagliata cronologia della storia cittadina e non solo.
Tutte le sale sono integrate da supporti audio-video e da una saggia integrazione tra scenografie di tipo teatrale e contenuti digitali, con il visitatore che è accompagnato nel percorso dalle mini-fiction di Massimo Valerio Manfredi, come per la Battaglia di Fossalta e dalle interpretazioni di Giorgio Albertazzi.
Canale sotterraneo Bologna città delle acque
Merita la menzione la Sala dedicata al tema Bologna città delle acque: qui è stato ricostruito, attraverso un'installazione multimediale, un vero e proprio canale che scorre al buio, sotto le strade della città, realizzato con l'utilizzo di specchi e un sofisticato sistema di illuminazione a fibre ottiche. Una vera e propria immersione digitale nella città delle acque.
Interessantissima e complessa è anche l'installazione multimediale interattiva dedicata alla Storia dell'Università di Bologna, che riproduce una libreria antica con libri che vengono aperti in modo digitale, così da parlare ai visitatori con filmati, voci e foto.
Infine è possibile, attraverso un touch screen, guardare ed ascoltare le video interviste con molti personaggi pubblici della vita bolognese, tra cui Romano Prodi, Francesco Guccini e tanti altri.
Sala Battaglia di Fossalta
Un vero gioiello museale dicevamo dove tecnologia e new media la fanno da padrone, tuttavia a risentirne a volte è la collezione, povera di reperti e oggetti in mostra per alcune sezioni, inoltre alcuni dettagli lasciano a desiderare, come le didascalie solo in italiano tradotte da semplici fogli riassuntivi in inglese ed altre lingue. Da una struttura del genere è lecito attendersi di più anche su queste piccole cose.

mercoledì 28 maggio 2014

Il sito nazionale dell’ANPI: le coordinate del passato indispensabili per il futuro




Per capire cosa è l’Anpi, la storica “Associazione nazionale dei Partigiani d’Italia”, è molto utile consultare il sito nazionale di questa organizzazione, all’indirizzo  www.anpi.it
Un portale sobrio, ben organizzato e allo stesso molto efficace, che riesce ad offrire le autorevoli proposte storico-culturali dell’Anpi in modo chiaro e funzionale, essendo – fra l’altro – facilmente navigabile. Allo stesso tempo traduce, sul piano della comunicazione telematica, l’intento di voler parlare soprattutto alle giovani generazioni. Il mix di questi due elementi comunicativi fa risultare il sito sicuramente attrattivo.
L’area dell’attualità è di fatto la home page del sito: un’ampia vetrina in cui troviamo cinque principali unità, che propongono temi e contenuti differenti, le quali possono essere scelte dall’utente che vi naviga, a proprio piacimento. Colpisce senza dubbio la prima di queste unità, in cui periodicamente si propongono le vignette del vignettista Fogliazza, che commentano in modo ironico e sarcastico alcune tematiche legate all’attualità o alle ricorrenze celebrate dalle istituzioni repubblicane e dall’Anpi.


Nelle altre unità si propongono contenuti totalmente differenti fra loro, in modo tale da garantire una trasversalità di generi e approcci, in grado di poter accontentare molteplici esigenze degli utenti. Scorrendo verso la parte bassa della home page troviamo vari articoli sull’antifascismo praticato “quotidianamente”, sulle commemorazioni o gli eventi legati alla Resistenza, diffusi su tutto il territorio nazionale.
E’ davvero particolare, oltre che interessante, un piccolo spazio denominato “La Frase”, in cui vengono alternativamente proposte frasi significative, di autori importanti, legate ai valori dell’Antifascismo e della Resistenza. Decisamente innovativa e funzionale è la parte denominata “I canti della Resistenza”, attraverso la quale approfondire il rapporto tra musica e antifascismo, con l’aiuto del coro “Suoni e l’Anpi”. Inoltre, attraverso l’applicazione “sound cloud” è possibile ascoltare un’ampia e significativa selezione di brani musicali legati alla Resistenza, eseguiti sia in modo tradizionale che moderno.



A tal proposito, inserire anche una sezione “video”, potrebbe senza dubbio migliorare l’aspetto attrattivo del sito e soddisfare un’esigenza molto diffusa fra gli utenti di internet, considerando in modo particolare le giovani generazioni.
Sempre attraverso la home page è possibile accedere alle pagine dei social network collegate all’Anpi (facebook, twitter, flickr e vimeo).
Tra l’altro, gli aggiornamenti continui del profilo facebook, riguardanti varie tematiche, spesso rimandano a brevi articoli pubblicati sul sito.

La sezione dedicata ai link e ai collegamenti denota una vasta presenza di enti, associazioni, strutture e organizzazioni socio-culturali con le quali l’Anpi intrattiene consolidati rapporti di collaborazione. Da questa sezione emerge ancora una volta la trasversalità delle tematiche proprie dell’Anpi, che vanno dall’impegno civico-sociale alla ricerca storica seria, rigorosa e scientifica.




Quello dell’Anpi è un sito che riesce a coniugare bene il complesso binomio “passato e presente”. E’ molto utile a chi studia e cerca delle preziose e indispensabili coordinate, soprattutto per non smarrirsi nel caos delle nozioni, che si apprendono fugacemente e in molti casi sono scollegate dai contesti specifici e dall’attualità. Un caos in cui spesso si è fuorviati, a causa di revisionismi e/o strumentalizzazioni politiche. Anche per tali motivi è un sito da far conoscere nelle scuole, specie quelle medie superiori, che si potrebbe anche utilizzare per effettuare dinamiche lezioni frontali.
Insomma è un portale in cui si tocca con mano l’attualità dell’antifascismo e dove il mix di vari ambiti culturali (storia – memoria – musica – arte – letteratura - politica, etc.) può essere molto utile, soprattutto alle giovani generazioni, per costruire le coordinate del futuro, partendo dal passato e attraversando l’attualità.
                                                                                       


venerdì 23 maggio 2014

Itinerari della Grande Guerra nell'era digitale


Da memoria incustodita a memoria restituita. Questo è stato l’importante lavoro di recupero di memoria intrapreso dalle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e dalle province autonome di Trento e Bolzano con l’ideazione del progetto interregionale “Itinerari della Grande Guerra – Un viaggio nella storia”. I luoghi e le tracce materiali legati alla Grande Guerra, precipitati per lunghi anni nella damnatio memoriae, sono oggi interamente visitabili. Con la creazione ad hoc di percorsi che riprendono le vecchie linee del fronte, immersi tra le fiancate scoscese delle alture alpine e le propaggini vallive, è stato valorizzato il patrimonio storico e culturale, reso fruibile a tutti gli appassionati e a chiunque voglia conoscere un’importante parte del passato non solo italiano ma europeo. Forti ed appostamenti, rifugi, cimiteri ed ossari che si incontrano nei diversi percorsi, restituiscono l’atmosfera cruda del primo conflitto della modernità. Lontani dalla dimensione eroica o mitopoietica della Storia, il viandante-escursionista si troverà a contatto con gli oggetti dialoganti del conflitto, immersi nella natura montana o conservati nei musei: dalle armi alle uniformi appartenute ai soldati. Questo interessante progetto interregionale suona come un grande museo diffuso della Grande Guerra, variegato e complesso,  per la prima volta diretto ad un pubblico di non specialisti – o non solo -, dove il turismo culturale si integra con quello slow. Avvalendosi delle strategie di comunicazione proprie dell’era digitale - sito web e web app - è stato sviluppato il portale “Itinerari della Grande Guerra”, con l’obiettivo di fornire uno strumento utile ed interessante per tutti coloro che desiderano scoprire i luoghi, gli itinerari e un po’ di storia della prima guerra mondiale nelle aree coinvolte. Il sito internet appare dinamico ed intuivo: home page chiara nell’offerta dei contenuti proposti, apparentemente semplice ma funzionale per lo scopo che ci si è preposti.
La grafica, caratterizzata da un design che esula l’asetticità dei siti accademici, invita l’utente alla navigazione on-line. Si instaura sin dal primo clic un rapporto confidenziale: si è stimolati ad approfondire tematiche storiche poco note al pubblico di massa, ad esplorare la geografia dei luoghi mitizzati dalla storiografia come il monte Pasubio o il monte Grappa, e a tracciare percorsi personali che da virtuali potrebbero divenire reali qualora si organizzasse un viaggio culturale. Il portale è suddiviso in due sezioni, la parte superiore, di carattere storico-divulgativo, permette di avvicinarci alla materia. Le diverse categorie presenti – “Le regioni”, “i luoghi”, “gli itinerari”, “la grande guerra”, “i protagonisti” – allineate nella barra di controllo, fanno da filo conduttore per la lettura dell’intero sito.  Aprendo una di queste finestre sarà poi possibile leggere l’offerta contenutistica.
Di notevole interesse è la voce “i luoghi”, dove è disponibile una cartografia interattiva ricca di punti-icone rappresentanti, nei diversi livelli di zoom, i monumenti, i musei e gli edifici che sono stati censiti e catalogati. Una volta selezionato il luogo di memoria di nostro interesse - dopo aver scelto la Regione alla voce “filtra per categorie” - si aprirà una scheda descrittiva nella quale è enunciata l’importanza del sito nel contesto bellico e l’illustrazione del monumento con annesse informazioni ed orari di visita. È sicuramente il punto di forza del sito web se si pensa che sono disponibili anche gli itinerari, visibili sulla cartina e accompagnati da ricche e dettagliate descrizioni storiche e geografico-stradali che ci consentono di immaginare virtualmente il percorso che si staglia tra le alture alpine. La seconda sezione del sito ricopre la zona mediana ed inferiore della home page ed è costituita da una barra degli strumenti e sei icone interattive (galleria foto, in evidenza, gli itinerari, cartografia, la grande guerra, galleria video).

Questa parte, a vocazione turistico-divulgativa, denota evidenti limiti: dalla ridondanza  contenutistica – viene riproposta la mappa interattiva della prima sezione e non solo- alla incompletezza di molte finestre: la linea del tempo per scoprire le vicende della grande guerra non funziona, i video sono proposti in modo disordinato e non seguono un filo logico in sintonia con l’inclinazione del portale. Resta un sito web con spunti interessanti soprattutto nell’ottica del turismo slow ove gli interessi culturali si intersecano con quelli naturalistici. È uno strumento adeguato al nativo digitale, curioso ed interessato; una base da cui partire, non sicuramente a cui arrivare, uno stimolo alla conoscenza del territorio de visu, un approccio non convenzionale ad un tema fondamentale per la comprensione dell’Europa odierna. Un viaggio tra musei, ossari, sacrari, cimiteri, rievocazioni storiche, forti ed appostamenti, finalmente mappati e catalogati.


mercoledì 21 maggio 2014

Learn World History: una app che prova a giocare con la storia

“Learn World History” è una app per smartphone sviluppata nel 2011 da Xenotropic Software e compatibile solo col sistema Android. La versione gratuita ha avuto più di centomila download, una buona diffusione rispetto a quella a pagamento che conta solo un centinaio di utenti, nonostante il prezzo di 1,49 euro. Entrambe sono in lingua inglese e hanno la stessa struttura, con la sola differenza che quella a pagamento conta un numero maggiore di eventi. Ad ogni modo, tra le app che si occupano di temi storici, la free version di “Learn World History” è tra quelle che, oltre ad avere una buona visibilità, gode del gradimento degli utenti, certificato dalle quattro stelle sulle cinque disponibili nella griglia di valutazione.  La sua fortuna è dovuta alla sua impostazione a quiz, decisamente più elaborata rispetto agli elenchi di date ed eventi altrettanto diffusi in rete: in “Learn World History” l’utente ha infatti un margine di personalizzazione abbastanza alto.

Nella schermata principale appaiono quattro pulsanti. Tramite il tasto “settings” è possibile impostare il livello di difficoltà (“easy”/”hard”) e scegliere le tematiche di cui ci si vuole occupare. È possibile selezionare fino a tre scelte tra guerra e politica (“Warfare and Politics”), scienze ed esplorazione (“Science and Explorations”) e arte e cultura (“Arts and Culture”). Infine è possibile determinare il periodo tra il 4000 a.C. e il 1900: un lasso di tempo che copre tutte le epoche. Il tasto “browse” consente di verificare gli eventi in ordine cronologico, evidenziando le categorie con colore diverso: blu per arte e cultura, verde per scienze ed esplorazioni e rosso per guerra e politica. Questo permette di visualizzare a colpo d’occhio cosa è successo in un determinato periodo. Infine i due quiz “Which came first?” e “When did it happen?” permettono nel primo caso di stabilire l’ordine cronologico e nel secondo caso di indovinare la data precisa di un avvenimento scegliendo tra quattro opzioni.


È interessante analizzare che tipo di storia viene divulgata nella app gratuita, che per il numero di installazioni ha evidentemente un impatto maggiore, e quali eventi vengono reputati significativi, considerando che già nel titolo viene utilizzata la parola “mondiale” e che il lasso di tempo investe effettivamente tutti i secoli, fatta eccezione del XX e XXI. Ciò significa che tutto ha inizio nel 3300 a.C. con l’inizio dell’Età del bronzo e che l’ultima data riportata è il 1899, anno di pubblicazione dell’Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud. E se già l’ampiezza dell’impresa, ovvero riassumere l’intera storia mondiale, è di per sé ambiziosa e difficilmente realizzabile, l’omissione dell’intero Novecento non è solo una scelta arbitraria e limitante, ma dà adito a un ulteriore sospetto: l’acquisto dell’altra. Il motivo risiede nel target: la struttura a forma di gioco può senz’altro divertire gli appassionati, ma è più facile che sia pensata per invogliare gli studenti ad avvicinarsi alla storia in modo giocoso.

Lo si evince dalla presenza della sezione dedicata al riepilogo cronologico delle date, pensata per un ipotetico ripasso sotto forma di mappa concettuale colorata, e dalla relativa semplicità del livello “hard”. Nei test la distanza tra le due risposte è sostanziale e spesso arriva a quasi un secolo, ma la possibilità di inserire più tematiche e di creare un test che includa più secoli potrebbe rendere avvincente la sfida. La personalizzazione, dunque, fa sì che diverse categorie di cultura differente possano trovare coinvolgente il gioco. Tuttavia, scegliere una sola tematica – poniamo “Arts and Culture” – e limitarla ad un solo secolo – poniamo dal 1800 al 1900 – potrebbe risultare estremamente deludente: le domande spesso vengono ripetute più e più volte e, una volta fatto il test, non è più possibile rifarlo, anche cambiando il livello di difficoltà. Il ripetersi delle domande è senza ombra di dubbio il limite più grande. Gli eventi storici segnalati sono troppo pochi e, anche se i dati aumentano con l’avvicinarsi dell’epoca contemporanea, la selezione risulta ridicola: dal 1200 e al 1500, in termini di arte e cultura, si registrano solo sei eventi degni di nota.


Un’occasione sprecata? Sì, dovuta per lo più all’esistenza di una seconda versione che limita le funzioni di quella gratuita, che ha comunque raggiunto un numero di persone nettamente maggiore. Altro limite, al di là delle scelte commerciali, è l’aggiornamento risalente in entrambi i casi al 2 ottobre 2011. Ma, soprattutto, scorrendo gli eventi cruciali della storia mondiale appare chiara l’impostazione totalmente eurocentrica e angloamericana della app. Se pochissimi sono gli eventi, ancor di meno sono le informazioni provenienti dagli altri continenti, rafforzando una visione “tradizionale” e falsata della storia mondiale. Ancora una volta appare evidente che dietro le nuove tecnologie ci sia senz’altro un buon livello di sviluppo informatico: “Learn World History” può senz’altro far passare del tempo a chi ha voglia di giocare con la storia, specie se paragonato alle molte app con formato “database”, e può essere utile agli studenti che hanno bisogno di un ripasso raffazzonato e concettuale della storia, ma le sue potenzialità si fermano proprio quando è necessario un miglioramento contenutistico pensato e strutturato con cognizione di causa e senso storico.

venerdì 16 maggio 2014

Mobilitare la memoria: TOUR.BO, un'applicazione per percorsi storici responsabili

Nel 1916 il pedagogista statunitense John Dewey scrive un libro intitolato Democracy and education nel quale teorizzava il concetto di «educazione accidentale» con cui rimarcava l'idea che l'esperienza spontanea fosse un momento educativo predominante rispetto all'educazione formale. Questo testo, edito nel 1916 potrebbe risultare effettivamente lontano dai tempi moderni - specie nell'era della digitalizzazione – tuttavia, una sua lettura profonda permette di ritrovare un filo conduttore con le problematiche della pedagogia odierna, discorso prezioso soprattutto per la questione della trasmissione e mediazione della memoria storica.
La valorizzazione della memoria storica presuppone un momento pedagogico di trasmissione in cui la memoria di un dato evento riviva nello stesso atto del ricordare. Nell'educazione alla commemorazione è importante che il pubblico venga guidato attraverso una lettura storica obiettiva e che, partendo da essa possa elaborare un futuro basato su conoscenze storiche fondate e non mitizzate. Per poter far questo, la didattica della storia deve attingere oggi a strumenti comunicativi che siano in grado di semplificare la complessità di un evento passato e di valorizzarlo in maniera immediata.
In particolare, oggi, l'elaborazione di una pedagogia che si concentri sul tempo libero e lo impieghi in nuove pratiche di apprendimento risulta una scelta adottata da diverse istituzioni culturali.
Negli ultimi dieci anni, con il sopraggiungere di realtà “parallele” come la realtà virtuale, il momento sociale è divenuto un grande strumento di educazione e di orientamento del pensiero collettivo.
L' educazione accidentale di John Dewey si riferiva proprio al momento sociale: egli sosteneva che quest'ultimo fosse una realtà talmente presente, da dover essere considerata necessariamente come il primo strumento di educazione. In particolare, oggi, il tempo libero è organizzato su una fitta rete di comunicazione ed è un forte momento di socialità, che si sviluppa nella vita reale ma è interconnesso alla vita virtuale “web”.
In tale struttura, il trait d'union tra le due realtà parallele è rappresentato dai luoghi: attraverso la tecnologia smartphone oggi è possibile registrare informazioni e posizioni riguardanti un luogo tramite una modalità di coordinamento geografico chiamato georeferenziazione. La georeferenziazione ci permette di conoscere informazioni sui luoghi che attraversiamo, strumento utile alla conoscenza del territorio.
La didattica della memoria fa un largo utilizzo del territorio, poiché il riferimento ad un tempo passato - non più condivisibile - è rintracciabile nei luoghi di avvenimento di dati eventi, per cui, l'utilizzo del sistema di georeferenziazione diviene un ottimo strumento educativo, che vivifica i tempi ormai assenti ma allo stesso tempo educa in maniera “accidentale” il passante.
Nel caso dell'Emilia-Romagna ad esempio, il legame tra la cittadinanza e i suoi luoghi di Resistenza è ancora molto stabile, poiché forte del processo di educazione alla memoria, da anni intrapreso attivamente dalla regione. È inoltre da sottolineare, il fatto che, specialmente nel caso della città di Bologna, molti luoghi di memoria si trovano nel territorio urbano interno alle mura, e sono oggi luoghi di frequentazione pubblica quotidiana.
La mappatura dei luoghi di memoria tramite georeferenziazione è l'idea venuta in mente all'associazione MonteSole Bike Group – Fiab Bologna, che  assieme ad una rete articolata di enti come la Voli Grouped altre istituzioni culturali ha realizzato un progetto di valorizzazione della memoria storica bolognese: Tour.bo i colli in bici!L'iniziativa lanciata nella primavera del 2013 si articola attorno alla realizzazione di percorsi ciclabili attraverso le tappe storiche del movimento di Resistenza da Bologna ai colli.
Tour.bo è un progetto dalla doppia valenza culturale: la promozione di una mobilità sostenibile attraverso le aree collinari che cingono la città di Bologna e la valorizzazione di una memoria storica lontana dal raggio urbano - per cui spesso dimenticata - sono due elementi fondamentali che permettono di considerarlo come uno tra i progetti più innovativi di educazione alla memoria. Tre i percorsi proposti lungo un raggio di 12 km circa, che rievocano la storia degli eccidi di Sabbiuno e collegano il centro storico di Bologna al Monumento ai caduti di Sabbiuno (ottobre 1944) , situato sulle prime colline del lembo meridionale dell'Appennino bolognese.

I pannelli illustrativi 
del percorso  
I tre percorsi hanno il pregio di essere proposti secondo diversi filtri di lettura tematica. Dal punto di vista storico, in riferimento alle vicende dell'ottobre 1944, il primo percorso ricongiunge l'ex Carcere di San Giovanni in Monte, in pieno centro a Bologna, al Monumento ai caduti di Sabbiuno; il secondo invece è improntato in chiave paesaggistica e riprende la storia degli eccidi attraverso le vie del Parco Cavaioni, del Parco San Pellegrino e di Villa Spada, alle porte del Quartiere Saragozza. Il terzo percorso è pensato per una scampagnata domenicale per famiglie e guida il ciclista in un viaggio naturalistico che risale il corso del torrente Ravone (fin dove possibile), lungo le pendici del Monte Paderno nella valle di Casaglia.

Lungo i percorsi sono stati installati circa trenta cartelli di segnaletica stradale, tra cartelli a carattere storico naturalistico e segnaletica di sicurezza stradale. La scelta di installare un numero minimo di cartelli è stata adottata per non inquinare il paesaggio con una segnaletica non indispensabile alla fruizione del percorso.
La parte più importante del progetto è dedicata alla comunicazione web dei contenuti storici raccolti per il progetto. Avvalendosi della collaborazione di enti quali l'Istituto storico per le memorie del '900 – Parri, il Comune di Bologna, i Quartieri Saragozza, Savena e Santo Stefano, sono state raccolte molte fonti d'archivio tra cui reperti fotografici, video-interviste ai testimoni degli eccidi di Sabbiuno così come varie interviste a chi ha partecipato alla costruzione ed ideazione del Monumento come quella a Letizia Gelli Mazzuccato.
I contenuti del sito web Tour.bo i colli in bici! sono organizzati in forma di testi di approfondimento storico, memorie audio, video-interviste, mappe GPS navigabili e scaricabili, consultabili attraverso i codici QR presenti sulla segnaletica stradale installata lungo i percorsi, dai quali è possibile accedere tramite l'utilizzo di telefoni smartphone. 

La schermata home della
App Tour.bo
Un ulteriore strumento di collegamento al sito web è l'applicazione creata per Iphone, Ipad e Ipod touch che permette di fruire dei contenuti on-line in maniera georeferenziata. Tutti i ciclisti in possesso dell'applicazione potranno usufruire dei contenuti in maniera automatica una volta in prossimità dei luoghi di interesse. L'applicazione è direttamente collegata con google earth e permette di visualizzare i contenuti a carattere storico culturale, così come le mappe del percorso.

Il dettaglio delle tappe

Purtroppo l'applicazione è al contempo fiore all'occhiello e limite del progetto: la creazione di un' applicazione limitata al solo utilizzo di Iphone e Ipad è un elemento a sfavore, anche se, per i telefoni Android c'è comunque la possibilità di accedere direttamente al sito web e consultare i contenuti proposti.
Tra i contenuti audio, diversi sono i racconti e i commenti ai luoghi e alle loro storie proposti da storici e specialisti della materia. In particolare viene posto l'accento sulla scelta della bicicletta come strumento di divulgazione di memoria poiché essa costituisce in una certa misura il simbolo della Resistenza, ricordando la bicicletta eroica come mezzo di trasporto prediletto dai partigiani durante il movimento di Liberazione (vengono in mente ad esempio le imprese ciclistiche di messaggero clandestino con cui si distinse Gino Bartali).

In un altro senso, la bicicletta è simbolo di un viaggio “lento” ma consapevole e come osserva Oriano Caranti, vice-presidente dell'Associazione MonteSole Bike Group – Fiab Bologna in un commento audio, in questo progetto di educazione alla Resistenza, l'importanza della “lentezza” nel viaggio di conoscenza del proprio patrimonio storico – memoriale viene sottolineata attraverso il ciclismo, inteso come una forma di impegno sano del tempo libero che contribuisce in maniera permanente alla completezza della proprio personalità e della propria coscienza.

Allo stesso modo, per ritornare a Dewey, la didattica della memoria dev'essere percepita dai mediatori di memoria come un viaggio lento e responsabile, che non intacchi il ricordo di mito e leggenda ma che lo valorizzi consapevolmente.

giovedì 15 maggio 2014

Un portale per la Camera




Nel 2011, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia sono state organizzate numerose manifestazioni ed eventi celebrativi. Il web non poteva rimanerne escluso!
E’ stato così aperto il Portale storico della Camera dei Deputati, progettato e realizzato da regesta.exe. 

Un sito dinamico, intuitivo e completo, ma non finito e chiuso. Questo uno dei motivi che lo rendono ancora oggi interessante nonostante siano passati tre anni dalla sua “messa in rete”.
Il portale considera l’arco di tempo che parte dal 1848 con la I Legislatura del Parlamento sabaudo fino alla XVI Legislatura del Parlamento italiano (quindi attualmente al 2013). 

Senza bisogno di effettuare alcun tipo di registrazione e login, ci si può muovere nel tempo facilmente. Si seleziona il periodo “scelto” grazie alla time-line Cronologia della home page, in cui vengono individuati quattro periodi principali (Regno di Sardegna, Regno d’Italia, Transizione costituzionale e Legislatura repubblicana).


Sono offerte diverse modalità di navigazione, tra le quali tre canali risultano particolarmente evidenti: 


Al loro interno è possibile consultare le schede biografiche di tutti i deputati; il calendario quotidiano dei lavori parlamentari (di cui viene offerto anche il resoconto stenografico in formato pdf, anche se non sempre tutti i link e i file caricati risultano attivi); i documenti, gli atti e i progetti di legge parlamentare e governativa (divisi anche tra quelli approvati e non).

I cinque percorsi di navigazione propongono invece un cammino diverso, a seconda si preferisca portare avanti la ricerca per Legislature, Presidenti, Regolamenti, Montecitorio o Amministrazione. Per ogni percorso viene fornita una quantità consistente ed ordinata di dati e documenti in formato digitale. Alcuni di essi danno l’impressione di voler far avvicinare il visitatore all’istituzione, come nel caso del percorso Montecitorio: si forniscono i progetti di costruzione e di restauro del Palazzo e di alcune parti di esso per mano di Bernini e Basile (rispettivamente 1650 e 1902), accompagnati da fotografie delle sale interne e dettagli, dei dipinti e delle stampe. 

Una ulteriore modalità di navigazione è rappresentata dalla sezione Multimedia in cui attraverso immagini, fotografie, disegni, filmati e registrazioni sonore si rimanda ad elementi che hanno caratterizzato e rappresentato l’attività della Camera dei Deputati. Spostandosi dalle immagini dei Palazzi, all’Arte sotto forma di scultura, pittura e grafica, si passa all’Archivio Fotografico con foto, ritratti, immagini degli insediamenti presidenziali. Le Sedute vengono proposte rimandando alla WebTV della Camera dei Deputati, mentre Camera in Luce rimanda al sito dell’Archivio Luce della Camera dei Deputati. 

Tutto questo materiale informativo, oltre a poter essere consultato, può essere scaricato in formato pdf e utilizzato da chiunque per scopi personali, di studio o condivisione. Una nota della Camera dei Deputati del 20 dicembre 2011, in occasione della pubblicazione online del portale, lo descrive infatti come “un sito aperto alla collaborazione dei cittadini per realizzare apps di pubblica utilità”.

Il portale fornisce alla Camera una piattaforma di pubblicazione unica e condivisa. Una piattaforma stabile in cui ritrovare documenti, dati e informazioni sulle sue attività attraverso una modalità di ricerca integrata e intuitiva, in gergo tecnico “a  faccette”, che mette in contatto diretto con l’intero patrimonio documentario disponibile e digitale.

A questo proposito, appare interessante la decisione di fornire l’accesso, in modalità open data, a tutto il materiale informativo attraverso il sito dati.camera.it. Il collegamento si trova nella home page di storia.camera.it, probabilmente per evidenziare la rilevanza dell’opportunità offerta. Tutte le fonti usate nella creazione del portale sono infatti a disposizione e scaricabili per un eventuale riutilizzo.

E’ vero: il sito racconta una parte della storia d’Italia attraverso un vasto numero di fonti e documenti (alle volte inediti), servendosi anche di rimandi ad altri siti per completarne i contenuti. E’ facile. E’ intuitivo. Ha un’elevata usabilità. 
Tuttavia, si percepisce una mancanza: non viene fornita una ricostruzione storica. Una sezione, seppur breve, in cui raccontare la storia del Parlamento e della Camera, la nascita e i passaggi dal Regno sabaudo a quello italiano e successivamente alla Repubblica, attraverso un racconto unico e lineare.



mercoledì 14 maggio 2014

Museo Diffuso, Museo Interattivo: il caso di Torino

Logo del Museo Diffuso
Il "Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà" apre al pubblico nel 2003 con un allestimento permanente dal titolo "Torino 1938-1948: dalle leggi razziali alla Costituzione". Si tratta di un allestimento museale di notevole importanza storica e didattica che da più di dieci anni attira visitatori provenienti da tutto il territorio nazionale, soprattutto scolaresche e associazioni.
Frutto di un lavoro ingente da parte dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti" e dello studio N!03, il Museo Diffuso ospita, oltre all'allestimento già citato, diverse mostre temporanee di carattere storico e civico che si susseguono nel corso dell’anno.
Il cuore del Museo è rappresentato però dall'allestimento originario, dedicato alla storia di Torino tra gli anni ’30 e ’40 del ‘900. Gli elementi che rendono questo Museo così attraente per le scuole (e non solo) sono principalmente due. Innanzitutto lo stretto legame tra il Museo e la città di Torino. Si tratta infatti di un Museo Diffuso, che invita il visitatore a non fermarsi all'allestimento rinchiuso all'interno del Palazzo dei Quartieri Militari, ma a continuare la visita nel territorio circostante, ricco di luoghi che testimoniano di un passato ancora vivo e presente.
Il secondo punto di forza di questo Museo consiste nell'allestimento multimediale e interattivo attraverso il quale viene raccontata una storia ben precisa. Le vicende di Torino tra il 1938 e il 1948 sono narrate mediante un percorso museale costruito come una immaginaria metropolitana delle memoria.
Esempio di fermata della "metropolitana" della Memoria
Dopo aver acquistato il biglietto e aver ricevuto in dotazione delle cuffie audio, il visitatore viene invitato a scendere nei sotterranei del Palazzo per iniziare il suo percorso di visita. Le prime quattro stazioni della metropolitana (rappresentata graficamente da linee bianche che corrono lungo il pavimento delle sale) sono dedicate ad alcuni aspetti della vita torinese negli anni della guerra. Le fermate VIVERE IL QUOTIDIANO, VIVERE SOTTO LE BOMBE, VIVERE IL REGIME e VIVERE L’OCCUPAZIONE sono tutte strutturate nello stesso modo: un breve documentario, costruito con fonti d’archivio audio e video, informa il visitatore sul tema della stazione, mentre due testimoni con i quali ci si trova “faccia a faccia” (grazie alla proiezione della loro testimonianza all'interno di specchi che si attivano con il passaggio dell’utente) raccontano della propria esperienza.
Tavolo multimediale dei Luoghi di Memoria
Terminata questa prima parte del percorso, le linee della metropolitana conducono ad un tavolo multimediale dove sono raffigurati alcuni luoghi della memoria della città di Torino legati alla seconda guerra mondiale. Attivando con la mano i pannelli bianchi associati ai dodici luoghi rappresentati, si approfondisce non solo la storia del luogo selezionato, ma anche il significato che questo assume in relazione alle fermate tematiche appena superate. Ciascun luogo, infatti, è collegato idealmente a una delle stazioni della metropolitana e attraverso gli approfondimenti proposti, si scoprono nuovi episodi della storia torinese.
Prima di proseguire con la terza parte della visita, è possibile visitare il rifugio antiaereo costruito negli anni ’40 nei sotterranei dell’edificio. Grazie alle testimonianze che si possono ascoltare all'interno e agli effetti audio che simulano i rumori delle bombe, la visita al rifugio è, forse, il momento più emozionante dell’intero percorso.
Una volta risaliti dal rifugio, è possibile completare il percorso museale affrontando le ultime due stazioni della metropolitana dedicate alla Liberazione e alla Costituzione. VIVERE LIBERI è strutturata in modo diverso dalle fermate precedenti. Attraverso il racconto di quattro testimoni, vengono narrate le diverse forme di liberazione che hanno coinvolto i cittadini torinesi: la liberazione dal nazifascismo, la liberazione dai campi di concentramento, il ritorno alla vita “normale” dopo l’esperienza resistenziale e la conquista del voto per le donne. La visita si conclude al capolinea VIVERE LA COSTITUZIONE dove vengono affrontati alcuni principi chiave della carta costituzionale attraverso la lettura di testi. Il visitatore è invitato a sedersi di fronte ad alcuni attori e a farsi coinvolgere dalle letture dei brani: un chiaro invito a far propri e a partecipare alla tutela dei principi fondamentali della Costituzione italiana.
Ed è proprio con la Costituzione che si conclude il percorso di visita. La storia di Torino appare più chiara, anche grazie all'espediente narrativo attraverso il quale viene raccontata all'interno del Museo. Affrontando tematiche ben precise e approfondendo alcuni aspetti della storia locale, grazie alle parole dei testimoni e alle tracce presenti nei luoghi di memoria, si scopre una Torino nuova, caratterizzata da un passato ricco di avvenimenti e protagonisti.
Oltre alla dimensione narrativa, la forza di questo Museo è rappresentata anche dal suo allestimento multimediale. L’inserimento di video all'interno di specchi e l’attivazione di pannelli attraverso il contatto fisico, permettono al visitatore di entrare a fare parte della storia che qui viene raccontata. Il coinvolgimento emotivo è quindi uno degli obiettivi raggiunti da questo tipo di museo. L’utente, una volta terminata la visita, si ricorderà delle parole di un testimone o di un episodio accaduto in un determinato luogo e, grazie a questi ricordi ed emozioni, sarà spinto ad approfondire la conoscenza di questi avvenimenti e del contesto storico nel quale sono accaduti. L’allestimento multimediale può quindi essere utilizzato come ponte di passaggio che conduce dall'emozionalità all'approfondimento conoscitivo.
Questo tipo di allestimento interattivo, unito alla nuova prospettiva di ricerca e di narrazione storica, fanno del Museo Diffuso di Torino non solo un piccolo gioiello culturale della città, ma anche e soprattutto un ottimo esempio di comunicazione culturale.

Video di presentazione dell'allestimento "Torino 1938-1948: dalle leggi razziali alla Costituzione"



giovedì 1 maggio 2014

Nurnet, la mappa interattiva del patrimonio archeologico sardo



Nurnet, fondazione nata con lo scopo di sviluppare la conoscenza e la divulgazione della storia antica della Sardegna, si è fatta promotrice di un progetto, a cui ha dato il nome, che per la prima volta permetterà di avere una visione completa della distribuzione e consistenza del patrimonio archeologico sardo.

È Nurnet, la prima mappa interattiva della Sardegna prenuragica e nuragica.

Le memorie del passato più remoto dell’Isola costituiscono un prezioso lascito che raramente è stato interessato da iniziative di divulgazione: questo progetto, volto a realizzare un archivio digitale dei monumenti e delle aree archeologiche, renderà disponibili in una veste unitaria e organica le informazioni loro relative, mediante lo strumento del geoportale.

Realizzato in maniera congiunta con il CRS4 (Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna), che ha sviluppato il software e curato la parte informatica, presenta una mappa in grado di georeferenziare tutti i monumenti di età preistorica e protostorica: nuraghi, domus de janas, dolmen, menhir, villaggi, pozzi sacri e molto altro.
I dati di questo imponente geoportale, al momento attivo in versione beta e in fase di test, provengono dai sistemi cartografici di Wikimapia e dagli archivi della Regione Sardegna: si possono consultare migliaia di notizie, informazioni e immagini. 

Uno degli aspetti più interessanti e coinvolgenti di questo portale è che tutti gli utenti, una volta effettuata l’iscrizione e ottenute le credenziali dai gestori del sito, possono diventare editori dei contenuti e inserire e modificare le descrizioni dei siti, in un’ottica di open data, ossia di dati liberamente accessibili a tutti, privi di brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione. L’applicazione, infatti, è basata su un sistema GIS (Geographic Information Systems) e PGIS, cioè partecipativo.

Le procedure di inserimento dei dati sono molto semplici e lineari; poche le regole che indirizzano l’editore, attraverso relative istruzioni e appositi selettori, ad inserire o modificare le descrizioni dei siti: localizzazione dei monumenti, storia, stato conservativo, fotografie, arricchiranno questo immenso geo-database relativo al patrimonio archeologico della Sardegna e faranno conoscere al grande pubblico l’enorme quantità di testimonianze del passato presenti nel quadro territoriale di riferimento.

Ma vediamo più nel dettaglio come funziona Nurnet…

Entrando nel “geoportale”, attraverso il sito www.nurnet.it, si accede ad una mappa dell'Isola, interamente navigabile, disseminata di punti e icone che rappresentano, nei diversi livelli di zoom, i monumenti che sono stati inseriti e catalogati.
Nella barra dei comandi è possibile effettuare la ricerca dei contenuti, semplificata dalla divisione tipologica dei monumenti e dalla categorizzazione degli strati informativi presenti nella legenda. Si possono selezionare e aggiungere filtri per affinare la ricerca ed evidenziare altri dettagli cliccando direttamente sul nome dell’elemento cercato o visualizzandone le coordinate (latitudine e longitudine). Una volta selezionato il monumento, si aprono delle schede descrittive, piuttosto sintetiche, e collegamenti a siti specifici, link, foto e materiali video. L’ utente così, interessato ad approfondire e curiosare tra una moltitudine di informazioni, potrà avventurarsi alla ricerca dei monumenti archeologici in maniera semplice e immediata: tutto a portata di un click. 




Il portale, tuttavia, anche se ben studiato e organizzato, è ancora in fase di perfezionamento e richiederà del tempo per essere affinato e migliorato. Non sempre infatti appare preciso nelle indicazioni riportate: sono tante le correzioni da effettuare, sia per quanto riguarda l’erronea localizzazione dei monumenti, ma anche per le imprecisioni nei nomi e nelle caratteristiche descrittive. Inoltre, mancano ancora all’appello tanti importanti siti. Nel 2006, in occasione della pubblicazione del libro “Orani, archeologia e territorio”, ho realizzato il censimento e la catalogazione di tutti i monumenti archeologici presenti nel territorio di Orani, comune in provincia di Nuoro.  Nella mappa del geoportale, in corrispondenza di questa area territoriale,  dovrebbero comparire ben 36 nuraghi, 5 necropoli ipogeiche, 9 tombe dei giganti, 4 menhirs, 2 dolmen, 3 fonti sacre e così via. Neanche la metà dei monumenti sopra citati è ancora presente.
Insomma, c’è ancora tanto da fare ma con il contributo di tutti, volontari, professionisti, semplici appassionati, i contenuti di questo portale verranno implementati, potenziati ed arricchiti.

Questo strumento sarà fondamentale per lo studio della storia della Sardegna ma anche per la valorizzazione e fruizione di siti e monumenti dal punto di vista turistico: i dati possono essere scaricati dall’utente e utilizzati per la visualizzazione degli stessi su sistemi mobili fruibili nel corso di escursioni. Si aprono nuove prospettive grazie all’offerta di percorsi diversi, già confezionati o lasciati alla libertà di scelta del visitatore che potrà costruirsi i propri itinerari ricorrendo alle “app” per smartphone e tablet.

Nurnet è uno strumento aperto e in continua evoluzione per adeguarsi alla forte dinamicità che distingue lo scenario dei beni archeologici della regione e sarebbe auspicabile e non da escludersi, che in futuro potranno svilupparsi nuove attività di valorizzazione anche con l’estensione del censimento alle realtà archeologiche relative alle epoche successive.