martedì 26 aprile 2016

Il Museo Civico del Risorgimento di Bologna. Il sito web di un istituto dinamico e composito





Finché, domestica o straniera, voi avete tirannide,
come potete aver patria? La patria è la casa dell'uomo,
non dello schiavo.

                                                (Giuseppe Mazzini)




La nostra stella polare, o signori, è di fare che la città eterna
sovra la quale venticinque secoli accumularono ogni genere di gloria
diventi la splendida capitale del Regno italico.

                                                (Camillo Benso, Conte di Cavour)




Il portale multimediale del Museo Civico del Risorgimento di Bologna è una risorsa utile non soltanto per le informazioni che offre in merito alla struttura museale ma anche per la diffusione al pubblico di notizie ad essa legate inerenti le mostre, le manifestazioni e le molteplici iniziative culturali.
L’home page e in generale tutta la struttura del sito rispecchiano la natura composita del Museo, il quale comprende: il Museo propriamente detto con sala espositiva, depositi e aula didattica; la Biblioteca, con ricchi fondi librari, documentari, archivistici, iconografici e infine il "Progetto Certosa" per la valorizzazione culturale del cimitero monumentale cittadino, vero e proprio museo all'aperto. Tre realtà che si occupano, ciascuna con proprie sedi, finalità e attività, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio culturale relativo al periodo storico che parte dalla Rivoluzione Francese e arriva alla Seconda Guerra Mondiale.



a. La home page.



Ma occorre adesso vedere in che modo la struttura museale è riuscita a rendere fruibile, su una risorsa multimediale, il vasto patrimonio in essa custodito. Non mancano infatti, come vedremo, efficaci strategie comunicative che permettono all’utente, sia esso un normale visitatore o un ricercatore, di usufruire del vastissimo patrimonio documentario (in parte digitalizzato) della Biblioteca-Archivio o di viaggiare interattivamente all’interno del Cimitero monumentale della Certosa. Tuttavia non mancano anche piccole aree migliorabili per rendere più accattivante il sito agli occhi del visitatore. Siete pronti? Andiamo!


Innanzitutto balza subito all’occhio di colui che naviga un menu a scorrimento automatico e manuale, costantemente aggiornato, il quale informa il visitatore sulle ultime news del Museo. Molto efficace dal punto di vista comunicativo è il rimando, che certamente verrà spostato o modificato nel tempo, alla pagina Facebook dell’istituto. Mi soffermo su questo punto per specificare che oggi più che mai, in un’epoca in cui l’utilizzo dei social è diventato ormai abitudine quotidiana, risulta strategicamente fondamentale, per una struttura museale, fare affidamento a una pagina Facebook con lo scopo ottenere feedback quotidiani da visitatori e appassionati. Aprire una pagina su un social network significa oggi, per un museo, mettersi sempre in gioco e usufruire di un canale pubblicitario di straordinaria potenza.


b. L'ingresso del Museo su Facebook.


Come si è accennato, è evidente, all’interno del portale, il rilievo che si è voluto dare ai tre campi di azione della struttura museale, volto soprattutto a pubblicizzarne il patrimonio e le iniziative culturali ad esse legate. Questo intento è evidente se guardiamo la parte bassa della home, dalla quale si può accedere, tramite tre icone cliccabili, alle pagine dei rispettivi rami dell’ente: conosci il Museo, conosci la Biblioteca, conosci la Certosa (presenti anche nel menu di sinistra), e attraverso altre tre, ad alcuni temi in primo piano: scoprire un’opera del Museo, scoprire un luogo della Certosa, approfondire l’argomento Bologna e la Grande guerra.



c. Le due barre in fondo alla home.


All’interno di queste aree si possono riscontrare tecniche comunicative più o meno efficaci e più o meno utili all’utente. Per esempio l’area dedicata al Museo, pur descrivendo schematicamente il percorso espositivo e offrendo al visitatore gli strumenti necessari per sfruttare al meglio le vastissime risorse della struttura (storia, inventari e cataloghi, patrimonio e percorso espositivo), pecca forse di troppa semplicità. Il visitatore sarebbe più invogliato a visitare il Museo se, oltre alle seppur necessarie informazioni sugli inventari si fosse inserito anche un percorso interattivo attraverso le sale principali del Museo e qualche immagine in più delle teche e degli oggetti più interessanti custoditi nella struttura.
Anche l’area riguardante la Biblioteca-Archivio pecca della stessa semplicità. La pagina avrebbe tutto da guadagnare in capacità comunicative qualora oltre al semplice elenco della documentazione custodita offrisse anche qui una serie di immagini della Biblioteca e magari dei documenti più prestigiosi in essa custoditi. Al tal fine si potrebbero utilizzare delle infografiche, le quali, strutturate in forma di “timeline”, riuscirebbero a integrare alcune brevi didascalie sugli eventi principali della storia dell’ente accompagnati da immagini. Inoltre, ai fini di una più immediata comprensione dei materiali custoditi dall’utente, sarebbe utile ridurre il numero delle sotto-aree, le quali non di rado creano confusione nella navigazione delle tre macro aree.


d. La pagina dedicata al Museo.


L’area del portale certamente più efficace dal punto di vista comunicativo è tuttavia quella relativa alla Certosa di Bologna. Una volta letta una breve storia del cimitero monumentale, l’utente può accedere direttamente alla risorsa web “Storia e memoria di Bologna”. Qui il visitatore si trova davanti un portale, progettato a cura del Museo del Risorgimento di Bologna, che ha come tema la storia della città nel periodo compreso tra l'età Napoleonica e la Liberazione del 1945. Nell’area appositamente dedicata, i viaggiatori curiosi potranno anche navigare all'interno di percorsi immersivi in ambiente 3D, ossia nelle ricostruzioni virtuali della Certosa di Bologna (Ossario dei partigiani, Sacrario della Grande Guerra), nonché visualizzare la mappa del cimitero con le indicazioni relative alle opere principali. Puntare sul tema del “viaggio interattivo” è sicuramente una soluzione che va a vantaggio delle capacità comunicative della pagina. L’utente in questo modo si trova coinvolto in un percorso e in attesa di intraprendere la visita reale può divertirsi a selezionare le aree principali da esplorare.


e. La pagina dedicata alla Certosa di Bologna con la possibilità di intraprendere percorsi in 3D.


Ma un altro punto a favore dell’efficacia e della comunicabilità del sito sono le Collezioni digitali. Qui l’utente può accedere agli archivi online dell’ente, fra i quali vi è quello relativo ai “Caduti bolognesi della Grande guerra”, nel quale viene presentato un database di 2.244 immagini custodite in archivio e provenienti da album e raccolte donati da privati, o arrivate attraverso l'esercito e le strutture dello stato già negli anni del conflitto.
In quest’area il visitatore interagisce pienamente con la risorsa multimediale; egli infatti può avviare autonomamente le ricerche per nome di propri familiari o informarsi sul monumento ai caduti della propria città. Il sito, permettendo tali ricerche, diventa agli occhi dell’utente uno strumento utilissimo per scoprire la sorte di un componente della famiglia caduto in guerra; diventa un mezzo necessario per riannodare quel legame che la guerra aveva spezzato. Tuttavia i database sono utili anche per gli addetti ai lavori, per gli storici di professione e per gli studenti che decidessero di intraprendere delle ricerche sulla Grande guerra. I dati a disposizione sono una sorta di miniera a portata di clic.


f. Le Collezioni digitali.


Se nel caso dell’area dedicata alla Certosa i curatori del sito hanno optato per soluzioni comunicative nuove, come il 3D e i percorsi interattivi, cliccando su Pubblicazioni si ritorna in un certo senso all’antico. È possibile accedere ai contenuti dei bollettini del museo e dei cataloghi delle mostre inseriti in un contesto grafico molto semplice, il quale, seppur pieno di informazioni interessanti, necessiterebbe di uno sfoltimento e ammodernamento.


g. Le Pubblicazioni.


In conclusione si tratta di un portale molto vario e interessante; esso infatti deve necessariamente informare l’utente sulle numerose attività del Museo, dell’Archivio e della Certosa, anche se quest’ultima è oggetto, come si è visto, del sito “Storia e memoria”. Dunque si tratta di una risorsa web molto attiva e continuamente aggiornata, la quale, non solo informa il visitatore delle attività culturali e del patrimonio custodito nel Museo ma riesce anche a fornire allo studioso le informazioni necessarie qualora questo volesse intraprendere un percorso di ricerca basandosi sull’immensa documentazione custodita in Archivio.
Gli unici difetti che probabilmente si possono imputare al sito sono, come si è visto, la poca “comunicatività” di alcune aree e il frequente affastellamento di sotto aree nel menu. Difetti certamente dovuti alla vastità di temi trattati. Sistemati questi particolari, la risorsa, certamente meritevole, potrebbe attrarre ancor di più l’utente. A questo punto non mi resta altro da fare che invitarvi non soltanto a navigare nel sito, ma anche a visitare il Museo, l’Archivio e il Cimitero monumentale della Certosa; luoghi dove è possibile toccare con mano la storia contemporanea di Bologna, una delle grandi capitali culturali d’Italia. Non ve ne pentirete. Buon divertimento!



sabato 23 aprile 2016

Messico '68: Olimpiadi e Black Panther.





Città del Messico, Olimpiadi del 1968. Sono in corso le premiazioni al termine della gara di atletica leggera: sul podio Tommie Smith e Jhon Carlos, rispettivamente primo e terzo classificato. In comune hanno la pelle nera e un messaggio politico da diffondere il più possibile. Entrambi, infatti, ad un certo punto, mentre risuona l’inno nazionale statunitense, chinano il capo e alzano il pugno chiuso. E’ un’immagine che farà il giro del mondo. 
La contestazione del ’68 entra definitivamente nello sport ed è in mondovisione. Con quel pugno chiusi, i due atleti, intendevano esprimere la loro vicinanza e il loro supporto alla causa degli afroamericani negli Stati Uniti. Le olimpiadi di Messico ’68 diverrano, col tempo, una delle tappe fondamentali delle lotte del movimento noto come "Black Panther".

Un sito creato dagli studenti della San Josè State University prova a commemorare questo episodio e a veicolarne il messaggio antirazzista. Nella homepage del portale, dopo aver descritto brevemente la vicenda che ha reso famosi i dei due atleti, viene comunicata agli utenti l’idea base del progetto: l’intento è quello di chiedere un sostegno per la diffusione del messaggio di Tommie Smith e John Carlos. Inoltre, tra propositi vi è quello di creare un monumento che commemori i due atleti e il loro gesto da erigere l’interno dell’Università di San Josè.





Il sito è composto da una sezione biografica dei due atleti (The Stand Brouchure), una Photo Gallery, una sezione dedicata alle news e una dedicata a chi volesse sostenere il progetto tramite una donazione. Infatti, una parte delle donazioni, oltre a finanziare la scultura dedicata agli sportivi, intende sostenere tutte le iniziative promosse dal progetto degli studenti dell’Università di San Josè in materia di diritti umani e diritti civili. 
Gli autori del progetto, pertanto, puntano ad utilizzare la protesta dei due atleti come base per costruire una memoria antirazzista e per incoraggiare ogni forma di protesta contro ogni pregiudizio razziale. Quel gesto, oltre a diventare un simbolo del black power, causò inizialmente numerosi problemi ai due atleti. Per prima cosa tolsero loro le medaglie e furono espulsi dal villaggio olimpico. In un momento successivo ricevettero persino minacce di morte. Tuttavia, nel corso del tempo, la vicenda dei due atleti cominciò ad appassionare un numero sempre più crescente di persone: sono nati libri, documentari, articoli che hanno approfondito le ragioni del loro gesto. Come dimostra la gallery del sito, Tommie Smith e Jhon Carlos, sono spesso impegnati in giro del mondo a parlare delle motivazioni di quella protesta e a diffondere il più possibile le istanze sociali degli afroamericani negli Stati Uniti. Questo sito, sebbene in forma ridotta, è uno dei tanti tentativi che va nella direzione di conservarne la memoria e amplificare il loro messaggio.



martedì 19 aprile 2016

L'Atlante delle stragi nazifasciste in Italia

Un portale web che illustra la mappa delle stragi nazifasciste avvenute in Italia


Dopo anni di lavoro e la collaborazione di oltre 90 ricercatori locali è finalmente online il sito dell'Atlante delle stragi nazifasciste in Italia. Il progetto nasce nel 2009 in seguito alla decisione assunta dai governi italiano e tedesco di "elaborare un'analisi critica della storia e dell'esperienza comune durante la seconda guerra mondiale, così da contribuire alla creazione di una nuova cultura della memoria" (cit.). Il portale è stato promosso dall'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (INSMLI) e dall'Associazione nazionale partigiani d'Italia (ANPI). I numeri che emergono dalla ricca Banca Dati sono significativi: sono stati censiti oltre 5000 episodi in cui perirono sia partigiani che civili. Questo sito rappresenta un'importante opportunità per le ricerche future sui venti mesi di occupazione tedesca di gran parte del territorio italiano. 
La schermata iniziale si presenta molto chiara, con la cartina dell'Italia posta al centro ed è possibile cliccare sulla regione che si desidera e ottenere i luoghi specifici dove si sono verificate le stragi. Nella parte bassa della Homepage è presente una barra di ricerca in cui l'utente digita l'episodio specifico e viene rimandato alla scheda descrittiva dello stesso.   




In alto è presentato il Menu con le diverse voci: Progetto, Banca Dati, Storia Processuale, La Memoria, Materiali; ognuna di esse è introdotta da una breve descrizione delle finalità delle ricerche e la contestualizzazione storica. Viene data la possibilità di consultare il sito in tre lingue: Italiano, Inglese, Tedesco. Vista la rilevanza comunicativa che attualmente è affidata soprattutto ai Social Network, l'utente è inoltre invitato a consultare la pagina Facebook dell'Atlante e l'account Twitter dell'INSMLI. 
La parte più consistente del lavoro è rappresentata dalla voce "Banca Dati", introdotta da una spiegazione esaustiva sulle modalità di registrazione degli episodi, in cui i ricercatori hanno deciso di riportare 5 aspetti: storia, vittime, responsabili, memoria, strumenti. Molto utile è la voce "Filtri di ricerca" sulla sinistra della schermata, che permette all'utente di giungere più facilmente ai dati di cui necessita. 




Nella medesima schermata si può ottenere la mappa completa delle stragi. Realizzata con Google Maps, rappresenta appunto l'Atlante che localizza le stragi: la fittissima presenza dei contrassegni è significativa dell'enorme numero di episodi di violenza nazifascista avvenuti nel nostro Paese ma risulta anche abbastanza destabilizzante da quanto sia intricata. L'utente si trova davanti una mappa quasi completamente occupata da questi contrassegni rossi ed è necessario un certo impegno per riuscire a trovare i luoghi desiderati, che sono comunque segnalati da tags appena si passa con il mouse sopra uno di essi. A livello comunicativo mi pare comunque molto efficace: ciò che si vuole sottolineare è la capillarità delle azioni nazifasciste sul territorio italiano e l'infittirsi dei contrassegni rossi nelle zone tosco-emiliane che toccano anche la Liguria e il Piemonte fanno capire immediatamente dove si fosse scatenata principalmente la furia nazifascista in un certo periodo di tempo,
pensando anche all'importanza dell'attività partigiana nei medesimi territori. 
La sezione "Memoria" riportata nel Menu principale inizia dal racconto dell'evoluzione degli studi sulla memoria delle stragi, sulla presenza tangibile di uno scollamento fra memoria istituzionale e memoria dei cittadini, memoria dell'esperienza della violenza nella guerra totale. All'utente è data la possibilità di selezionare le Regioni di interesse per conoscere quali siano i luoghi della memoria, ossia i musei, i centri di documentazione ma anche i parchi, i giardini dedicati alle stragi nazifasciste. Anche le lapidi commemorative sono riportate utilizzando sempre il filtro di ricerca per Regione. 







Molto interessante è anche la sezione dei Materiali in cui sono riportate immagini d'archivio, la stampa fascista  e i video di presentazione dei vari progetti di ricerca locali. 






Si tratta di un portale online molto esaustivo, un grande contenitore di informazioni utilissime per vari tipi di ricerche storico-sociali; un lavoro svolto con metodo e analisi critica e i nomi dei suoi autori, corredati dai Curricula, vengono riportati in un lungo elenco sotto la voce "CREDITI".             Un sito che rappresenta un grande passo avanti per la ricerca e la comunicazione storica, un ulteriore stimolo agli studiosi di oggi e di domani. 

lunedì 18 aprile 2016

The Vietnam Veterans Memorial, celebrare la memoria per curare una ferita

The Vietnam Veterans Memorial, conosciuto negli USA come The wall, è il monumento eretto a Washington nel 1984 in onore dei 58.272 soldati statunitensi che combatterono e caddero durante la Guerra del Vietnam. Particolarità di questo monumento è l'esser stato finanziato con una raccolta fondi tra veterani, cittadini e associazioni, senza alcun intervento da parte del governo federale. Dopo la sua inaugurazione il muro è stato posto sotto la supervisione del National Park Service. Questo monumento rompe la tradizione dei cimiteri commemorativi seguiti alle due guerre mondiali, ma si concentra prevalentemente nel ricordo degli uomini e delle donne che combatterono nella guerra più controversa e contestata che gli Stati Uniti abbiano mai affrontato nella loro storia. Questo carattere sommesso si ricava anche dal sito internet dedicato al The wall.



Come il monumento eretto a Washington, anche il sito dedicatogli è opera principalmente dell'iniziativa di alcuni veterani del Vietnam, in particolare del 9° Reggimento della 25° Divisione di Fanteria. Anche qui si cerca di onorare la memoria dei caduti e dispersi della guerra del Vietnam senza eccessiva retorica, ma in maniera semplice e rispettosa come anche è rappresentata dal monumento.

La struttura del sito è semplice, incentrata soprattutto sul facile accesso via internet delle informazioni basilari riguardo la sorte dei caduti, i cui nomi sono scritti nel granito del monumento. La pagina iniziale contiene inoltre una griglia in cui inserire nominativi o collocazione nel riquadro per accedere alle informazioni su un determinato caduto o disperso. Inserendo un determinato requisito, ad esempio di 19 anni di età, si può ricavare un'impressionante elenco di nomi di soldati caduti o dispersi a soli 19 anni. Nel menù a lato della schermata vi sono diverse sezioni che aiutano nella navigazione del sito, evidenziando gli anniversari di nascita e di morte rispetto al giorno corrente. E' presente anche una fotogallery e una bibliografia da consultare per eventuali informazioni sull'elaborazione del lutto dopo la Guerra del Vietnam, processo nettamente diverso rispetto a quanto successo dopo le due guerre mondiali o la Guerra di Corea.

Nella sezione centrale del menù vi sono le sezioni dedicate alle donne cadute in servizio in Vietnam e ai militari decorati con la Medaglia d'Onore del Congresso, la più alta onorificenza degli USA. In queste due sezioni vi sono alcune descrizioni più approfondite sulle vicende di alcuni caduti. La sezione “Casualty Summaries” invece contiene i tristi primati quali la scuola superiore che ha subito maggiori lutti tra i suoi diplomati, o la città che in proporzione ha pagato il prezzo più alto in termini di caduti, come il più giovane e il primo e ultimo caduto della guerra. Qui sono incluse delle statistiche che restituiscono un quadro completo delle perdite subite dagli USA durante l'intero periodo del loro impegno nel Sud Est Asiatico (1960-1975), quantificandole in base al grado di appartenenza, l'anno con maggiori caduti, lo Stato dell'Unione di provenienza degli stessi e il lo “status” della loro appartenenza alle rispettive forze armate. Inoltre vi è una sezione che riporta una breve cronaca delle vicende riguardanti la realizzazione del monumento, della sua realizzazione e delle successive aggiunte portate nel corso degli anni.



Un punto interessante del sito è quello riguardante la diffusione dei braccialetti in ricordo dei prigionieri di guerra e dei dispersi durante la Guerra del Vietnam. Un articolo a firma di Carol Bates Brown, la prima a realizzarlo per conto proprio, ne delinea la nascita e come questo accessorio sia divenuto uno dei simboli più diffusi su come la nazione e il popolo statunitense abbia affrontato ed elaborato l'esperienza della guerra e come sia differente da quanto avvenuto con le guerre precedenti.



Le sezioni successive del menù variano dai collegamenti ipertestuali con cui è possibile collegare il proprio sito a quello del monumento o links di riferimento per accedere ad altri portali sul tema del ricordo dei caduti, dei prigionieri o dispersi, di alcune unità militari impiegate in Vietnam e altri a sfondo educativo.


Questo sito si pone quindi un duplice scopo: da un lato onorare la memoria di quanti combatterono e morirono indossando l'uniforme degli USA durante la Guerra del Vietnam, spogliandolo però di cariche celebrative dello spirito bellico che contraddistinse l'elaborazione del lutto dopo altri conflitti del passato come la Grande Guerra; dall'altro si rintraccia il tentativo d risanare una frattura che la Guerra del Vietnam produsse all'interno della società statunitense, creando di fatto due paesi che si scontravano sulla questione della legittimità della guerra mentre i giovani statunitensi in età di leva morivano nelle foreste e nelle risaie del sud est asiatico. Significativo in questo senso il fatto che tutte le iniziative a riguardo siano partite proprio dai reduci, i quali spesso dovettero anche affrontare una diffusa ostilità al loro rientro in patria dal fronte. Proprio questa volontà di ricordare chi non è tornato poté forse aiutare gli USA a superare quel trauma e rilanciare il paese verso il nuovo millennio.

lunedì 11 aprile 2016

Columbia University: una conferenza (ed un sito web) 40 anni dopo

Nell'aprile del 1968 gli studenti della Columbia University iniziarono l'occupazione non violenta degli edifici del campus universitario. La protesta, che aveva come obiettivo quello di convincere l'università a bloccare presunte ricerche militari in collaborazione con il Dipartimento della Difesa, venne repressa con violenza dall'intervento della polizia: oltre un centinaio tra studenti, personale del campus e poliziotti vennero feriti mentre 700 furono gli arresti.

In occasione del quarantesimo anniversario dell'evento, alcuni attivisti ed ex-studenti della Columbia, in collaborazione con l'amministrazione dell'università, hanno organizzato una conferenza sul sessantotto che ha toccato numerosi temi legati alla società statunitense alla fine degli anni sessanta. Il sito www.columbia1968.com nasce su volontà degli stessi organizzatori della conferenza per conservare e divulgare il materiale prodotto durante le giornate di incontro svolte dal 24 al 27 aprile 2008, le registrazioni audio e video dell'evento, fotografie d'epoca e preziose testimonianze dei protagonisti degli eventi del sessantotto.



Il sito si presenta come una risorsa utile ed interessante, realizzata sfruttando le potenzialità della piattaforma wordpress e progettata per essere uno strumento semplice, intuitivo e graficamente gradevole: la pagina principale si apre su una breve introduzione che spiega sinteticamente l'occupazione della Columbia University e le ragioni che hanno spinto gli organizzatori a preparare la conferenza ed il sito.

Tra le sezioni proposte nel semplice menù in alto a destra del sito è presente una sezione storica che fornisce un valido approfondimento sugli eventi legati all'occupazione della Columbia University. Oltre alla narrazione storica è possibile consultare una interessantissima sezione fotografica (“Photo Galleries”) con oltre 200 immagini d'epoca, divise in categorie e corredate con una breve didascalia; una sezione dedicata alle testimonianze dei protagonisti dell'occupazione (“Personal Remembrances”) ed una utile bibliografia essenziale sul sessantotto (“Books about Columbia 68”).



La sezione più interessante, che da sola giustifica l'esistenza di tutto il sito e che rende questa risorsa web una delle più interessanti sull'argomento è raggiungibile cliccando sulla voce “Conference 2008”: al suo interno è possibile consultare la scaletta delle giornate di studio, con le liste degli oratori (studiosi accreditati in diversi campi) e degli argomenti trattati e le registrazioni audio e video degli interventi più importanti, liberamente consultabili dall'utente semplicemente selezionando la voce desiderata.



La voce “Forum” presenta un semplice form per i commenti da lasciare sul sito e, purtroppo, non collega l'utente ad un reale forum di discussione su cui scambiare idee. La sezione “Contact” consente, come facilmente intuibile, di inviare una mail direttamente agli amministratori del sito.

Una menzione particolare merita la voce “Links”, che fornisce numerosi collegamenti a risorse legate alla conferenza realizzate dagli stessi partecipanti, in particolare recensioni e fotografie dell'evento.

Il sito, nella sua semplicità, offre risorse decisamente interessanti per lo studio del sessantotto statunitense tramite fonti dirette (testimonianze e fotografie) ed indirette (gli interventi degli oratori della conferenza). Nonostante sia online ormai da molti anni presenta ancora una freschezza nei contenuti e nelle tecnologie che lo rendono tutt'oggi una risorsa fondamentale per storici ed appassionati.

venerdì 8 aprile 2016

I Murales di Orgosolo: fatiche, lotte e arte.



Da sempre considerata una delle “capitali” del banditismo sardo, Orgosolo, piccolo centro montano della Barbagia, ha da qualche tempo legato la propria fama quello di “paese dei murales”. Sono circa trecento le opere che affollano gli stretti vicoli di questo piccolo paese del centro Sardegna, diventato, da qualche decennio a questa parte, meta di turismo nazionale ed internazionale. Il primo murale è datato 1969 e fu realizzato da un gruppo anarchico milanese, detto “Dioniso”. Tuttavia, l’incremento maggiore ci fu a partire dal 1975, quando un insegnate di Siena, Francesco del Casini, coinvolse i suoi alunni nella realizzazione di tutta una serie di murales. 






Niente come questa forma artistica riesce ad esprimere l’anima e l'idenità di questo piccolo paese di montagna di poco più di 4000 anime. I murales raffigurano infatti eventi di ogni sorta: si va dalle scene di fatiche del quotidiano, alle rappresetazioni di personalità artistiche quali De Andrè o politiche come Gramsci; a quelli dedicati alle battaglie per i diritti delle donne oppure quelli in cui vengono narrate le lotte degli orgolesi contro lo Stato italiano.  A tal proposito una delle opere più note è quella che celebra la “rivolta di Pratobello”: nel 1969 gli abitanti di Orgosolo si opposero con la forza alla volontà dello stato italiano di creare un poligono di tiro in un area solitamente destinata al pascolo libero. Dopo 10 giorni di lotta non violenta gli orgolesi raggiunsero il loro obbiettivo ottenendo la ritirata dell’esercito italiano.  


Tuttavia, non vi sono solo riferimenti alla realtà locale ma sono presenti alcuni murales dal tema internazionale, come quelli dedicati alla guerra in Jugoslavia o contro l'imperialismo americano. Ambito locale e internazionali, dunque, sembrano convivere e rimangono legate dal filo rosso dell’antimilitarismo e del pacifismo.     




                                                                           
Nel paese diventato celebre grazie al film di Vittorio De Seta, Banditi ad Orgosolo (1975), dunque, ora i murales sono diventata l’attrattiva principale del paese nonché la memoria storica e imponente luogo di riflessione e militanza. A testimonianza di ciò si possono trovare in rete numerosi siti o articoli dedicati alle peculiarità artistiche di questo piccolo centro incastonato nelle inacessibili montagne del centro Sardegna.  Ecco alcuni esempi:





mercoledì 6 aprile 2016

Un originale viaggio fotografico negli anni Sessanta: la controcultura raccontata dai tarocchi.

Il giornalista e fotografo americano William Cook Haigwood nel 1960 ha iniziato la sua carriera come reporter per il Berkeley Daily Gazette. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta ha documentato le proteste degli studenti californiani e l’emergere della controcultura lungo la costa pacifica degli Stati Uniti; ha scritto centinaia di articoli in merito, ha scattato migliaia di fotografie e intervistato numerosi esponenti politici e personalità dell’epoca, tra cui Robert Kennedy, Tom Hayden, Jerry Rubin, Eugene McCarthy, Allen Ginsberg.

Molto di ciò che caratterizza il nostro modo di vivere il presente è stato influenzato dalla controcultura degli anni Sessanta: il multiculturalismo, la diversità spirituale, la parità di genere erano nuovi valori profondamente radicati nei giovani dell’epoca. Haigwood li ha prontamente immortalati e, a distanza di quarant’anni, dalla sua esperienza di testimone oculare e dalla sua attività giornalistica ha tratto il libro Journeying the Sixties: A Counterculture Tarot, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2013. La pubblicazione raccoglie saggi storici e fotografie, la cui particolarità è quella di essere illustrate e descritte ricorrendo al simbolismo dei tarocchi. 

Sono stati realizzati inoltre un sito internet e una app ispirati a questo progetto editoriale. 


La pagina del sito che rimanda all’acquisto del libro e dell’app.


Come nel libro, anche sull’app e nel sito internet ogni fotografia è rappresenta da una carta dei tarocchi, in totale se ne contano 78, ed è accompagnata da un saggio che commenta sia l’immagine che il significato del tarocco ad essa associata. Questa originale raccolta fornisce spunti di riflessione sugli avvenimenti e i cambiamenti cruciali del periodo: la natura mutevole delle relazione interpersonali (tra genitori e figli, studenti e insegnanti), la rivoluzione sessuale, il femminismo, la lotta per i diritti civili; presenta anche un ritratto dei personaggi più influenti. Gli elementi simbolici caratteristici dei tarocchi offrono un modello per indagare un momento storico unico e controverso e per analizzarne gli sviluppi culturali, artistici, sociali e i risvolti economici e politici. 

 

Tre delle immagini associate ai tarocchi: l’Appeso (The Hanged Man), simbolo dell’immobilità forzata, è rappresentato da un ragazzo bloccato da un poliziotto; la Ruota (The Wheel), che indica fortuna, è associata al simbolo della pace creato da Gerald Holtom; il Mondo (The World) rappresenta la spensieratezza e la voglia di cambiamento.


Mario Savio, attivista del Free Speech Movement.


Il sito si apre con una homepage dalla quale, grazie a un menù posto in alto, si può accedere ai contenuti presenti: l’indice delle 78 foto associate alle carte dei tarocchi con il relativo saggio di commento; la galleria delle carte ordinate secondo la classificazione dei tarocchi; notizie, informazioni e novità sul progetto; informazioni sull’autore e altre sue pubblicazioni, segnalazione di link a pagine esterne. Il sito è ben confezionato ed è ricco di fotografie scattate dall’autore, non solo quelle scelte per essere rappresentate sotto forma di tarocchi, ma anche altre scattate lungo la sua carriera relative ai movimenti degli anni Sessanta.


Uno dei tarocchi dedicato al tema del femminismo.


Nei tarocchi Haigwood ha visto una pietra di paragone per descrivere eventi, personaggi, ideali, intenzioni, conflitti che hanno caratterizzato quegli anni. Sfogliare le pagine del sito che illustrano tutto ciò è un vero e proprio viaggio alle radici della controcultura.

lunedì 4 aprile 2016

Muhammad Ali sul ring della Storia

«I ain’t got no quarrel with them Viet Cong.
No Viet Cong ever called me nigger»
Muhammad Ali (1967)

Quando nel 2013 ho visitato il Muhammad Ali Center a Louisville, in Kentucky, non ho potuto fare a meno di notare come fosse predominante la volontà di consolidare un’aurea mitica intorno alla figura dell’ex pugile americano. La stessa tendenza è evidente anche nel sito ufficiale del campione: http://muhammadali.com/.

Figura 1. Dalla sezione «the influence»

Aprendo la home page del sito, l’utente è accompagnato in un mondo dinamico, colorato e celebrativo, dove ogni contenuto proposto è volto a dimostrare che Ali è «the greatest of all time».
Anche la scelta dei titoli delle singole sezioni («the man», «the influence» e «the legend») sembra rispondere alla necessità di conferire maestosità al personaggio secondo una tecnica abbastanza ricorrente nell’ambito sportivo. Tuttavia qui non vengono elogiate esclusivamente le imprese agonistiche del campione, bensì viene dato ampio spazio alle scelte compiute da Muhammad Ali in quanto uomo. Famoso per essersi rifiutato di combattere in Vietnam nel 1967, infatti, egli fu arrestato, privato dei titoli conquistati e bandito dalla boxe fino al 1971. Se in passato, dunque, il suo impegno sociale e politico ebbe gravi ripercussioni nella sua carriera, oggi ciò si può definire come l’elemento maggiormente caratterizzante della sua persona, indivisibile dal suo essere uno sportivo.

Figura 2. Il menu del sito

Analizzando più nello specifico il sito proposto, esso risulta piacevole e intuitivo, anche se l’eccessiva lunghezza delle pagine rende la navigazione poco pratica. La compresenza di testo, citazioni, fotografie e video contribuisce a creare un effetto coinvolgente e l’utente ha la possibilità di approfondire rapidamente le proprie conoscenze. Inoltre il comando scrolling, la collocazione del menu in alto a destra e nella barra in fondo, la call to action semplice («learn more» e «view collabs», per fare qualche esempio) sono soltanto alcuni degli elementi che rendono la risorsa agile e facilmente fruibile. A ciò si deve aggiungere la grande attenzione riservata ai dettagli, quali la firma di Muhammad Ali che funge da logo e il punchball che appare in attesa del caricamento di una pagina.

Unici aspetti negativi da segnalare riguardano la soppressa pagina dei contatti e la sezione delle news, non aggiornata dall’8 maggio 2015, anche se al posto di quest’ultima è possibile consultare le pagine twitter, facebook e instagram ufficiali.

Infine, può suscitare qualche perplessità la presenza della sezione «shop». È lecito dedurre che dietro il sito dedicato a Muhammad Ali vi siano delle finalità di marketing, dal momento che si vuole sfruttare l’immagine e la fama del campione per vendere. Nonostante ciò, nel complesso la risorsa rappresenta un contenuto utile per conoscere la storia di un protagonista degli anni Sessanta, testimonianza evidente di come gli sportivi possano avere un ruolo influente anche al di fuori dell’arena.