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mercoledì 20 luglio 2016

Un museo della storia delle case


Il Geffrye Museum, nato nel 1914 ad opera del  London County Council, si trova in una zona di Londra fuori dai quelli che vengono ritenuti i “grandi” centri del turismo, quali Holborn, Piccadily, Kensington e Westminster. Il quartiere in cui sorge, Hackney, era ritenuto uno dei più poveri di Londra, fino a quando la municipalità di Tower Hamltes ha avvitato un processo di rivalutazione di tutta la zona, che ha portato allo sviluppo di nuovi centri turistici quali il Regents Canal, Shoredich, Hackney Park. Di questa rivalutazione il Geffrye Museum ha sicuramente beneficiato, sia a livello di visitatori che di visibilità. 

Una delle strategie più interessanti è stata quella di costituire un nuovo sito internet (http://www.geffrye-museum.org.uk/ ) che spiegasse che cosa raccoglie il Geffrye Museum.
 Infatti questo non è un museo come tutti gli altri, ma è un museo della storia delle case, nel quale sono ricostruite delle stanze completamente arredate relative ai vari periodi storici dal XVII al XX secolo, nonché i giardini solitamente afferenti alle case del periodo. L’argomento è altamente interessante, quanto difficile e forse di nicchia. Da visitatore vi posso però assicurare che il Museo è bellissimo e la storia delle case è veramente spiegata in maniera chiara e comprensibile, attraverso anche elementi digitali quali audioguide e filmati esplicativi. Ma andiamo per ordine analizzando il sito.



Per chiunque non abbia visitato di persona il museo, il sito internet risulta estremamente utile e ben organizzato, tale da far comprendere il contenuto del museo e questo argomento così particolare.



Già dalla schermata iniziale, semplice e organizzata, si può capire di che museo si tratta e le innumerevoli iniziative organizzate nei vari periodi dell’anno dai visitatori.
Cliccando, poi, sulla sezione in alto “Explore The Geffrye” si  aprono sei riquadri dal titolo “Period Rooms”, “Almhouses” ,“Gardens” ,“Also Explore”, “360Panoramas” e “Virtual Tour” sono quelli più interessanti e anche quelli più accessibili anche al turismo di massa. Queste 6 sezioni sono riportate anche nel menu a tendina sinistra della schermata.


In “Period Room” sono analizzate in linea generale le varie stanze presenti nel Museo e sotto ci sono dei rimandi nel dettaglio a le particolari stanze (es. Drawing Room, 1830). Per ognuna delle stanze, che sono relative al periodo dal 1630 al 1998, è presente anche la “360 view of The …” e il “Virtual Tour”, in rimando anche alle sezioni sopra citate.





La 360 View si presenta con un’inquadratura molto a grandangolo e quindi sproporzionata. Nonostante questo però, riesce sicuramente a dare al visitatore un senso generale di cosa sia presente nella stanza prescelta.



Una delle parti più interessanti è sicuramente quella dedicata ai “Gardens”, anch’essa suddivisa in periodi. Per ogni periodo (es. 17th century period garden) sono presenti, oltre una breve storia, l’elenco di tutte le piante presenti e un piccolo podcast .


Nei podcast si può ascoltare una voce narrante che, a seconda del tipo di giardino, illustra e descrive le erbe presenti e i rimedi che all’epoca si potevano ottenere tramite esse. Anche in questa sezione, per ognuno dei periodi, è possibile visitare il giardino attraverso le 360 View e il “Virtual Tour”.


Nella sezione “Virtual Tour” si ha per l’appunto un tour virtuale di tutto il museo. Per ogni stanza c’è una piccola storia e sono segnalati gli oggetti più interessanti e d’epoca con annessa spiegazione. Gli oggetti di spicco sono segnalati attraverso il simbolo rappresentante un buco della serratura.



Nella pagina iniziale di “Virtual Tour” da segnalare è il link “searching for objects”, che rimanda alla sezione “Collection”, nella quale sono contenuti in sottosezioni  tutti gli oggetti presenti nel Museo. 



Per ognuna delle sottosezioni (ad ex. Textile Sample Books) sono presenti una storia generale della sottosezione e i vari oggetti presenti. Per ognuno degli oggetti è presente una scheda molto accurata, in cui è possibile vedere con maggiore precisione l’oggetto selezionato per l’analisi.
A questa pagina di può accedere anche dal menu in alto chiamato appunto “Collection”. 

Questa sezione è molto ampia perché oltre a contenere questo interessantissimo archivio digitale, ha altre sottosezioni in cui si possono analizzare le “Life in the living room 1600-2000” e  “Image of the real homes”.




Nella prima sono presenti quattro simboli rappresentanti un buco della serratura che ci rimandano a 4 living room nel XVII, XVIII, XIX e XX secolo. In ognuno di essi sono raccolti e archiviati tantissimi particolari interessanti quali ad esempio: il pavimento, i mobili, il riscaldamento, la luce, gli ornamenti, i dipinti, i tessuti, i muri, ed esempi di case ancora esistenti. Tutta la sezione risulta estremamente interessante ed educativa.



Nella parte di “Image of real homes” sono per l’appunto raccolte e archiviate tantissime case storiche. Quelle digitalizzate sono solo alcune delle fotografie presenti nell’archivio materiale e cartaceo contenuto nella biblioteca del Geffrye Museum, e sicuramente permettono di immaginare ed apprezzare la bellezza e la vastità del patrimonio museale.

Questo sito risulta molto completo e interessante, anche per un pubblico non specializzato nel settore. Le immagini sono accattivanti e le iniziative sono ben illustrate e spiegate; queste ultime non solo riguardano i turisti, ma anche i bambini e gli adulti del quartiere.

Il sito è costruito in maniera tale che anche il visitatore, che non ha modo di andare fisicamente nel Museo, riesce ad avere un’idea abbastanza precisa del contenuto dello stesso e delle sue finalità conoscitive ed educative.

mercoledì 1 ottobre 2014

Le fotografie degli Archivi Alinari. Arte, Cronaca, Storia



Scopo di ogni artista è arrestare il movimento, che è vita, con mezzi artificiali, 
e tenerlo fermo ma in tal modo che cent’anni dopo, quando un estraneo lo guarderà,torni a muoversi, perché è vita.

William Faulkner



La fotografia durerà poco, per l'evidente superiorità della pittura.
1829, Journal des Savants
(periodico scientifico francese)




A Firenze, nel 1852, i due fratelli Alinari fondarono un laboratorio fotografico che, in pochi anni, si affermò sul piano nazionale ed internazionale. Il suo sviluppo è andato di pari passo con quello della disciplina fotografica, tanto che oggi l'azienda possiede un archivio di 4 milioni di foto completamente digitalizzato nel 2001. Nel mio percorso di riflessione sul rapporto tra immagine analogica e storia, non poteva dunque mancare un "vagabondaggio ragionato" attraverso il portale www.corporate.alinari.it  . 
Mi spiego meglio. Dopo un'attenta analisi complessiva, ho approfondito l’esplorazione delle sezioni che più mi hanno colpita per la ricchezza e la accessibilità delle fonti. Mia intenzione è condurvi proprio attraverso queste ultime. Non una navigazione “esaustiva”, quindi, bensì fondata su presupposti chiari. E personali.
Pronti ?



La home page è strutturata in modo tale da fornire richiami per tutte le macro aree tematiche sviluppate nel portale. La mia attenzione è stata catturata, in primis, dal titolo Alinari. Cliccandolo sono stata così reindirizzata alla sezione del portale che illustra storia e mission di questa autorevole azienda.
La schermata iniziale presenta una barra superiore che compare di default in tutte le pagine.
Concentriamo però l’attenzione sul menu sottostante, suddiviso in cinque voci. La mia attenzione è stata catturata subito da quelle denominate Alinari Archives ed Alinari Educational (lascio a voi il piacere di scoprire le restanti). Ovvero dai leggendari archivi e dal comparto legato alla fotografia come strumento formativo. Partiamo da quest’ultimo.

Razzolando nel portale, ho scovato in questa pagina il “manifesto programmatico” della Alinari, incentrato sulle molteplici “virtù sociali” della fotografia. Essa viene qui definita come “fonte inesauribile” di documentazione storica, ma anche come strumento in grado di “generare valori nell’ambito della società della comunicazione visiva”. Da qui l’idea dell’azienda di creare due specifici servizi per tutti coloro “che utilizzano le immagini a fini di ricerca, di studio, di discussione, di documentazione personale”.

Così, seguendo alla lettera questa esortazione...ho puntato sul sito Photo Library Educational !


Andiamo quindi ad esplorarlo. Prima di tutto, data la “densità” dei contenuti, è fondamentale chiarirsi il modo in cui sono state strutturati (date un po’ un’occhiata alle aree cui fanno riferimento le immagini archiviate). Senza dimenticare di comprendere, specie per questo genere di risorse on line, i termini di accesso al servizio. Infatti, a seconda delle esigenze dell’utente, quest’ultimo potrà scegliere tra due opzioni. Effettuare una registrazione gratuita al sito (come nel mio caso), che permette una ricerca libera nell’archivio e l'accesso alle fotografie. Oppure stipulare un abbonamento a pagamento, che garantisce più vantaggiose ed efficaci condizioni d’utilizzo dei materiali. La medesima formula è applicata anche alla fruizione di “pacchetti tematici” di risorse.

Ma torniamo alla homepage. Dopo aver effettuato il login, è possibile cominciare la ricerca libera compilando l’apposito modulo. E’ sufficiente scrivere una parola–chiave, spuntare nella parte destra dello schermo i generici tipi di fonte da includere nei risultati finali e cliccare su cerca.


Vi faccio notare la presenza della categoria arte tra i criteri di ricerca. Questo elemento è un forte segno di continuità per un’azienda che più di 160 anni fa si affermò proprio attraverso il ritratto fotografico del patrimonio artistico italiano. Fate una prova: selezionate esclusivamente arte e … lasciatevi stupire !


Ma torniamo a noi. La pagina di destinazione ci permette una “ulteriore scrematura” dei risultati, attraverso l’eventuale aggiunta di un altro termine e l’impostazione di limiti cronologici per i documenti. Nella carrellata dei risultati compaiono le fotografie singole. Cliccando su ognuna di esse verrà visualizzata la specifica “carta di identità”, completa di una concisa ed efficace descrizione e di tags utili per focalizzare ulteriormente la nostra ricerca. Da notare come il menu di quattro voci sotto il modulo di ricerca sia riservato ai detentori di abbonamento. Mentre se analizziamo il quadrante inferiore destro dello schermo noteremo la possibilità di ordinare le immagini secondo data di pubblicazione o di scatto.

La mia valutazione complessiva su Photo Library Educational? Sicuramente questo sito ha il pregio di mettere a disposizione degli utenti un bacino di risorse iconografiche eterogeneo, stratificato nel tempo e ben articolato. D’altro canto, inutile negare che sia sul fronte degli strumenti di ricerca sia sul fronte del concreto utilizzo delle immagini diventa quasi obbligatorio il ricorso all’abbonamento. Ma, modestamente, ritengo che degli aspiranti comunicatori storici potrebbero prendere in considerazione questa eventualità, considerata la intrigante ampiezza di questo archivio e la sua scrupolosa organizzazione.

Ma ora facciamo un passo indietro, torniamo alla schermata di apertura del portale e cominciamo il nostro tour attraverso gli Alinari Archives cliccando sulla omonima voce di menu. Anche in questo caso veniamo rimandati di fatto ad un altro sito, il cui accesso è ancora una volta vincolato ad una registrazione gratuita. Procedura che non ho trascurato. 


Ecco dunque che l’organizzazione della schermata iniziale ci offre un quadro preciso delle risorse in cui potremo imbatterci. A sinistra sono visualizzati i link agli archivi rappresentati, i quali pur non essendo di proprietà di Alinari ne condividono filosofia di fondo, obiettivi o partnership mirate. Grazie ad Alinari, dunque, l’utente interessato può aprire “finestre” su interi mondi di immagini, storie, progetti. Provare per credere…

Ma è il modulo sulla destra della finestra di apertura ad interessarmi maggiormente. All’interno del box Contenuti, sono riepilogate le quattro grandi aree tematiche in cui essi sono strutturati: Archivi, Dossiers, Ricorrenze, Fotografi. Concentriamoci sui primi due. In Archivi sono inseriti concisi riferimenti agli archivi rappresentati (esatto, quelli già visualizzati nella schermata iniziale) e a quelli gestiti da Alinari. Anche in questo caso, consiglio vivamente di lasciarsi guidare dalla curiosità e di esplorare questi siti web legati al mondo della fotografia e dell’immagine. Solo così credo potrà manifestarsi qualche “scoperta” ! Ad esempio è proprio la Alinari ad occuparsi del patrimonio audiovisivo dell'Istituto LUCE per conto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

A essere onesta, le vere "miniere" per me sono annidate nei Dossiers. Questi albums di immagini riguardano le tematiche più disparate e raccolgono immagini rigorosamente censite e classificate. Scegliamo, ad esempio, quello inerente l'utilizzo dei gas nella Prima Guerra Mondiale. Vedremo che si apre sulla carrellata di risorse reperibili al suo interno. 


A questo punto mi pare opportuno accennare ai due strumenti del portale che più mi hanno favorevolmente colpita. Innanzitutto la possibilità di scelta tra una ricerca libera ed una più articolata. Infatti, una volta entrati nel dossier, la banda superiore permette di sviluppare una ricerca avanzata attraverso parametri quali Fotografo, Luogo, Tecnica Fotografica...


Inoltre, è possibile salvare le immagini prescelte in un Lightbox (opposizione metaforica alla "camera oscura"?) che compare sul fondo della pagina. Se selezioniamo una fotografia, ecco che questa "salta" in primo piano insieme ad una breve didascalia. Eppure non finisce qui. Infatti, grazie a tale strumento ci è offerta l'opportunità di riporre le immagini in cartelle, aggiungere didascalie, inviarle via email.... Fate un po' di pratica, vi accorgerete di quanto sia stimolante costruire questo piccolo "archivio personalizzato" !



Che dire, per concludere ? Sia che siate aspiranti comunicatori storici o semplicemente individui consapevoli dell'ambiguo, meraviglioso potere dell'immagine nel raccontare storie... gli Archivi Alinari vi aspettano !



martedì 29 luglio 2014

Il tempo e la storia : la linea del tempo come strumento didattico

Tiki-toki: web based software per divulgatori storici

La consapevolezza del ritmo del tempo e della concatenazione di eventi nella didattica della storia è fondamentale educare al tempo della storia.
La storia è scienza del tempo, è ricostruzione fatta dagli storici del divenire dell’umanità in un tempo e in uno spazio. Esistono più tempi storici, paralleli, consecutivi o in collegamento tra loro così come esistono spazi di tempo in cui lo storico struttura l'evoluzione di un dato evento. Il tempo degli storici fa riferimento ad un tempo incorporato ai documenti, ai fatti nonché alle domande che gli storici pongono al passato, oggetto della storia.
Una delle operazioni adottate dallo storico per fare storia e per divulgarla consiste nel periodizzare gli eventi e contestualizzare un argomento per poterlo in seguito analizzare.
Nella didattica della storia, uno strumento fondamentale per la comprensione della cronologia della simultaneità e del punto di vista è costituito dalla linea del tempo. Essa coincide con il concetto soggettivo che ha lo studente non specializzato quando si approccia alla storia, in quanto fa riferimento ad un’ipotetica linea del tempo piana, retta o corrispondente al tempo assoluto, costante o obiettivo.

La linea del tempo, o più interattivamente "timeline" rappresenta uno strumento immediato ed efficace per visualizzare in forma grafica una serie di eventi distribuiti in successione cronologica su un determinato asse virtuale, variamente definito in scansioni temporali. Con lo sviluppo di linguaggi crossmediali, ossia quei linguaggi che mettono in connessione più mezzi di comunicazione simultaneamente, l'utilizzo della timeline sta diventando una prassi sempre più diffusa, come dimostra il numero crescente di web application disponibili in rete e, contestualmente, l’aumento della percezione delle sue potenzialità in ambito educativo.

Ultimamente con lo sviluppo della mediazione culturale e l'applicazione di tale strumento alla didattica più generalmente concepita, le istituzioni pubbliche come i musei nonché gli enti a carattere divulgativo culturale ritrovano nella timeline una possibilità di agevole espressione e divulgazione di tematiche storiche e culturali, o semplicemente fatti ed eventi di vasta complessità. E' il caso ad esempio della testata giornalistica Il Sole 24ore che in ragione degli ultimi tragici scontri di Gaza, nella sezione online infodata blog ha pubblicato una "periodizzazione" del conflitto israelo-palestinese attraverso l'utilizzo di una timeline lineare ma complessa, che ripercorre le tappe e le date salienti della nascita del conflitto. 

Time-line del conflitto israelo-palestinese 
Il Sole 24ore - Rubrica: Info Data Blog - 15 luglio 2014

Benché si tratti di una linea del tempo che attinge alle informazioni di Wikipedia, un'enciclopedia di divulgazione open source, in cui ogni lettore può inserire contenuti e pertanto non propriamente adatta ad essere utilizzata come fonte per l'elaborazione di uno strumento di divulgazione storica da parte di una testata giornalistica autorevole, ciò che rimane interessante è la possibilità di semplificare ad un primo livello di conoscenza la storia complessa del conflitto mediorientale attraverso una ricognizione di date, tempi e luoghi in una linea del tempo. Questo permette al lettore non esperto e a volte "di passaggio" di poter proseguire la propria conoscenza approfondendola attraverso nuove fonti, più istituzionali.

Esistono decine di servizi web e software gratuiti oltre che open source che permettono di realizzare timeline interattive attraverso il metodo narrativo dello storytelling: tra questi il più interessante è Tiki-Toki una piattaforma digitale open source che permette di creare timeline complesse o semplici, lineari o in 3d per qualsiasi tipo di utilizzo. Tra tutti gli strumenti web di analisi e divulgazione di informazioni del genere è difficile districarsi tra essi per scegliere quelli più adatti per un utilizzo didattico.

Tiki-Toki è un’ applicazione online che, previa sottoscrizione di un account, consente di creare timeline dallo stile grafico decisamente all'avanguardia e accattivante, inserendovi testi, immagini e video e visionandone poi i vari dettagli mediante la visualizzazione di apposite finestre popup. Il cursore posto in basso consente di muoversi cronologicamente per inserire i vari elementi e cliccando in un punto specifico si riesce a vedere tutto il contenuto presente nella timeline. È possibile creare all'interno della stessa timeline, due o più linee del tempo parallele, per poter osservare un evento storico sotto diversi filtri e punti di vista.

Si tratta di un software che non richiede alcuna installazione, si lavora, infatti, direttamente online e si dispone di un proprio account con un pannello di controllo che consente di gestire le principali operazioni consentite: creazione e pubblicazione di timelines, inserimento documenti fotografici, video e commenti, configurazione permessi, ed esplorazione dell'archivio online di timelines realizzate da altri. Tutti questi servizi prevedono una registrazione gratuita che ha determinate limitazioni così come una versione pro a pagamento. Ciò che è interessante è che nella pagina introduttiva di tiki-toki, il software è stato impostato per essere letto in chiave didattica: è subito definito il pubblico di destinazione all'utilizzo del programma. 

Nella sezione our target audience, inserita all'interno stesso di una timeline che riassume le funzionalità di tiki toki rispondendo alla domanda: who are aiming tiki-toki at?, ovvero qual'è il fruitore tipo dello strumento tiki-toki. In questa sezione, vengono presentati i possibili destinatari, manifestando la consapevolezza che sia comunque uno strumento fruibile da ogni tipo di pubblico. Il target tipo è suddiviso tra: Giornalisti e professionisti dei media per i quali è offerta la possibilità di sperimentare metodologie alternative del servizio di informazione; gli insegnanti, ai quali è offerto un metodo divertente per educare i bambini al tempo della storia.
Tiki-toki si propone come strumento di storytelling per creare short stories personali sulle famiglie, una sorta di album fotografico interattivo con date e luoghi come un diario di famiglia. Una particolare attenzione è data alla possibilità di commemorare in maniera alternativa la vita di un membro di una famiglia, pubblicando e raccogliendo in timeline documenti fotografici e tracce della persona.

Il target di Tiki-toki

Terminata la timeline, tiki-toki offre la possibilità di esportarla in file CSV o di salvarne un pdf, oltre la possibilità costante di consultare la timeline connettendosi al sito online.

Per quanto concerne il processo di creazione della timeline questo appare abbastanza semplice ed alla portata di tutti, seguendo sopratutto le linee guida offerte in finestre pop up per ogni funzionalità. La piattaforma offre una perfetta integrazione con YouTube, Vimeo e Flickr permettendo di agigungere contenuti e di collegare le stories ai siti web preposti.

Sebbene sembri una piattaforma digitale perfetta e senza pecche, purtroppo l'obbligo di proseguire in lingua inglese, anche per le linee guida e per tutti i tools può rappresentare un vincolo ad un solo pubblico anglofono esperto, escludendone dall'utilizzo tutti quei fruitori che masticano la lingua ma non con agevolezza.

Inoltre, la teconologia open source gratuita, è offerta per una sola volta: è difatti possibile creare una sola timeline gratuitamente, poichè in seguito viene offerta la possibilità di accedere a diverse tipologie di account premium. La prima timeline "pilota" è tuttavia costantemente consultabile e modificabile in qualsiasi momento da parte dell'utente registrato. Tiki toki rimane senza dubbio uno dei software web based di linee del tempo più belli dal punto di vista grafico, di più semplice utilizzo e più completi per le funzionalità ma questi piccoli difetti, limitano il suo utilizzo ad un determinato pubblico o magari alle aziende ed enti istituzionali che possano disporre delle risorse per accedere agli account premium.

In definitiva, é interessante scoprire come, il legame tra tempo storia e divulgazione sia fortemente influenzato dal il rapporto vivace che l'immagine e il campo visivo intrattengono con la memoria, sia essa quella collettiva, sia essa quella individuale; nel presupposto, scaturito dalla riflessione di Maurice Halbwacs, che sia l’una sia l’altra siano un prodotto sociale e socialmente determinato. Allo stesso modo l'utilizzo di linee del tempo, interattive, colorate che non siano altro che una raccolta scandita e precisa di documenti fotografici e video, rimanda all'importanza dell'immaginario e del rapporto emotivo intrattenuto tra storia e memoria.

Tiki-toki timeline: "The fight for Democracy in the Middle East" di Alex Kearns



lunedì 16 giugno 2014

Uno sguardo sul mondo. Il Fotogiornalismo e la Storia

"Dobbiamo riconoscere l'esistenza di un divario tra i bisogni economici della società dei consumi e le esigenze dei fotogiornalisti che portano testimonianza della loro epoca. Dobbiamo prestare molta attenzione per scongiurare il rischio di essere separati dal mondo reale e dal resto dell'umanità". 
Henry Cartier-Bresson

Nel 1955 ad Amsterdam un'associazione di fotografi istituì un premio di fotografia, internazionale tanto nella composizione della giuria che nella scelta dei vincitori. Nel corso degli anni la World Press Photo, fondazione indipendente e no-profit, si è affermata come motore del più prestigioso concorso di "giornalismo visuale" al mondo. Concentrandosi non solo su "semplici" fotografie, ma anche su prodotti audiovisivi e addirittura multimediali. Ebbene sì. Ci arriveremo. Un po' di pazienza. Cominciamo a raggiungere il sito web della fondazione : http://www.worldpressphoto.org/ 

Intanto ecco come la Fondazione descrive la sua ambiziosa mission : "We exist to inspire Understanding of the World through quality Photojournalism". La fotografia è qui concepita come linguaggio documentario. Sulla scorta di quanto sosteneva uno dei suoi "padri nobili", Henry Cartier-Bresson: "Come fotogiornalisti forniamo informazioni ad un mondo che è sommerso da affanni e pieno di gente bisognosa della compagnia delle immagini. Offriamo un giudizio su ciò che vediamo e ciò implica una grande responsabilità". Riflessione validissima per le nostre società globalizzate e fondate su sistemi di immagini. Potremmo allora dire che la Fondazione, anche attraverso le attività informative e le mostre itineranti, coinvolge il grande pubblico con due generi di proposte. Provare ad osservare il mondo attraverso le prospettive inedite offerte dal giornalismo visuale. Ma anche a riflettere e a conoscere meglio quelle stesse tecnologie che le rendono possibili. Encomiabile sforzo, non c'è che dire. In fondo, aveva ragione il pittore e fotografo ungherese Laszlo Moholy-Nagy quando scrisse attorno al 1930 che "non colui che ignora l'alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia sarà l'analfabeta del futuro".

E ora cominciamo a navigare. La schermata iniziale si apre su una delle fotografie premiate nell'ambito del World Presso Photo Contest 2014. Nonostante tutte le immagini ritenute significative dalla giuria vengano collocate a rotazione in questa sorta di "vetrina", la struttura compositiva di tale scorcio di pagina permane. Sia le informazioni-chiave inerenti la fotografia sullo sfondo che l'icona "menu" occupano la parte bassa dello schermo. Le possibilità a questo punto sono due. Se si intende proseguire sulla rotta della home page basta utilizzare la barra di scorrimento verticale oppure, se si è rimasti particolarmente colpiti dall'immagine a schermo intero, cliccare l'icona ad essa sovrimpressa.



Cliccando invece sul titolo della fotografia l'utente è indirizzato alla pagina espressamente dedicata ad essa. Qui però non troveremo solo dettagli tecnici riguardanti lo scatto, la didascalia integrale, i link correlati o la video-intervista al fotografo. Infatti, nel lato superiore della pagina le icone centrali permettono sempre all'utente di "deragliare" rispetto alla schermata prescelta. Questa barra iconica, presente in ogni schermata, consente di approcciare i contenuti di tale sito attraverso differenti "chiavi di lettura": Galleries, Contest, Academy, Foundation. Mentre queste categorie si aprono su ulteriori menu a tendina, le restanti reindirizzano il navigante direttamente ad altre schermate (Home page, Events, Store).


La presenza di medesimi contenuti in diverse macro-categorie e la coesistenza nella stessa pagina di un argomento dominante affiancato a "lanci" su altri temi ci fanno capire meglio il concept del sito. L'efficace organizzazione formale delle informazioni, sia per quanto riguarda le loro interrelazioni che la loro comunicazione, trova un duplice "principio strutturante". Da un lato l'utente è spronato ad elaborare una propria "mappa di esplorazione" dei contenuti: campo libero dunque alla personalizzazione dei percorsi. Dall'altro non viene mai meno il richiamo, più o meno sotteso, alla conoscenza complessiva di cui si fa promotrice la World Press Photo ed alla sua "filosofia di fondo".



Lasciatevi guidare dalla vostra curiosità !

Ultima considerazione. Osservate queste fotografie che troverete nella sezione dell'Archivio (ne parlerò diffusamente a breve). La prima è stata scattata nel 1994, in Rwanda, da James Nachtway appartenente alla gloriosa agenzia Magnum. La seconda è la vincitrice del World Press Photo Contest 2014, commissionata dal National Geographic al fotografo John Stanmeyer. Le didascalie esplicative delle due immagini le lascio leggere a voi. Prodotti testuali molto istruttivi. Specie per un comunicatore storico. O aspirante tale. Per ciò che dicono. Per il modo in cui lo fanno. E per le dirompenti dinamiche che riescono ad innescare quando vengono affiancate alle rispettive fotografie di riferimento. Chapeau.

Dopo ripetuti vagabondaggi nei territori virtuali del World Press Photo, mi sono fermata a riflettere su quali sezioni mi avessero colpito maggiormente per la ricchezza di spunti o per la qualità delle risorse documentarie. Se entrate nelle Galleries (categoria che è parte della barra iconica superiore di ogni schermata), ve le troverete ordinatamente davanti, le mie (si fa per dire) "miniere": il 2014 World Press Photo Multimedia Contest e il World Press Photo Archive.
Il World Press Photo Multimedia Contest nasce nel 2011 e testimonia l'attenzione che la Fondazione riserva tanto alle nuove tecnologie della comunicazione quanto ai linguaggi ad essi correlati. Cortometraggi, lungometraggi e documentari interattivi: queste le tre sezioni del concorso internazionale. Per vedere i filmati è sufficiente cliccare sul fotogramma "di copertina": in tal modo si accederà direttamente al video oppure la visualizzazione si compirà in altri link, come Vimeo. Stesso procedimento per quanto riguarda le proposte multimediali. Vi consiglio di darvi il tempo per approfondire questo settore di sito. Infatti reputo i prodotti premiati dei rispettabilissimi esempi delle nuove possibilità offerte dalla combinazione/contaminazione di strumenti mediatici differenti. Sperimentate il documentario interattivo "The Short History of Highrise" di Katherina Cizek: potrete condividere o meno l'idea di storia che ne emerge, ma a mio avviso è difficile negare l'ingegnosità del progetto...




L'Archivio del World Press Photo Contest è stato digitalizzato nel 2009 e conserva più di 10 mila fotografie, ovvero tutte quelle che hanno partecipato al concorso dal 1955 in poi. Perché consultarlo? Chiediamolo direttamente ai curatori dell'archivio. "Per oltre cinquant'anni il World Press Photo Contest ha catturato immagini dei nostri tempi. Il nostro archivio delle fotografie vincitrici non è solo una raccolta di più di mezzo secolo di storia umana, ma una esposizione degli stili che si sono avvicendati in fotografia e nel reportage. Esso include immagini divenute icone. La fondazione ha deciso di metterle on line con lo scopo di condividere la nostra conoscenza, le nostre risorse ed esperienze con una rete più ampia possibile". Limpida dichiarazione di intenti, che pone in connessione diretta fotografia e storia. E proprio su tale relazione ho qualcosa da aggiungere. La fotografia, antesignana di altre tecnologie dell'immagine, secondo Sontag "ha reso il mondo una sorta di museo senza pareti e la storia una collezione di faits divers". D'altronde, la fotografia è un "medium invisibile" poiché, come ci insegna Barthes, essa scompare nel momento in cui mostra l'oggetto che raffigura. Misteriosa disciplina. Eppure. Per quanto la fotografia sia "pura apparenza di saggezza e perenne sentimentalismo", essa ha sempre come referente il mondo ed è dotata di una storicità propria. Ecco perché, come ci insegna Sorlin, possiamo usarla come strumento di lettura della società e della sua evoluzione. A patto di riconoscere i suoi plurimi statuti di fonte. In primis, una fotografia è testimonianza diretta del periodo di produzione, dal punto di vista tecnico ma anche da quello degli "scenari storici concreti". Inoltre, essa è riflesso indiretto della mentalità collettiva e degli immaginari socialmente condivisi. Infine, il livello di consapevolezza del fotografo e del suo ruolo. Se terremo conto di questi suoi caratteri, allora, riusciremo a riconoscere in una fotografia una peculiare fonte storica. E a sfruttare appieno anche le possibilità offerte da questo archivio.