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lunedì 16 giugno 2014

Uno sguardo sul mondo. Il Fotogiornalismo e la Storia

"Dobbiamo riconoscere l'esistenza di un divario tra i bisogni economici della società dei consumi e le esigenze dei fotogiornalisti che portano testimonianza della loro epoca. Dobbiamo prestare molta attenzione per scongiurare il rischio di essere separati dal mondo reale e dal resto dell'umanità". 
Henry Cartier-Bresson

Nel 1955 ad Amsterdam un'associazione di fotografi istituì un premio di fotografia, internazionale tanto nella composizione della giuria che nella scelta dei vincitori. Nel corso degli anni la World Press Photo, fondazione indipendente e no-profit, si è affermata come motore del più prestigioso concorso di "giornalismo visuale" al mondo. Concentrandosi non solo su "semplici" fotografie, ma anche su prodotti audiovisivi e addirittura multimediali. Ebbene sì. Ci arriveremo. Un po' di pazienza. Cominciamo a raggiungere il sito web della fondazione : http://www.worldpressphoto.org/ 

Intanto ecco come la Fondazione descrive la sua ambiziosa mission : "We exist to inspire Understanding of the World through quality Photojournalism". La fotografia è qui concepita come linguaggio documentario. Sulla scorta di quanto sosteneva uno dei suoi "padri nobili", Henry Cartier-Bresson: "Come fotogiornalisti forniamo informazioni ad un mondo che è sommerso da affanni e pieno di gente bisognosa della compagnia delle immagini. Offriamo un giudizio su ciò che vediamo e ciò implica una grande responsabilità". Riflessione validissima per le nostre società globalizzate e fondate su sistemi di immagini. Potremmo allora dire che la Fondazione, anche attraverso le attività informative e le mostre itineranti, coinvolge il grande pubblico con due generi di proposte. Provare ad osservare il mondo attraverso le prospettive inedite offerte dal giornalismo visuale. Ma anche a riflettere e a conoscere meglio quelle stesse tecnologie che le rendono possibili. Encomiabile sforzo, non c'è che dire. In fondo, aveva ragione il pittore e fotografo ungherese Laszlo Moholy-Nagy quando scrisse attorno al 1930 che "non colui che ignora l'alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia sarà l'analfabeta del futuro".

E ora cominciamo a navigare. La schermata iniziale si apre su una delle fotografie premiate nell'ambito del World Presso Photo Contest 2014. Nonostante tutte le immagini ritenute significative dalla giuria vengano collocate a rotazione in questa sorta di "vetrina", la struttura compositiva di tale scorcio di pagina permane. Sia le informazioni-chiave inerenti la fotografia sullo sfondo che l'icona "menu" occupano la parte bassa dello schermo. Le possibilità a questo punto sono due. Se si intende proseguire sulla rotta della home page basta utilizzare la barra di scorrimento verticale oppure, se si è rimasti particolarmente colpiti dall'immagine a schermo intero, cliccare l'icona ad essa sovrimpressa.



Cliccando invece sul titolo della fotografia l'utente è indirizzato alla pagina espressamente dedicata ad essa. Qui però non troveremo solo dettagli tecnici riguardanti lo scatto, la didascalia integrale, i link correlati o la video-intervista al fotografo. Infatti, nel lato superiore della pagina le icone centrali permettono sempre all'utente di "deragliare" rispetto alla schermata prescelta. Questa barra iconica, presente in ogni schermata, consente di approcciare i contenuti di tale sito attraverso differenti "chiavi di lettura": Galleries, Contest, Academy, Foundation. Mentre queste categorie si aprono su ulteriori menu a tendina, le restanti reindirizzano il navigante direttamente ad altre schermate (Home page, Events, Store).


La presenza di medesimi contenuti in diverse macro-categorie e la coesistenza nella stessa pagina di un argomento dominante affiancato a "lanci" su altri temi ci fanno capire meglio il concept del sito. L'efficace organizzazione formale delle informazioni, sia per quanto riguarda le loro interrelazioni che la loro comunicazione, trova un duplice "principio strutturante". Da un lato l'utente è spronato ad elaborare una propria "mappa di esplorazione" dei contenuti: campo libero dunque alla personalizzazione dei percorsi. Dall'altro non viene mai meno il richiamo, più o meno sotteso, alla conoscenza complessiva di cui si fa promotrice la World Press Photo ed alla sua "filosofia di fondo".



Lasciatevi guidare dalla vostra curiosità !

Ultima considerazione. Osservate queste fotografie che troverete nella sezione dell'Archivio (ne parlerò diffusamente a breve). La prima è stata scattata nel 1994, in Rwanda, da James Nachtway appartenente alla gloriosa agenzia Magnum. La seconda è la vincitrice del World Press Photo Contest 2014, commissionata dal National Geographic al fotografo John Stanmeyer. Le didascalie esplicative delle due immagini le lascio leggere a voi. Prodotti testuali molto istruttivi. Specie per un comunicatore storico. O aspirante tale. Per ciò che dicono. Per il modo in cui lo fanno. E per le dirompenti dinamiche che riescono ad innescare quando vengono affiancate alle rispettive fotografie di riferimento. Chapeau.

Dopo ripetuti vagabondaggi nei territori virtuali del World Press Photo, mi sono fermata a riflettere su quali sezioni mi avessero colpito maggiormente per la ricchezza di spunti o per la qualità delle risorse documentarie. Se entrate nelle Galleries (categoria che è parte della barra iconica superiore di ogni schermata), ve le troverete ordinatamente davanti, le mie (si fa per dire) "miniere": il 2014 World Press Photo Multimedia Contest e il World Press Photo Archive.
Il World Press Photo Multimedia Contest nasce nel 2011 e testimonia l'attenzione che la Fondazione riserva tanto alle nuove tecnologie della comunicazione quanto ai linguaggi ad essi correlati. Cortometraggi, lungometraggi e documentari interattivi: queste le tre sezioni del concorso internazionale. Per vedere i filmati è sufficiente cliccare sul fotogramma "di copertina": in tal modo si accederà direttamente al video oppure la visualizzazione si compirà in altri link, come Vimeo. Stesso procedimento per quanto riguarda le proposte multimediali. Vi consiglio di darvi il tempo per approfondire questo settore di sito. Infatti reputo i prodotti premiati dei rispettabilissimi esempi delle nuove possibilità offerte dalla combinazione/contaminazione di strumenti mediatici differenti. Sperimentate il documentario interattivo "The Short History of Highrise" di Katherina Cizek: potrete condividere o meno l'idea di storia che ne emerge, ma a mio avviso è difficile negare l'ingegnosità del progetto...




L'Archivio del World Press Photo Contest è stato digitalizzato nel 2009 e conserva più di 10 mila fotografie, ovvero tutte quelle che hanno partecipato al concorso dal 1955 in poi. Perché consultarlo? Chiediamolo direttamente ai curatori dell'archivio. "Per oltre cinquant'anni il World Press Photo Contest ha catturato immagini dei nostri tempi. Il nostro archivio delle fotografie vincitrici non è solo una raccolta di più di mezzo secolo di storia umana, ma una esposizione degli stili che si sono avvicendati in fotografia e nel reportage. Esso include immagini divenute icone. La fondazione ha deciso di metterle on line con lo scopo di condividere la nostra conoscenza, le nostre risorse ed esperienze con una rete più ampia possibile". Limpida dichiarazione di intenti, che pone in connessione diretta fotografia e storia. E proprio su tale relazione ho qualcosa da aggiungere. La fotografia, antesignana di altre tecnologie dell'immagine, secondo Sontag "ha reso il mondo una sorta di museo senza pareti e la storia una collezione di faits divers". D'altronde, la fotografia è un "medium invisibile" poiché, come ci insegna Barthes, essa scompare nel momento in cui mostra l'oggetto che raffigura. Misteriosa disciplina. Eppure. Per quanto la fotografia sia "pura apparenza di saggezza e perenne sentimentalismo", essa ha sempre come referente il mondo ed è dotata di una storicità propria. Ecco perché, come ci insegna Sorlin, possiamo usarla come strumento di lettura della società e della sua evoluzione. A patto di riconoscere i suoi plurimi statuti di fonte. In primis, una fotografia è testimonianza diretta del periodo di produzione, dal punto di vista tecnico ma anche da quello degli "scenari storici concreti". Inoltre, essa è riflesso indiretto della mentalità collettiva e degli immaginari socialmente condivisi. Infine, il livello di consapevolezza del fotografo e del suo ruolo. Se terremo conto di questi suoi caratteri, allora, riusciremo a riconoscere in una fotografia una peculiare fonte storica. E a sfruttare appieno anche le possibilità offerte da questo archivio.








venerdì 30 maggio 2014

Una città per gli archivi: gli archivi bolognesi nel Terzo millennio

Il progetto “Una città per gli archivi” prende avvio nel 2007 per volontà della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e della Fondazione del Monte diBologna e Ravenna.
Il progetto comprende sia interventi di conservazione e catalogazione fisica degli archivi bolognesi, sia la digitalizzazione del materiale originale e il suo ordinamento attraverso la redazione di inventari informatizzati. Un gruppo di lavoro di più di ottanta esperti ha seguito le fasi di riordino, catalogazione e digitalizzazione del materiale più disparato: cartaceo, fotografico, audio-visivo. Una serie di materiali prodotti e raccolti, fino a quel momento, da soggetti diversi: archivi di famiglia, di partiti e sindacati, di istituzioni assistenziali, scolastiche o religiose, archivi delle amministrazioni locali o degli uffici periferici dell’amministrazione statale. In totale, ad aprile 2010 - data di presentazione ufficiale del progetto - erano stati interessati da questo lavoro di conservazione e digitalizzazione circa 200 archivi bolognesi, rappresentativi della memoria cittadina e provinciale per i secoli XIX e XX.


Nell’aprile 2013 il progetto è giunto ad una fase successiva, con la presentazione al pubblico del portale www.cittadegliarchivi.it. L’inventariazione e la consultazione di una parte del materiale digitalizzato è stata possibile grazie all’utilizzo della piattaforma xDams, permettendo la costituzione di un patrimonio informativo composto da oltre 307 mila schede descrittive e da 38 mila parole chiave.
Accedendo alla home del sito è possibile visualizzare i più recenti inserimenti di archivi, le informazioni utili alla consultazione e le ultime notizie, oltre ad un video promozionale del progetto stesso.
La navigazione e la consultazione degli archivi presenti nella piattaforma, nonché del materiale digitalizzato, è possibile attraverso l’utilizzo delle icone presenti all’interno del banner iniziale: “consulta gli archivi”, “percorsi”, “mostre virtuali” e “notizie”.

Attivando la sezione “consulta gliarchivi”, si viene rimandati alla griglia di ricerca. Il portale prevede diverse possibilità di consultazione, come la “ricerca semplice”, la “ricerca avanzata” e la “ricerca per parole chiave”. La griglia in questione è ben strutturata e di facile utilizzo, permettendo anche la selezione di determinati spazi temporali, l’eventuale presenza di materiale digitalizzato e pertanto immediatamente consultabile e la tipologia di materiale da ricercare (cartaceo, audiovisivo, fotografico, sonoro, manifesti). Una volta effettuata la propria ricerca, a destra dello schermo si apre la nuova pagina “risultati della ricerca” che permette, tramite scorrimento, di visualizzare la descrizione del materiale trovato, fornisce la sua collocazione fisica e, laddove il contenuto sia stato digitalizzato, di prenderne diretta visione.
Nella sezione “consulta gli archivi”si può inoltre selezionare l’elenco di tutti gli inventari pubblicati, dal quale è possibile partire per consultare ogni singolo archivio descritto e ricercare così il materiale che si desidera visionare.
Nella sezione “percorsi” è possibile effettuare ricerche selettive, incrociando date, luoghi, istituzioni produttrici del fondo (persone e famiglie), istituzione conservative (enti), eccetera. Inserendo la parola chiave selezionata si viene rimandati ad un vero e proprio schema che, attraverso interconnessioni multimediali, ricostruisce a 360 gradi i possibili sviluppi della ricerca stessa.
Selezionando una di queste interconnessioni la ricerca procede con la visualizzazione del materiale selezionato, la sua descrizione e la sua collocazione. Laddove vi sia materiale già digitalizzato, anche in questo caso, è possibile la sua immediata consultazione.
Questa sezione risulta però – come anticipavo - di non facile fruibilità. Pur essendo ottimo l’intento - perché permette di ricostruire in forma plastica vite e percorsi di singoli soggetti, enti, eventi – non è stata ancora sviluppata una rete di connessioni così ampia e molte delle ricerche da me effettuate non sono andate a buon fine. In tal senso mi spiego l’inserimento nella sezione “primo piano” della home page di alcuni percorsi già predisposti dai gestori del sito. Questi sì ben comprensibili e funzionali ai fini di una ricerca ben indirizzata e non casuale. Ad oggi – a mio parere - applicare la ricerca libera alla sezione “percorsi” risulta di non facile utilizzo. Questo sarebbe un aspetto su cui lavorare.

Accedendo alla sezione “mostrevirtuali”, sempre presente nel banner in home page, vengono fornite diverse gallerie di documenti digitalizzati che vanno a comporre molteplici narrazioni fattuali della storia del territorio bolognese. Si tratta di vere e proprie riproduzioni multimediali di materiali cartacei, audiovisivi ma soprattutto fotografici, organizzati per temi ed eventi, che vanno a comporre gallerie on line di facile consultazione.
In base alle “mostre” che ho potuto visualizzare risulta di indubbio interesse – soprattutto per quanto riguarda la componente fotografica – la potenzialità di questo strumento. L’unico aspetto negativo da sottolineare riguarda la scarsa descrizione dell’evento selezionato: in sostanza le gallerie vengono rese visibili senza un’adeguata ricostruzione storica del tema e del filo conduttore che tiene insieme i singoli materiali. Si riscontra una grande attenzione e una grande qualità del materiale digitalizzato ma una spiccata assenza della trama che dovrebbe guidare la consultazione del materiale stesso. Le riproduzioni digitali – secondo i dati forniti in home page - arriveranno a breve a 200 mila.
Ultima sezione presente nel banner e quella delle “notizie”. Si tratta di uno strumento importante, di cui è dato ampio spazio nella home page stessa, che permette di informarsi rispetto agli archivi di più recente catalogazione e inserimento all’interno del progetto stesso, del percorso di digitalizzazione del nuovo materiale acquisito e delle mostre disponibili nell’apposita sezione. Per un pubblico – speriamo in crescita – abituato ad utilizzare tale strumento per le proprie ricerche, la sezione “notizie” risulta un importante strumento per restare aggiornati sulle novità presenti nel sito.

Il progetto “Una città per gli archivi” e il portale www.cittadegliarchivi.it si candidano ad essere un’utile e moderno strumento di catalogazione e digitalizzazione del più disparato materiale archivistico bolognese, che altrimenti andrebbe – triste destino degli archivi basati esclusivamente su supporti cartacei – inesorabilmente perduto col passare del tempo. Si tratta insomma, nonostante alcuni limiti che ho riscontrato, di un importante progetto che traghetterà gli archivi bolognesi nel Terzo millennio e renderà più fruibile la loro consultazione.

giovedì 1 maggio 2014

Nurnet, la mappa interattiva del patrimonio archeologico sardo



Nurnet, fondazione nata con lo scopo di sviluppare la conoscenza e la divulgazione della storia antica della Sardegna, si è fatta promotrice di un progetto, a cui ha dato il nome, che per la prima volta permetterà di avere una visione completa della distribuzione e consistenza del patrimonio archeologico sardo.

È Nurnet, la prima mappa interattiva della Sardegna prenuragica e nuragica.

Le memorie del passato più remoto dell’Isola costituiscono un prezioso lascito che raramente è stato interessato da iniziative di divulgazione: questo progetto, volto a realizzare un archivio digitale dei monumenti e delle aree archeologiche, renderà disponibili in una veste unitaria e organica le informazioni loro relative, mediante lo strumento del geoportale.

Realizzato in maniera congiunta con il CRS4 (Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna), che ha sviluppato il software e curato la parte informatica, presenta una mappa in grado di georeferenziare tutti i monumenti di età preistorica e protostorica: nuraghi, domus de janas, dolmen, menhir, villaggi, pozzi sacri e molto altro.
I dati di questo imponente geoportale, al momento attivo in versione beta e in fase di test, provengono dai sistemi cartografici di Wikimapia e dagli archivi della Regione Sardegna: si possono consultare migliaia di notizie, informazioni e immagini. 

Uno degli aspetti più interessanti e coinvolgenti di questo portale è che tutti gli utenti, una volta effettuata l’iscrizione e ottenute le credenziali dai gestori del sito, possono diventare editori dei contenuti e inserire e modificare le descrizioni dei siti, in un’ottica di open data, ossia di dati liberamente accessibili a tutti, privi di brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione. L’applicazione, infatti, è basata su un sistema GIS (Geographic Information Systems) e PGIS, cioè partecipativo.

Le procedure di inserimento dei dati sono molto semplici e lineari; poche le regole che indirizzano l’editore, attraverso relative istruzioni e appositi selettori, ad inserire o modificare le descrizioni dei siti: localizzazione dei monumenti, storia, stato conservativo, fotografie, arricchiranno questo immenso geo-database relativo al patrimonio archeologico della Sardegna e faranno conoscere al grande pubblico l’enorme quantità di testimonianze del passato presenti nel quadro territoriale di riferimento.

Ma vediamo più nel dettaglio come funziona Nurnet…

Entrando nel “geoportale”, attraverso il sito www.nurnet.it, si accede ad una mappa dell'Isola, interamente navigabile, disseminata di punti e icone che rappresentano, nei diversi livelli di zoom, i monumenti che sono stati inseriti e catalogati.
Nella barra dei comandi è possibile effettuare la ricerca dei contenuti, semplificata dalla divisione tipologica dei monumenti e dalla categorizzazione degli strati informativi presenti nella legenda. Si possono selezionare e aggiungere filtri per affinare la ricerca ed evidenziare altri dettagli cliccando direttamente sul nome dell’elemento cercato o visualizzandone le coordinate (latitudine e longitudine). Una volta selezionato il monumento, si aprono delle schede descrittive, piuttosto sintetiche, e collegamenti a siti specifici, link, foto e materiali video. L’ utente così, interessato ad approfondire e curiosare tra una moltitudine di informazioni, potrà avventurarsi alla ricerca dei monumenti archeologici in maniera semplice e immediata: tutto a portata di un click. 




Il portale, tuttavia, anche se ben studiato e organizzato, è ancora in fase di perfezionamento e richiederà del tempo per essere affinato e migliorato. Non sempre infatti appare preciso nelle indicazioni riportate: sono tante le correzioni da effettuare, sia per quanto riguarda l’erronea localizzazione dei monumenti, ma anche per le imprecisioni nei nomi e nelle caratteristiche descrittive. Inoltre, mancano ancora all’appello tanti importanti siti. Nel 2006, in occasione della pubblicazione del libro “Orani, archeologia e territorio”, ho realizzato il censimento e la catalogazione di tutti i monumenti archeologici presenti nel territorio di Orani, comune in provincia di Nuoro.  Nella mappa del geoportale, in corrispondenza di questa area territoriale,  dovrebbero comparire ben 36 nuraghi, 5 necropoli ipogeiche, 9 tombe dei giganti, 4 menhirs, 2 dolmen, 3 fonti sacre e così via. Neanche la metà dei monumenti sopra citati è ancora presente.
Insomma, c’è ancora tanto da fare ma con il contributo di tutti, volontari, professionisti, semplici appassionati, i contenuti di questo portale verranno implementati, potenziati ed arricchiti.

Questo strumento sarà fondamentale per lo studio della storia della Sardegna ma anche per la valorizzazione e fruizione di siti e monumenti dal punto di vista turistico: i dati possono essere scaricati dall’utente e utilizzati per la visualizzazione degli stessi su sistemi mobili fruibili nel corso di escursioni. Si aprono nuove prospettive grazie all’offerta di percorsi diversi, già confezionati o lasciati alla libertà di scelta del visitatore che potrà costruirsi i propri itinerari ricorrendo alle “app” per smartphone e tablet.

Nurnet è uno strumento aperto e in continua evoluzione per adeguarsi alla forte dinamicità che distingue lo scenario dei beni archeologici della regione e sarebbe auspicabile e non da escludersi, che in futuro potranno svilupparsi nuove attività di valorizzazione anche con l’estensione del censimento alle realtà archeologiche relative alle epoche successive.

martedì 22 gennaio 2013

I Campi fascisti. Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò



Campo dell'isola di Rab
Il progetto del sito campi fascisti si basa su una grande ambizione: tentare di offrire un'immagine d'insieme sui luoghi di detenzione e internamento istituiti dal regime e dalla Repubblica sociale italiana. Un’articolata geografia di campi, prigioni, località di confino in Italia e all'estero, in cui fra gli anni venti e il 1945 lo stato fascista imprigiona, segrega, deporta popolazioni straniere, oppositori politici, ebrei, omosessuali e rom. Costruito a partire da un ricco database a cui si accede sia per mezzo di mappe interattive, sia attraverso una ricerca per categorie - tipo di campo, dipendenza, funzione, tipologia di internati, nazione - questo sito non rappresenta una fotografia di un'unica ricerca innovativa in ogni sua parte, ma piuttosto aspira a diventare luogo di sintesi dei risultati raggiunti dagli studi storici nell'ultimo ventennio. 
Etiopia
Obiettivo dichiarato dagli autori è la raccolta di disposizioni, documenti, testimonianze, fotografie, interviste e ogni altro materiale contribuisca a descrivere e a realizzare una mappatura il più possibile completa dei diversi campi e luoghi d'internamento fascisti. Frutto della collaborazione fra partnership internazionali diverse* e cofinanziato dall'Unione Europea, supportato scientificamente dall'Istituto Storico Germanico di Roma DHI e dall'Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla Resistenza IRSIFAR - nella cui sede è stato ufficialmente presentato il 28 novembre 2012 - il progetto non nasce in ambito storiografico, né tantomeno strettamente accademico, ma dalla volontà di alcuni giornalisti radiofonici dell'Associazione Audio Documentaristi AUDIODOC di diffondere le acquisizioni storiche, i documenti, le immagini e le testimonianze raccolte su questo tema all'interno dell'omonima ricerca; e in prospettiva da soggetti e strutture differenti. 
La filosofia che ne sta alla base è quella della condivisione e della collaborazione fra centri di ricerca diversi per la costituzione di un patrimonio storico comune in continuo aggiornamento, che possa divenire nel tempo memoria pubblica nazionale e non solo. 
Una volta selezionata una delle possibili località proposte, si accede alla specifica scheda descrittiva che illustra la tipologia del luogo di detenzione prescelto offrendo supporti cartografici e documentari, materiali archivistici in prevalenza testuali - documenti e disposizioni, ma  in futuro si confida nell’incremento anche di quelli visivi; bibliografie, memorie scritte redatte in passato e in alcuni fortunati casi anche audio-interviste a ex internati che hanno recentemente concesso la loro straordinaria testimonianza. Sia le fonti memorialistiche scritte, sia i file audio e le loro trascrizioni sono purtroppo presentate solo in lingua originale, riducendone in parte l'accessibilità. 
Il progetto si autorappresenta però come un work in progress in costante implementazione, anch'essa immaginata in forma aperta attraverso collaborazioni e incontri con altri ricercatori, finalizzati non solo alla raccolta di nuovo materiale, ma anche al confronto scientifico sulle categorie e i presupposti teorici adottati e da adottare; o eventualmente da mettere in discussione. 
Se una critica può essere mossa al sito è di mancare per ora di una mappatura diacronica in grado di visualizzare l'evoluzione nel tempo dei luoghi d'internamento; e di non aver ad oggi esplicitato o sviluppato con sufficiente chiarezza i nodi teorici che ne costituiscono le fondamenta. Non si tratta infatti di un mero esercizio di sintesi e compilazione di dati informativi in grado di offrire agli studiosi, agli insegnanti o ai semplici interessati un vasto materiale documentario sul tema. La stessa eterogeneità dei casi presentati, su di un argomento di così ampia portata e mai fino ad ora analizzato dalla storiografia in una prospettiva unitaria, sollecita gli studiosi a definire nuove riflessioni e a immaginare categorie interpretative inusuali per delineare l'universo concentrazionario italiano. Per una volta gli strumenti, i luoghi e le pratiche adottate dallo stato fascista nelle sue politiche repressive non sono osservati in comparazione al caso tedesco con accondiscendente buonismo, ma vengono analizzati all'interno di coordinate spaziali e temporali ampie in funzione delle proprie peculiari e autonome caratteristiche.   

* Fondazione Museo della Shoah, NS-Dokumentationszentrum (Colonia), Berliner Geschichtswerkstatt, Fritz Bauer Institut (Francoforte), Istituto di psichiatria sociale e psicotraumatologia (Podgorci-Slovenia), Dipartimento di storia e civiltà dell'Università di Bologna