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lunedì 11 aprile 2016

Columbia University: una conferenza (ed un sito web) 40 anni dopo

Nell'aprile del 1968 gli studenti della Columbia University iniziarono l'occupazione non violenta degli edifici del campus universitario. La protesta, che aveva come obiettivo quello di convincere l'università a bloccare presunte ricerche militari in collaborazione con il Dipartimento della Difesa, venne repressa con violenza dall'intervento della polizia: oltre un centinaio tra studenti, personale del campus e poliziotti vennero feriti mentre 700 furono gli arresti.

In occasione del quarantesimo anniversario dell'evento, alcuni attivisti ed ex-studenti della Columbia, in collaborazione con l'amministrazione dell'università, hanno organizzato una conferenza sul sessantotto che ha toccato numerosi temi legati alla società statunitense alla fine degli anni sessanta. Il sito www.columbia1968.com nasce su volontà degli stessi organizzatori della conferenza per conservare e divulgare il materiale prodotto durante le giornate di incontro svolte dal 24 al 27 aprile 2008, le registrazioni audio e video dell'evento, fotografie d'epoca e preziose testimonianze dei protagonisti degli eventi del sessantotto.



Il sito si presenta come una risorsa utile ed interessante, realizzata sfruttando le potenzialità della piattaforma wordpress e progettata per essere uno strumento semplice, intuitivo e graficamente gradevole: la pagina principale si apre su una breve introduzione che spiega sinteticamente l'occupazione della Columbia University e le ragioni che hanno spinto gli organizzatori a preparare la conferenza ed il sito.

Tra le sezioni proposte nel semplice menù in alto a destra del sito è presente una sezione storica che fornisce un valido approfondimento sugli eventi legati all'occupazione della Columbia University. Oltre alla narrazione storica è possibile consultare una interessantissima sezione fotografica (“Photo Galleries”) con oltre 200 immagini d'epoca, divise in categorie e corredate con una breve didascalia; una sezione dedicata alle testimonianze dei protagonisti dell'occupazione (“Personal Remembrances”) ed una utile bibliografia essenziale sul sessantotto (“Books about Columbia 68”).



La sezione più interessante, che da sola giustifica l'esistenza di tutto il sito e che rende questa risorsa web una delle più interessanti sull'argomento è raggiungibile cliccando sulla voce “Conference 2008”: al suo interno è possibile consultare la scaletta delle giornate di studio, con le liste degli oratori (studiosi accreditati in diversi campi) e degli argomenti trattati e le registrazioni audio e video degli interventi più importanti, liberamente consultabili dall'utente semplicemente selezionando la voce desiderata.



La voce “Forum” presenta un semplice form per i commenti da lasciare sul sito e, purtroppo, non collega l'utente ad un reale forum di discussione su cui scambiare idee. La sezione “Contact” consente, come facilmente intuibile, di inviare una mail direttamente agli amministratori del sito.

Una menzione particolare merita la voce “Links”, che fornisce numerosi collegamenti a risorse legate alla conferenza realizzate dagli stessi partecipanti, in particolare recensioni e fotografie dell'evento.

Il sito, nella sua semplicità, offre risorse decisamente interessanti per lo studio del sessantotto statunitense tramite fonti dirette (testimonianze e fotografie) ed indirette (gli interventi degli oratori della conferenza). Nonostante sia online ormai da molti anni presenta ancora una freschezza nei contenuti e nelle tecnologie che lo rendono tutt'oggi una risorsa fondamentale per storici ed appassionati.

lunedì 16 giugno 2014

Uno sguardo sul mondo. Il Fotogiornalismo e la Storia

"Dobbiamo riconoscere l'esistenza di un divario tra i bisogni economici della società dei consumi e le esigenze dei fotogiornalisti che portano testimonianza della loro epoca. Dobbiamo prestare molta attenzione per scongiurare il rischio di essere separati dal mondo reale e dal resto dell'umanità". 
Henry Cartier-Bresson

Nel 1955 ad Amsterdam un'associazione di fotografi istituì un premio di fotografia, internazionale tanto nella composizione della giuria che nella scelta dei vincitori. Nel corso degli anni la World Press Photo, fondazione indipendente e no-profit, si è affermata come motore del più prestigioso concorso di "giornalismo visuale" al mondo. Concentrandosi non solo su "semplici" fotografie, ma anche su prodotti audiovisivi e addirittura multimediali. Ebbene sì. Ci arriveremo. Un po' di pazienza. Cominciamo a raggiungere il sito web della fondazione : http://www.worldpressphoto.org/ 

Intanto ecco come la Fondazione descrive la sua ambiziosa mission : "We exist to inspire Understanding of the World through quality Photojournalism". La fotografia è qui concepita come linguaggio documentario. Sulla scorta di quanto sosteneva uno dei suoi "padri nobili", Henry Cartier-Bresson: "Come fotogiornalisti forniamo informazioni ad un mondo che è sommerso da affanni e pieno di gente bisognosa della compagnia delle immagini. Offriamo un giudizio su ciò che vediamo e ciò implica una grande responsabilità". Riflessione validissima per le nostre società globalizzate e fondate su sistemi di immagini. Potremmo allora dire che la Fondazione, anche attraverso le attività informative e le mostre itineranti, coinvolge il grande pubblico con due generi di proposte. Provare ad osservare il mondo attraverso le prospettive inedite offerte dal giornalismo visuale. Ma anche a riflettere e a conoscere meglio quelle stesse tecnologie che le rendono possibili. Encomiabile sforzo, non c'è che dire. In fondo, aveva ragione il pittore e fotografo ungherese Laszlo Moholy-Nagy quando scrisse attorno al 1930 che "non colui che ignora l'alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia sarà l'analfabeta del futuro".

E ora cominciamo a navigare. La schermata iniziale si apre su una delle fotografie premiate nell'ambito del World Presso Photo Contest 2014. Nonostante tutte le immagini ritenute significative dalla giuria vengano collocate a rotazione in questa sorta di "vetrina", la struttura compositiva di tale scorcio di pagina permane. Sia le informazioni-chiave inerenti la fotografia sullo sfondo che l'icona "menu" occupano la parte bassa dello schermo. Le possibilità a questo punto sono due. Se si intende proseguire sulla rotta della home page basta utilizzare la barra di scorrimento verticale oppure, se si è rimasti particolarmente colpiti dall'immagine a schermo intero, cliccare l'icona ad essa sovrimpressa.



Cliccando invece sul titolo della fotografia l'utente è indirizzato alla pagina espressamente dedicata ad essa. Qui però non troveremo solo dettagli tecnici riguardanti lo scatto, la didascalia integrale, i link correlati o la video-intervista al fotografo. Infatti, nel lato superiore della pagina le icone centrali permettono sempre all'utente di "deragliare" rispetto alla schermata prescelta. Questa barra iconica, presente in ogni schermata, consente di approcciare i contenuti di tale sito attraverso differenti "chiavi di lettura": Galleries, Contest, Academy, Foundation. Mentre queste categorie si aprono su ulteriori menu a tendina, le restanti reindirizzano il navigante direttamente ad altre schermate (Home page, Events, Store).


La presenza di medesimi contenuti in diverse macro-categorie e la coesistenza nella stessa pagina di un argomento dominante affiancato a "lanci" su altri temi ci fanno capire meglio il concept del sito. L'efficace organizzazione formale delle informazioni, sia per quanto riguarda le loro interrelazioni che la loro comunicazione, trova un duplice "principio strutturante". Da un lato l'utente è spronato ad elaborare una propria "mappa di esplorazione" dei contenuti: campo libero dunque alla personalizzazione dei percorsi. Dall'altro non viene mai meno il richiamo, più o meno sotteso, alla conoscenza complessiva di cui si fa promotrice la World Press Photo ed alla sua "filosofia di fondo".



Lasciatevi guidare dalla vostra curiosità !

Ultima considerazione. Osservate queste fotografie che troverete nella sezione dell'Archivio (ne parlerò diffusamente a breve). La prima è stata scattata nel 1994, in Rwanda, da James Nachtway appartenente alla gloriosa agenzia Magnum. La seconda è la vincitrice del World Press Photo Contest 2014, commissionata dal National Geographic al fotografo John Stanmeyer. Le didascalie esplicative delle due immagini le lascio leggere a voi. Prodotti testuali molto istruttivi. Specie per un comunicatore storico. O aspirante tale. Per ciò che dicono. Per il modo in cui lo fanno. E per le dirompenti dinamiche che riescono ad innescare quando vengono affiancate alle rispettive fotografie di riferimento. Chapeau.

Dopo ripetuti vagabondaggi nei territori virtuali del World Press Photo, mi sono fermata a riflettere su quali sezioni mi avessero colpito maggiormente per la ricchezza di spunti o per la qualità delle risorse documentarie. Se entrate nelle Galleries (categoria che è parte della barra iconica superiore di ogni schermata), ve le troverete ordinatamente davanti, le mie (si fa per dire) "miniere": il 2014 World Press Photo Multimedia Contest e il World Press Photo Archive.
Il World Press Photo Multimedia Contest nasce nel 2011 e testimonia l'attenzione che la Fondazione riserva tanto alle nuove tecnologie della comunicazione quanto ai linguaggi ad essi correlati. Cortometraggi, lungometraggi e documentari interattivi: queste le tre sezioni del concorso internazionale. Per vedere i filmati è sufficiente cliccare sul fotogramma "di copertina": in tal modo si accederà direttamente al video oppure la visualizzazione si compirà in altri link, come Vimeo. Stesso procedimento per quanto riguarda le proposte multimediali. Vi consiglio di darvi il tempo per approfondire questo settore di sito. Infatti reputo i prodotti premiati dei rispettabilissimi esempi delle nuove possibilità offerte dalla combinazione/contaminazione di strumenti mediatici differenti. Sperimentate il documentario interattivo "The Short History of Highrise" di Katherina Cizek: potrete condividere o meno l'idea di storia che ne emerge, ma a mio avviso è difficile negare l'ingegnosità del progetto...




L'Archivio del World Press Photo Contest è stato digitalizzato nel 2009 e conserva più di 10 mila fotografie, ovvero tutte quelle che hanno partecipato al concorso dal 1955 in poi. Perché consultarlo? Chiediamolo direttamente ai curatori dell'archivio. "Per oltre cinquant'anni il World Press Photo Contest ha catturato immagini dei nostri tempi. Il nostro archivio delle fotografie vincitrici non è solo una raccolta di più di mezzo secolo di storia umana, ma una esposizione degli stili che si sono avvicendati in fotografia e nel reportage. Esso include immagini divenute icone. La fondazione ha deciso di metterle on line con lo scopo di condividere la nostra conoscenza, le nostre risorse ed esperienze con una rete più ampia possibile". Limpida dichiarazione di intenti, che pone in connessione diretta fotografia e storia. E proprio su tale relazione ho qualcosa da aggiungere. La fotografia, antesignana di altre tecnologie dell'immagine, secondo Sontag "ha reso il mondo una sorta di museo senza pareti e la storia una collezione di faits divers". D'altronde, la fotografia è un "medium invisibile" poiché, come ci insegna Barthes, essa scompare nel momento in cui mostra l'oggetto che raffigura. Misteriosa disciplina. Eppure. Per quanto la fotografia sia "pura apparenza di saggezza e perenne sentimentalismo", essa ha sempre come referente il mondo ed è dotata di una storicità propria. Ecco perché, come ci insegna Sorlin, possiamo usarla come strumento di lettura della società e della sua evoluzione. A patto di riconoscere i suoi plurimi statuti di fonte. In primis, una fotografia è testimonianza diretta del periodo di produzione, dal punto di vista tecnico ma anche da quello degli "scenari storici concreti". Inoltre, essa è riflesso indiretto della mentalità collettiva e degli immaginari socialmente condivisi. Infine, il livello di consapevolezza del fotografo e del suo ruolo. Se terremo conto di questi suoi caratteri, allora, riusciremo a riconoscere in una fotografia una peculiare fonte storica. E a sfruttare appieno anche le possibilità offerte da questo archivio.








venerdì 11 aprile 2014

Una luce dal passato su Roma


Schermata di apertura dell'App

A 90 anni dalla sua fondazione l'Istituto Luce (ora Luce-Cinecittà) lancia un’applicazione per tablet e smartphone Android.

“Luce dal passato” si inserisce appieno nel progetto di condivisione e fruizione dell’immenso patrimonio audiovisivo dell’Istituto Luce, iniziato già nel 2012 con la creazione di un canale apposito su Youtube.

La città sotto i riflettori è Roma, protagonista indiscussa di centinaia di foto e video d’archivio. Lo scopo è quello di rendere la visita della città, sia per il turista che per il cittadino, meno tradizionale, navigando liberamente tra foto e video ad argomento storico, culturale, di costume.


Punti di interesse 
nell'area del Colosseo
Accedendo all’applicazione si apre una mappa della città su cui sono segnati dei “punti di interesse”, dislocati nei luoghi più significativi. 

Toccando uno di questi punti, la mappa viene ingrandita e si accede poi a dei “sotto-punti”, ognuno dei quali contiene diversi video o fotografie, con un’alternanza tra documenti sulla storia e la società romana e italiana.

Ad esempio, toccando il punto “Colosseo” si apre un menu con documenti di diversa natura, dalla foto della Via Crucis del 1928 al video della visita della regina Elisabetta II nel 1961, passando per la pulitura del Colosseo nel 1933. Accanto al file c’è una piccola scheda informativa che riporta il luogo esatto dell’avvenimento e l’anno.

 
Foto e video 
relativi al Colosseo
Inoltre è possibile, toccando “itinerario”, creare un percorso a piedi dal punto in cui ci si trova fino al luogo in cui è avvenuto ciò che è immortalato nel video o nella foto in questione, con tanto di chilometraggio e dettagliate istruzioni. Uno degli aspetti più interessanti, infatti, è quello di potersi recare nei luoghi dei documenti e constatare il radicale cambiamento della città ma anche la sua capacità di rimanere uguale nel tempo.


È davvero straordinario poter navigare tra video e fotografie di cinema, tradizioni popolari e documenti storici. Manca, però, una reale contestualizzazione di ciò che si sta guardando, qualcosa che spieghi, ad esempio cosa sia il Colosseo, l’anno di costruzione ed altre informazioni simili, o che dia qualche dettaglio in più sul Milite Ignoto, su Porta Pia o su Villa Torlonia. Sarebbe utile un pop-up a comparsa con una breve scheda introduttiva, in modo da rendere l’utente più partecipe.
Dal punto di vista dell’interfaccia, l’applicazione è pulita ed intuitiva, non si fa fatica a capirne il funzionamento e le possibilità di utilizzo. Dal punto di vista del funzionamento concreto, invece, risulta un po’ farraginosa, non è immediata e veloce come dovrebbe e potrebbe. Ad esempio, il passaggio dai macro-punti alle sottosezioni allunga inutilmente i tempi di visualizzazione e la rete internet non è veloce ovunque. Si rischia, dunque, di far perdere interesse all’utente.
La presenza di un filtro permette di scegliere l’argomento che più interessa e visualizzare i relativi punti sulla mappa.

Riproduzione del video "La pulizia del Colosseo"
Encomiabile, inoltre, la possibilità di scegliere la versione in inglese nel pannello opzioni, cosa che renderebbe ancora più necessaria la contestualizzazione di foto e video, per permettere anche ai turisti stranieri di comprenderne appieno il significato.

Roma è solo la prima delle città che verranno “coperte” dall’Istituto. Nel corso dell’anno verranno integrati documenti riguardanti Venezia e Firenze. L’applicazione è per ora disponibile solo per piattaforma Android, ma a breve verrà distribuita anche per Apple iOS. Ne esiste una versione gratuita “light”, con 250 video per 50 punti di interesse e una versione “full” con 500 video. Il prezzo di €1,49 è davvero irrisorio, se si considera la fantastica opportunità di avere a portata di mano un archivio audiovisivo tra i più importanti d’Europa. 

C:\Users\Simona\Desktop\Screenshot_2014-04-06-17-45-22.png
Mussolini al Colosseo