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lunedì 15 febbraio 2016

Jan Palach: per ricordare e comprendere

Jan Palach. Studente cecoslovacco che si dette fuoco nella piazza centrale di Praga come atto di sfida e rivolta contro l’occupazione sovietica del suo Paese. A Jan Palach è dedicato il sito qui recensito (http://www.janpalach.cz/it/default/index), il quale ricostruisce la vicenda del coraggioso studente in molteplici modi: con testi, con immagini, con video e con registrazioni radio.
La sinistra della home del sito è occupata dalla foto in bianco e nero di Palach con un timbro e sotto delle scritte, come fosse una sorta di carta di identità, il che riesce molto efficace sia per attirare l’attenzione dell’utente del web sia per dare già un’idea degli obbiettivi che il sito si pone e dei mezzi che intende utilizzare. Tuttavia, la destra della home crea uno spiacevole contrasto con uno sfondo bianco che probabilmente sarebbe stato più efficace in un altro colore. La pagina, comunque, è estremamente chiara nell’illustrare in modo efficace il contenuto del sito in questione.
La fascia più alta del sito è occupata dai pulsanti che permettono di accedere alle varie sezioni. Segue il titolo, ovvero il nome dello studente, e subito sotto l’attribuzione del sito, che è un progetto dell’Università Carolina.
Degno di nota ed elemento di pregio è la possibilità di tradurre il sito in più lingue, fra cui inglese, francese e tedesco. 

Homepage del sito: http://www.janpalach.cz/it/default/index

Il sito si struttura nelle seguenti sezioni:
Jan Palach: parte molto ampia del sito, tratta della vita di Palach, del suo incredibile gesto, delle reazioni successive e di quanto accade successivamente. 
A sinistra si trova il menu, ovvero l’elenco delle varie voci che compongono la pagina, ed ogni sezione del menu è correlata da immagini proprie.
Dal punto di vista grafico, dal bianco della home page si viene improvvisamente catapultati in una pagina dallo sfondo scuro ed è solo tale passaggio a stonare, dato che per il resto la pagina è ben strutturata, ricca di contenuti e graficamente piacevole.

Struttura della pagina "Jan Palach" del sito: http://www.janpalach.cz/it/default/index

I luoghi della memoria: strutturata come la precedente pagina, è però su sfondo bianco. Se dal punto di vista funzionale e strutturale rimane valida come la precedente, lo sfondo così chiaro è fastidioso e rende poco visibile la parte dedicata al testo. Uno sfondo scuro avrebbe reso sicuramente di più.
Come il nome della pagina suggerisce, vengono qui presentati i luoghi rilevanti per la vicenda di Palach.

Torce umane: pagina che idealmente è strutturata come le altre due, ma che presenta a livello di organizzazione delle differenze sia grafiche sia di posizione delle funzioni. La scelta è, secondo chi scrive, discutibile, in quanto la struttura sopra descritta dava uniformità al sito (uniformità che nemmeno lo sfondo dà, non essendo sempre il medesimo nelle varie pagine) e sarebbe stato meglio mantenerla, anche perché più efficace e visivamente piacevole. Lo sfondo di questa pagina è bianco, ma in questo caso non provoca fastidio, per il semplice motivo che non è molto diversa da una pagina di word.
Il tema trattato è, perlomeno, molto interessante: altri esempi di persone che si sono date fuoco per motivi simili a quelli di Palach.

Archivio: in tale sezione sono raccolti i materiali multimediali, quali video, foto, documenti, registrazioni radio e libri. Degno di nota è la presenza di una breve mostra multimediale. Peccato che i collegamenti per accedere a tale mostra siano poco visibili.
 
Indice: in tale sezione sono raccolti l’indice dei nomi, l’indice analitico, i collegamenti, le abbreviazioni utilizzate e la bibliografia. Dati i molti contenuti, forse il nome della sezione sarebbe stato più indicato al plurale che non al singolare.

In conclusione, si tratta di un sito ricco, sufficientemente approfondito (forse anche troppo per un lettore solo curioso) e ben costruito, se non per l’aspetto grafico, degli sfondi prevalentemente. Fonte sicuramente utile per chi si occupa di Jan Palach e della storia della Cecoslovacchia in quel periodo.




domenica 8 giugno 2014

La Guerra dei 14

14, di questi tempi, è un riferimento che più esplicito non si può: ricorre quest’anno infatti il centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. 14 è però anche il nome di un sito, sviluppato sulla scia delle commemorazioni sul centesimo anniversario, che proprio sul doppio significato attribuito a questo numero trova la sua particolarità .
Ma procediamo con ordine.

Edito in due versioni, tedesca e francese, il sito si presenta subito come molto dinamico ed interattivo, graficamente sobrio ma forse appesantito dall’incalzante musica che fa da colonna sonora a tutta l’esperienza di navigazione. Uso la parola esperienza non a caso: fin dalla Home, l’impostazione grafica e contenutistica si orientano verso una fruizione attiva più che conseguenziale, invitando letteralmente l’utente a scoprire il sito attraverso l’uso di mouse e tastiera.

sito tedesco









I titoli, un didascalico Diari della Prima Guerra Mondiale nella versione tedesca ed un più poetico Armi e Parole in quella francese, chiariscono meglio l’oggetto dell’elaborato: raccontare la Grande Guerra attraverso le 14 testimonianze di chi questa guerra l’ha vissuta.

Frutto di un’intensa collaborazione fra team multidisciplinari franco-tedeschi, il sito è parte di un progetto molto più ampio (comprendente tra l’altro la produzione di una serie tv) che ha impegnato per più di 4 anni professionalità specifiche quanto differenziate. Partendo dall’analisi di più di 1000 tra diari e corrispondenze personali, archivisti e ricercatori hanno selezionato i 14 testi da utilizzare come testimonianze dirette. La scelta è stata orientata dalla volontà di offrire un campionario il più possibile vario di personaggi ed esperienze che riproducessero la complessità degli eventi e delle popolazioni coinvolte: tutti (o quasi) i generi, le età, le appartenenze nazionali e politiche implicati nella Grande Guerra, vengono abilmente descritte dai personaggi scelti come testimoni emblematici. 

carrellata dei personaggi (nella sezione apposita)

Essi sono a tutti gli effetti i protagonisti del sito, che anche graficamente si incentra proprio sulle loro figure, quei 14 volti corredati dal nome e da una citazione proveniente dai loro diari. L’immagine del viso è composta da due parti che come in un collage uniscono l’immagine della persona reale a quella, per altro incredibilmente somigliante, dell’attore che nel film la interpreta. Questo accorgimento, tecnicamente molto ben eseguito, non appesantisce di fatto la fruizione, ed è probabilmente rivolto agli spettatori della serie che possono così riconoscere subito una figura ben familiare. Il link  “La mia storia”, posizionato accanto alle immagini, permette di accedere alle schede personali. L’immagine del volto è qui corredata da date di nascita e morte, paese di provenienza, e da un ulteriore link che porta alla scheda biografica vera e propria. Subito sotto appaiono due barre temporali, una orizzontale ed una verticale.


Quella orizzontale definisce il periodo bellico ed è corredata dagli eventi più significativi, quella verticale è invece propria della biografia del personaggio. Lo scroll del mouse o le frecce della tastiera fanno spostare il cursore sulla barra orizzontale e scorrere quella verticale. Succede così la magia: gli eventi bellici e la biografia del personaggio interagiscono posizionandosi entrambi sulla linea verticale in un susseguirsi di riquadri contenenti le citazioni dai diari, ma anche video, foto d’epoca ed immagini provenienti dalla fiction. La realizzazione tecnica del sito è curata e molto ben eseguita. Una scelta stilisticamente molto adeguata allo scopo di descrivere la guerra come esperienza di popoli e persone, è ad esempio quella di mantenere i volti dei personaggi sempre ben visibili sulla parte alta dello schermo, sia per quanto riguarda il protagonista della scheda che per i restanti 13 personaggi.

Molto interessante è poi anche la possibilità di giocare con una vera e propria Macchina del Tempo (Zeitmachine e Machine à Remonter), attraverso cui scoprire aspetti poco conosciuti del periodo bellico. Questa sezione del sito è costituita da immagini interamente disegnate e in cui protagonisti sono questa volta personaggi tipizzati che rispondono alle domande Chi ero? Dove ero? Cosa ero?.

personaggi della Macchina del Tempo

Dei menu a tendina permettono infatti di selezionare i personaggi (per sesso, età e nazionalità), protagonisti di singole scene che vogliono raccontare specifici spaccati di vita del periodo bellico. I simboli dei link qui presenti suggeriscono un’esperienza di navigazione che vuole essere sensoriale e virtuale insieme: l’utente viene infatti a conoscenza di cosa avrebbe sentito, ascoltato, assaporato, odorato e visto se fosse stato quel personaggio.


Materiali compositi (foto, registrazioni d’epoca , oggetti di uso quotidiano) vengono mostrati, spiegati ed abilmente contestualizzati, riproducendo un’ immagine a tutto tondo della vita del tempo. Come nel sito principale, anche in questa sezione è dunque nel particolare di un microcosmo quotidiano che si cerca, per altro trovandola, la chiave giusta per descrivere il quadro d’insieme.

La prospettiva adottata, multinazionale ed individuale al tempo stesso, ha in effetti il pregio di disegnare un ritratto quotidiano e verosimile della Grande Guerra, lontano dai toni in bianco e nero di troppa parte della retorica commemorativa. Si percepisce, pure attraverso il freddo schermo del computer,  l’umanità negli eventi, il vissuto quotidiano della popolazione in buona parte della sua variegata complessità, senza cadere in generalizzazioni universali che sminuirebbero la specificità del periodo. La guerra non appare come lo sfondo su cui i protagonisti operano, ma è essa stessa personaggio fondamentale con cui i testimoni si trovano ad interagire. Le paure, gli affetti, la quotidianità della vita, le caratteristiche stesse proprie delle persone, subiscono importanti trasformazioni a contatto con gli accadimenti piccoli e grandi della Storia. Come d’altra parte specificato nelle intenzioni degli autori, attraverso “il ritratto di anonimi che hanno vissuto questa guerra” si delinea così la parabola di una storia della mentalità, nazionale ed europea al tempo stesso, negli anni 1914-1918, mentre attraverso il gioco della Macchina del Tempo si fa esperienza del vissuto più quotidiano di quegli anni.

La volontà di oltrepassare le narrazioni nazionali sulla Prima Guerra Mondiale in direzione di una storia condivisibile anche partendo da “fronti” opposti, quello francese e quello tedesco appunto, è sicuramente un’altra delle caratteristiche più interessanti di questo pregevolissimo lavoro. Per capirci è come se i discendenti di indiani e cowboy decidessero finalmente di abbandonare il gioco delle parti e raccontare insieme l’avventura del lontano West, ponendo le basi per una riflessione nazionale seria ed onesta. Ogni riferimento, ovviamente, non è affatto casuale. 

venerdì 16 maggio 2014

Mobilitare la memoria: TOUR.BO, un'applicazione per percorsi storici responsabili

Nel 1916 il pedagogista statunitense John Dewey scrive un libro intitolato Democracy and education nel quale teorizzava il concetto di «educazione accidentale» con cui rimarcava l'idea che l'esperienza spontanea fosse un momento educativo predominante rispetto all'educazione formale. Questo testo, edito nel 1916 potrebbe risultare effettivamente lontano dai tempi moderni - specie nell'era della digitalizzazione – tuttavia, una sua lettura profonda permette di ritrovare un filo conduttore con le problematiche della pedagogia odierna, discorso prezioso soprattutto per la questione della trasmissione e mediazione della memoria storica.
La valorizzazione della memoria storica presuppone un momento pedagogico di trasmissione in cui la memoria di un dato evento riviva nello stesso atto del ricordare. Nell'educazione alla commemorazione è importante che il pubblico venga guidato attraverso una lettura storica obiettiva e che, partendo da essa possa elaborare un futuro basato su conoscenze storiche fondate e non mitizzate. Per poter far questo, la didattica della storia deve attingere oggi a strumenti comunicativi che siano in grado di semplificare la complessità di un evento passato e di valorizzarlo in maniera immediata.
In particolare, oggi, l'elaborazione di una pedagogia che si concentri sul tempo libero e lo impieghi in nuove pratiche di apprendimento risulta una scelta adottata da diverse istituzioni culturali.
Negli ultimi dieci anni, con il sopraggiungere di realtà “parallele” come la realtà virtuale, il momento sociale è divenuto un grande strumento di educazione e di orientamento del pensiero collettivo.
L' educazione accidentale di John Dewey si riferiva proprio al momento sociale: egli sosteneva che quest'ultimo fosse una realtà talmente presente, da dover essere considerata necessariamente come il primo strumento di educazione. In particolare, oggi, il tempo libero è organizzato su una fitta rete di comunicazione ed è un forte momento di socialità, che si sviluppa nella vita reale ma è interconnesso alla vita virtuale “web”.
In tale struttura, il trait d'union tra le due realtà parallele è rappresentato dai luoghi: attraverso la tecnologia smartphone oggi è possibile registrare informazioni e posizioni riguardanti un luogo tramite una modalità di coordinamento geografico chiamato georeferenziazione. La georeferenziazione ci permette di conoscere informazioni sui luoghi che attraversiamo, strumento utile alla conoscenza del territorio.
La didattica della memoria fa un largo utilizzo del territorio, poiché il riferimento ad un tempo passato - non più condivisibile - è rintracciabile nei luoghi di avvenimento di dati eventi, per cui, l'utilizzo del sistema di georeferenziazione diviene un ottimo strumento educativo, che vivifica i tempi ormai assenti ma allo stesso tempo educa in maniera “accidentale” il passante.
Nel caso dell'Emilia-Romagna ad esempio, il legame tra la cittadinanza e i suoi luoghi di Resistenza è ancora molto stabile, poiché forte del processo di educazione alla memoria, da anni intrapreso attivamente dalla regione. È inoltre da sottolineare, il fatto che, specialmente nel caso della città di Bologna, molti luoghi di memoria si trovano nel territorio urbano interno alle mura, e sono oggi luoghi di frequentazione pubblica quotidiana.
La mappatura dei luoghi di memoria tramite georeferenziazione è l'idea venuta in mente all'associazione MonteSole Bike Group – Fiab Bologna, che  assieme ad una rete articolata di enti come la Voli Grouped altre istituzioni culturali ha realizzato un progetto di valorizzazione della memoria storica bolognese: Tour.bo i colli in bici!L'iniziativa lanciata nella primavera del 2013 si articola attorno alla realizzazione di percorsi ciclabili attraverso le tappe storiche del movimento di Resistenza da Bologna ai colli.
Tour.bo è un progetto dalla doppia valenza culturale: la promozione di una mobilità sostenibile attraverso le aree collinari che cingono la città di Bologna e la valorizzazione di una memoria storica lontana dal raggio urbano - per cui spesso dimenticata - sono due elementi fondamentali che permettono di considerarlo come uno tra i progetti più innovativi di educazione alla memoria. Tre i percorsi proposti lungo un raggio di 12 km circa, che rievocano la storia degli eccidi di Sabbiuno e collegano il centro storico di Bologna al Monumento ai caduti di Sabbiuno (ottobre 1944) , situato sulle prime colline del lembo meridionale dell'Appennino bolognese.

I pannelli illustrativi 
del percorso  
I tre percorsi hanno il pregio di essere proposti secondo diversi filtri di lettura tematica. Dal punto di vista storico, in riferimento alle vicende dell'ottobre 1944, il primo percorso ricongiunge l'ex Carcere di San Giovanni in Monte, in pieno centro a Bologna, al Monumento ai caduti di Sabbiuno; il secondo invece è improntato in chiave paesaggistica e riprende la storia degli eccidi attraverso le vie del Parco Cavaioni, del Parco San Pellegrino e di Villa Spada, alle porte del Quartiere Saragozza. Il terzo percorso è pensato per una scampagnata domenicale per famiglie e guida il ciclista in un viaggio naturalistico che risale il corso del torrente Ravone (fin dove possibile), lungo le pendici del Monte Paderno nella valle di Casaglia.

Lungo i percorsi sono stati installati circa trenta cartelli di segnaletica stradale, tra cartelli a carattere storico naturalistico e segnaletica di sicurezza stradale. La scelta di installare un numero minimo di cartelli è stata adottata per non inquinare il paesaggio con una segnaletica non indispensabile alla fruizione del percorso.
La parte più importante del progetto è dedicata alla comunicazione web dei contenuti storici raccolti per il progetto. Avvalendosi della collaborazione di enti quali l'Istituto storico per le memorie del '900 – Parri, il Comune di Bologna, i Quartieri Saragozza, Savena e Santo Stefano, sono state raccolte molte fonti d'archivio tra cui reperti fotografici, video-interviste ai testimoni degli eccidi di Sabbiuno così come varie interviste a chi ha partecipato alla costruzione ed ideazione del Monumento come quella a Letizia Gelli Mazzuccato.
I contenuti del sito web Tour.bo i colli in bici! sono organizzati in forma di testi di approfondimento storico, memorie audio, video-interviste, mappe GPS navigabili e scaricabili, consultabili attraverso i codici QR presenti sulla segnaletica stradale installata lungo i percorsi, dai quali è possibile accedere tramite l'utilizzo di telefoni smartphone. 

La schermata home della
App Tour.bo
Un ulteriore strumento di collegamento al sito web è l'applicazione creata per Iphone, Ipad e Ipod touch che permette di fruire dei contenuti on-line in maniera georeferenziata. Tutti i ciclisti in possesso dell'applicazione potranno usufruire dei contenuti in maniera automatica una volta in prossimità dei luoghi di interesse. L'applicazione è direttamente collegata con google earth e permette di visualizzare i contenuti a carattere storico culturale, così come le mappe del percorso.

Il dettaglio delle tappe

Purtroppo l'applicazione è al contempo fiore all'occhiello e limite del progetto: la creazione di un' applicazione limitata al solo utilizzo di Iphone e Ipad è un elemento a sfavore, anche se, per i telefoni Android c'è comunque la possibilità di accedere direttamente al sito web e consultare i contenuti proposti.
Tra i contenuti audio, diversi sono i racconti e i commenti ai luoghi e alle loro storie proposti da storici e specialisti della materia. In particolare viene posto l'accento sulla scelta della bicicletta come strumento di divulgazione di memoria poiché essa costituisce in una certa misura il simbolo della Resistenza, ricordando la bicicletta eroica come mezzo di trasporto prediletto dai partigiani durante il movimento di Liberazione (vengono in mente ad esempio le imprese ciclistiche di messaggero clandestino con cui si distinse Gino Bartali).

In un altro senso, la bicicletta è simbolo di un viaggio “lento” ma consapevole e come osserva Oriano Caranti, vice-presidente dell'Associazione MonteSole Bike Group – Fiab Bologna in un commento audio, in questo progetto di educazione alla Resistenza, l'importanza della “lentezza” nel viaggio di conoscenza del proprio patrimonio storico – memoriale viene sottolineata attraverso il ciclismo, inteso come una forma di impegno sano del tempo libero che contribuisce in maniera permanente alla completezza della proprio personalità e della propria coscienza.

Allo stesso modo, per ritornare a Dewey, la didattica della memoria dev'essere percepita dai mediatori di memoria come un viaggio lento e responsabile, che non intacchi il ricordo di mito e leggenda ma che lo valorizzi consapevolmente.

lunedì 18 febbraio 2013

Biografie e Luoghi di memoria nelle Marche




Il portale Storia Marche 900 si rinnova. Un progetto ambizione quello cui sta lavorando da mesi l’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche: creare uno spazio web in cui ricostruire, attraverso le fonti, i luoghi e le persone, la storia marchigiana negli anni del fascismo, della guerra e dell’occupazione nazifascista. A questo scopo sono nate le due nuove sezioni Biografie e Luoghi di memoria che, in modo parallelo ma interconnesso, permettono al lettore di calarsi in un mosaico di voci ed avvenimenti.

Si ripercorre la storia di città, paesi, villaggi e campagne, ma anche di persone e di popolazioni investite dalla guerra, dalla deportazione, dalla violenza, dalla resistenza civile e dal partigianato attivo. Ad emergere sono storie di dolore, sofferenza e distruzione, ma anche storie di coraggio e determinazione, attraverso le quali le Marche e l'Italia intera sono riuscite a ritrovare la libertà e la pace, dopo venti anni di dittatura fascista e cinque di guerra. 

Le Biografie, attraverso una grafica minimalista, vengono proposte seguendo una semplice divisione alfabetica. Storie esemplari nella loro ordinarietà. Vite di uomini e donne comuni che, trovatisi a fare i conti con la Grande Storia, ne sono rimasti in qualche modo cambiati. Come Ferruccio Ascoli che, sebbene avesse aderito al fascismo sin dalla prima ora e ne fosse diventato uno dei maggiori sostenitori anche grazie all'incarico di direttore del Corriere Adriatico, il principale quotidiano delle Marche, dopo le leggi razziali fu arrestato e deportato ad Auschiwitz, da cui non fece più ritorno. O Walchiria Terradura, partigiana nel pesarese che, non ancora ventenne, venne nominata dai suoi stessi compagni, per il coraggio e la determinazione, comandante del Gruppo Settebello, ottenendo nel dopoguerra la Medaglia d’argento al Valor Militare.

La mappa interattiva

A farla da padrone in Luoghi di memoria è invece la mappa interattiva della regione. Bottoni neri per le comunità segnate da episodi di violenza e da tragici eccidi ai danni della popolazione e dei partigiani. Bottoni blu per i campi d'internamento per prigionieri di guerra, per oppositori del regime e per ebrei: luoghi di prigionia e sottrazione della dignità umana. E tanti bottoni rossi per le città, i paesi e le montagne che hanno vissuto la guerra, la distruzione, la miseria, i bombardamenti, l’occupazione e il passaggio del fronte. Ma che si sono anche trasformati in rifugio per molti partigiani.


È un progetto in fieri, arricchito costantemente di
nuove fonti bibliografiche e documentarie, di immagini e di testimonianze, in linea con il rigore metodologico e le finalità storiografiche dell’Istituto. Le pagine sono ricche di rimandi interni e di link esterni che consentono al lettore di muoversi in una trama di georeferenza costante e di costruirsi una mappa di luoghi, eventi, persone e gruppi relativi alla zona di interesse.


Una scheda della sezione Luoghi di memoria
È a tutti gli effetti uno strumento utile e facilmente fruibile da chiunque sia interessato a conoscere o approfondire questo particolare segmento cronologico della storia della nostra regione. Ma si presenta anche come un ottimo supporto didattico cui professori e studenti possono attingere per completare con mappe, documenti, fotografie e ricostruzioni dettagliate, quanto detto nei testi scolastici.

sabato 30 giugno 2012

Voci dalla Shoah. Una miniera d’oro per la ricerca, la divulgazione e la didattica



Torniamo a parlare di fonti orali… Questa volta vi propongo un sito molto prezioso non solo perché raccoglie le testimonianze di coloro che vissero sulla propria pelle uno dei momenti più bui della storia novecentesca, ma soprattutto per le modalità con cui queste testimonianze sono state archiviate e indicizzate. Attivo dal settembre 2011, Ti racconto la storia: voci dalla Shoah permette di consultare online i 434 audiovisivi degli italiani intervistati dalla USC Shoah Foundation Institute for Visual History and Education. Quest’ultima è l’istituzione inizialmente creata da Steven Spielberg con lo specifico scopo di raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti alla Shoah in una delle più grandi collezioni video-digitali esistenti al mondo (circa 52.000 interviste, messe insieme in 70 paesi e 37 lingue diverse). Il portale nasce dalla volontà dell’Istituto e dell’Archivio centrale dello Stato a Roma, dove è conservata dal 2005 una copia delle interviste italiane, di utilizzare le nuove tecnologie per rendere questo straordinario materiale accessibile a tutti direttamente da casa.

In realtà l’accesso alla collezione non è automatico. Trattandosi di materiale molto delicato, è necessario seguire un breve iter procedurale: prima occorre registrarsi e poi inviare all'amministratore anche una richiesta di autorizzazione specificando il motivo dell’interesse. In ogni caso il nulla osta viene concesso con rapidità.


Una volta entrati, ci troviamo di fronte ad una miniera d’oro fatta dei ricordi personali non solo dei protagonisti di quella drammatica esperienza ma anche di tutti coloro che in qualche modo ne furono testimoni. Ci sono gli ebrei, gli omosessuali e i rom che hanno subito la persecuzione fascista e nazista, ci sono i sopravvissuti ai campi di concentramento e coloro che l’hanno fatta franca fuggendo o nascondendosi, c’è chi ha aiutato quelle fughe e chi ha protetto quei nascondigli. Si tocca la storia politica e religiosa, ma anche quella familiare, culturale e professionale, percorrendo temporalmente anche gli anni immediatamente precedenti e successivi alla Shoah.

Disporre di un materiale così ricco e variegato comporta il rischio di una sua difficoltosa consultazione. Invece, il grande merito di questo portale è di aver reso il tutto molto facile e funzionale a qualsiasi specifica richiesta. Difatti, si può decidere di accedere alle interviste non solo sfogliando la collezione ma anche sulla base di un thesaurus che contiene voci adatte a descrivere una grande varietà di circostanze (si va dall’alimentazione ai trasporti, dagli alloggi all’esperienza psicologica). Quindi tramite delle parole chiave si viene indirizzati alle interviste che, indicizzate minuto per minuto, trattano in qualche modo l’oggetto della ricerca. Ciascuna intervista possiede anche una personale scheda realizzata secondo specifici criteri di metadatazione che permettono una ricerca avanzata attraverso il nome dell’intervistato, quello dell’intervistatore, il luogo, la data e l’anno dell’intervista, i concetti, le parole chiave, le persone, i nomi e i soprannomi citati in essa. 

La rapidità e l’incisività con cui è possibile muoversi all’interno del portale rendono ininfluenti, rispetto ad una valutazione globale del sito, la grafica dai toni alquanto piatti e il mancato funzionamento della versione in lingua inglese.