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lunedì 21 marzo 2016
domenica 8 giugno 2014
Il manuale 2.0 : un'occasione mancata
Il
sito ZanichelliPro - Storia digitale è chiaramente pensato per un target di
studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Un lettore
interessato ad approfondire alcune sue conoscenze personali troverà sicuramente
utile questo strumento, ma la struttura ed i contenuti proposti rimandano
immediatamente ad una schematizzazione manualistica del sapere storico.
Già
ad una prima fruizione, il portale progettato dalla Zanichelli si presenta
infatti come un manuale digitale ed interattivo. Una prima banda superiore
offre la possibilità di navigare all'interno del sito seguendo una ricerca per
percorsi tematici, per spazi geografici o per singole voci.
La banda iconica sottostante ci permette
invece di selezionare cinque macroaree all'interno delle quali compiere le
nostre ricerche: preistoria, età antica, età medievale, scoperte geografiche,
Italia.
La
ricerca di contenuti storici da parte dello studente risulta perciò molto
intuitiva ed immediata. Ad esempio per approfondire un tema vasto come la
Resistenza, gli sarà sufficiente "sfogliare" l'indice tematico di
questo manuale, portandosi nella sezione di storia contemporanea della
navigazione per percorsi. In questo modo avrà accesso a degli articoli dedicati
all'argomento, arricchiti dalla presenza di documenti storici, carte e fotografie.
Con pochi clic è possibile così accostare al testo scritto una serie di
strumenti utili per comprendere in maniera più diretta ed accattivante il tema
di interesse.
Proprio
il sistema di link ipertestuali che caratterizza tutta la struttura del sito
risulta essere il punto di forza di
questo manuale 2.0 . Tramite questi collegamenti infatti la consultazione
diventa molto simile a quella proposta da portali più noti come Wikipedia, da cui
il sito della Zanichelli si differenzia però per l'autorevolezza del lavoro svolto da storici ed esperti dietro ad ogni
voce trattata.
Va
sottolineato inoltre lo sforzo di rendere in qualche modo più valido ed interessante
il sito attraverso una sezione di approfondimento di fatti contemporanei. In
questo modo il portale riesce ad innescare un dialogo tra passato e presente,
proponendo la lettura di eventi odierni all'interno di un arco narrativo
storico.
Tralasciando
ora l'approccio dello studente o comunque del lettore interessato è necessario
soffermarsi su alcuni limiti che questo progetto presenta. Un problema che si
avverte immediatamente è la mancanza di un costante aggiornamento. Un portale
di storia digitale non aggiornato rischia infatti di perdere presto la sua
capacità attrattiva, rinunciando ad uno degli elementi chiave nel confronto con
un manuale cartaceo.
Tuttavia
l'aspetto del sito che più preoccupa è un altro. La storia proposta dal portale
della Zanichelli è purtroppo ancora quella degli eventi puri e semplici. Gli
argomenti spaziano, solo per citare alcuni esempi, da re a imperatori, da
guerre di successione a dittature e moti di indipendenza. A questa narrazione
evenemenziale delle res gestae sfuggono completamente i processi, i famosi
movimenti di lungo periodo che sono all'origine dei singoli avvenimenti. Sotto
questo punto di vista il portale si conferma un vero manuale tradizionale. Lo
stesso logo del sito, una bussola, ci riporta ad un concetto di sapere storico utile
solo a donare delle coordinate generiche, del tutto fine a se stesse.
È
per questo motivo che l'esperimento di storia digitale della Zanichelli
rappresenta almeno in parte un'occasione mancata. Attraverso le possibilità
offerte dal linguaggio multimediale si sarebbero potuti prevedere percorsi
utili ad indagare più approfonditamente i processi storici, superando i limiti
che inevitabilmente un manuale cartaceo possiede.
giovedì 29 maggio 2014
Un museo multimediale per la Storia di Bologna
Nel
centro di Bologna sorge da qualche anno un vero gioiello che unisce
la
cultura
tradizionale e le nuove tecnologie.
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| Palazzo Pepoli |
Inaugurato
il 27 gennaio 2012 e aperto al pubblico il 28 gennaio 2012, in
occasione dell'Art White Night di ArtFiera, il Museo della Storia
della città di Bologna in Palazzo Pepoli Vecchio consiste in un
percorso museale dedicato alla storia, alla cultura e alle
trasformazioni di Bologna, dalla Felsinea etrusca fino ad oggi. Ricco
è l'utilizzo di installazioni multimediali e di approfondimenti
testuali all'interno della nuova struttura di memoria bolognese, un
museo interattivo, un luogo dove immergersi piacevolmente nella
storia del capoluogo emiliano, vederne l'evoluzione, i reperti
archeologici, i documenti, conoscerne i personaggi del passato e del
presente.
Fulcro
di Genus Bononiae, Palazzo Pepoli è uno splendido palazzo medievale
restaurato e allestito dall'architetto Mario Bellini, che si giova di
un progetto grafico moderno, curato dall'architetto Italo Lupi.
Fuori
una cornice medievale ricca di fascino e dentro un'anima intrisa di
multimedialità, pur essendo infatti un museo apparentemente dedicato
alla collezione, al messaggio scritto e alle immagini, Palazzo Pepoli
offre ai suoi visitatori numerose e importanti esperienze digitali e
multimediali. La più significativa è quella del Teatro virtuale,
caso unico in un museo italiano, per la visione di film stereoscopici
in 3 dimensioni.
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| Teatro virtuale 3D durante la proiezione di APA l'etrusco |
Specificatamente
per il museo è stato prodotto dal CINECA di Casalecchio di Reno, un
cartone animato 3D sulla storia di Bologna per la regia di Giosuè
Boetto, con protagonista un immaginario e simpaticissimo etrusco di
nome APA doppiato dalla voce di Lucio Dalla, che guida gli spettatori
del teatro, muniti di appositi occhialini, in una corsa attraverso il
tempo nella storia di Bologna in 10 minuti.
Lo
Spazio multimediale è rappresentato poi da diverse pavimentazioni
storiche, sulle quali compaiono notizie di cronaca raccolte
tramite feed RSS dai siti della stampa locale. Il percorso
multimediale conduce ad una sala con una colonna multi-touch, che
consente di consultare una dettagliata cronologia della storia
cittadina e non solo.
Tutte
le sale sono integrate da supporti audio-video e da una saggia
integrazione tra scenografie di tipo teatrale e contenuti digitali, con il visitatore che è accompagnato nel percorso dalle mini-fiction
di Massimo Valerio Manfredi, come per la Battaglia di Fossalta e
dalle interpretazioni di Giorgio Albertazzi.
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| Canale sotterraneo Bologna città delle acque |
Merita
la menzione la Sala dedicata al tema Bologna città delle acque: qui
è stato ricostruito, attraverso un'installazione multimediale, un
vero e proprio canale che scorre al buio, sotto le strade della
città, realizzato con l'utilizzo di specchi e un sofisticato sistema
di illuminazione a fibre ottiche. Una vera e propria immersione
digitale nella città delle acque.
Interessantissima e complessa è anche l'installazione multimediale interattiva dedicata alla
Storia dell'Università di Bologna, che riproduce una libreria antica
con libri che vengono aperti in modo digitale, così da parlare ai
visitatori con filmati, voci e foto.
Infine
è possibile, attraverso un touch screen, guardare ed ascoltare le
video interviste con molti personaggi pubblici della vita bolognese,
tra cui Romano Prodi, Francesco Guccini e tanti altri.
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| Sala Battaglia di Fossalta |
Un
vero gioiello museale dicevamo dove tecnologia e new media la fanno
da padrone, tuttavia a risentirne a volte è la collezione, povera di
reperti e oggetti in mostra per alcune sezioni, inoltre alcuni
dettagli lasciano a desiderare, come le didascalie solo in italiano
tradotte da semplici fogli riassuntivi in inglese ed altre lingue. Da
una struttura del genere è lecito attendersi di più anche su queste piccole cose.
venerdì 16 maggio 2014
Mobilitare la memoria: TOUR.BO, un'applicazione per percorsi storici responsabili
Nel
1916 il pedagogista statunitense John Dewey scrive un libro
intitolato Democracy and education nel quale teorizzava il
concetto di «educazione
accidentale» con cui rimarcava
l'idea che l'esperienza spontanea fosse un momento educativo
predominante rispetto all'educazione formale. Questo testo, edito nel
1916 potrebbe risultare effettivamente lontano dai tempi moderni -
specie nell'era della digitalizzazione – tuttavia, una sua lettura
profonda permette di ritrovare un filo conduttore con le
problematiche della pedagogia odierna, discorso prezioso soprattutto
per la questione della trasmissione e mediazione della memoria
storica.
La
valorizzazione della memoria storica presuppone un momento pedagogico
di trasmissione in cui la memoria di un dato evento riviva nello
stesso atto del ricordare. Nell'educazione alla commemorazione è
importante che il pubblico venga guidato attraverso una lettura
storica obiettiva e che, partendo da essa possa elaborare un futuro
basato su conoscenze storiche fondate e non mitizzate. Per poter far
questo, la didattica della storia deve attingere oggi a strumenti
comunicativi che siano in grado di semplificare la complessità di un
evento passato e di valorizzarlo in maniera immediata.
In
particolare, oggi, l'elaborazione di una pedagogia che si concentri
sul tempo libero e lo impieghi in nuove pratiche di apprendimento
risulta una scelta adottata da diverse istituzioni culturali.
Negli
ultimi dieci anni, con il sopraggiungere di realtà “parallele”
come la realtà virtuale, il momento sociale è divenuto un grande
strumento di educazione e di orientamento del pensiero collettivo.
L'
educazione accidentale di John Dewey si riferiva proprio al momento
sociale: egli sosteneva che quest'ultimo fosse una realtà talmente
presente, da dover essere considerata necessariamente come il primo
strumento di educazione. In particolare, oggi, il tempo libero è
organizzato su una fitta rete di comunicazione ed è un forte momento
di socialità, che si sviluppa nella vita reale ma è interconnesso
alla vita virtuale “web”.
In
tale struttura, il trait d'union tra le due realtà parallele è
rappresentato dai luoghi: attraverso la tecnologia smartphone oggi è
possibile registrare informazioni e posizioni riguardanti un luogo
tramite una modalità di coordinamento geografico chiamato
georeferenziazione. La georeferenziazione ci permette di conoscere
informazioni sui luoghi che attraversiamo, strumento utile alla
conoscenza del territorio.
La
didattica della memoria fa un largo utilizzo del territorio, poiché
il riferimento ad un tempo passato - non più condivisibile - è
rintracciabile nei luoghi di avvenimento di dati eventi, per cui,
l'utilizzo del sistema di georeferenziazione diviene un ottimo
strumento educativo, che vivifica i tempi ormai assenti ma allo
stesso tempo educa in maniera “accidentale” il passante.
Nel
caso dell'Emilia-Romagna ad esempio, il legame tra la cittadinanza e
i suoi luoghi di Resistenza è ancora molto stabile, poiché forte
del processo di educazione alla memoria, da anni intrapreso
attivamente dalla regione. È inoltre da sottolineare, il fatto che,
specialmente nel caso della città di Bologna, molti luoghi di
memoria si trovano nel territorio urbano interno alle mura, e sono
oggi luoghi di frequentazione pubblica quotidiana.
La
mappatura dei luoghi di memoria tramite georeferenziazione è l'idea
venuta in mente all'associazione MonteSole Bike Group – Fiab Bologna, che assieme ad una rete articolata di enti come la Voli Group, ed altre istituzioni
culturali ha realizzato un progetto di valorizzazione della memoria storica
bolognese: Tour.bo i colli in bici!. L'iniziativa lanciata nella primavera del 2013 si articola attorno
alla realizzazione di percorsi ciclabili attraverso le tappe storiche
del movimento di Resistenza da Bologna ai colli.
Tour.bo
è un progetto dalla doppia valenza culturale: la promozione di una
mobilità sostenibile attraverso le aree collinari che cingono la
città di Bologna e la valorizzazione di una memoria storica lontana
dal raggio urbano - per cui spesso dimenticata - sono due elementi
fondamentali che permettono di considerarlo come uno tra i
progetti più innovativi di educazione alla memoria. Tre i percorsi
proposti lungo un raggio di 12 km circa, che rievocano la storia
degli eccidi di Sabbiuno e collegano il centro storico di Bologna al Monumento ai caduti di Sabbiuno (ottobre 1944) , situato sulle prime
colline del lembo meridionale dell'Appennino bolognese.
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I
pannelli illustrativi
del percorso
|
I
tre percorsi hanno il pregio di essere proposti secondo diversi
filtri di lettura tematica. Dal punto di vista storico, in
riferimento alle vicende dell'ottobre 1944, il primo percorso
ricongiunge l'ex Carcere di San Giovanni in Monte, in pieno centro a
Bologna, al Monumento ai caduti di Sabbiuno; il secondo invece è
improntato in chiave paesaggistica e riprende la storia degli eccidi
attraverso le vie del Parco Cavaioni, del Parco San Pellegrino e di
Villa Spada, alle porte del Quartiere Saragozza. Il terzo percorso è
pensato per una scampagnata domenicale per famiglie e guida il
ciclista in un viaggio naturalistico che risale il corso del
torrente Ravone (fin dove possibile), lungo le pendici del Monte
Paderno nella valle di Casaglia.
Lungo
i percorsi sono stati installati circa trenta cartelli di segnaletica
stradale, tra cartelli a carattere storico naturalistico e
segnaletica di sicurezza stradale. La scelta di installare un numero
minimo di cartelli è stata adottata per non inquinare il paesaggio
con una segnaletica non indispensabile alla fruizione del percorso.
La
parte più importante del progetto è dedicata alla comunicazione web
dei contenuti storici raccolti per il progetto. Avvalendosi della collaborazione di enti quali l'Istituto storico per le memorie del '900 – Parri, il Comune di Bologna, i Quartieri
Saragozza, Savena e Santo Stefano, sono state raccolte molte fonti
d'archivio tra cui reperti fotografici, video-interviste ai testimoni
degli eccidi di Sabbiuno così come varie interviste a chi ha
partecipato alla costruzione ed ideazione del Monumento come quella a Letizia Gelli Mazzuccato.
I
contenuti del sito web Tour.bo i colli in bici! sono organizzati in forma di testi di
approfondimento storico, memorie audio, video-interviste, mappe GPS
navigabili e scaricabili, consultabili attraverso i codici QR
presenti sulla segnaletica stradale installata lungo i percorsi, dai
quali è possibile accedere tramite l'utilizzo di telefoni
smartphone.
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La schermata home della
App
Tour.bo
|
Un ulteriore strumento di collegamento al sito web è
l'applicazione creata per Iphone, Ipad e Ipod touch che permette di
fruire dei contenuti on-line in maniera georeferenziata. Tutti i
ciclisti in possesso dell'applicazione potranno usufruire dei
contenuti in maniera automatica una volta in prossimità dei luoghi
di interesse. L'applicazione è direttamente collegata con google
earth e permette di visualizzare i contenuti a carattere storico
culturale, così come le mappe del percorso.
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Il
dettaglio delle tappe
|
Purtroppo
l'applicazione è al contempo fiore all'occhiello e limite del
progetto: la creazione di un' applicazione limitata al solo utilizzo
di Iphone e Ipad è un elemento a sfavore, anche se, per i telefoni
Android c'è comunque la possibilità di accedere direttamente al
sito web e consultare i contenuti proposti.
Tra
i contenuti audio, diversi sono i racconti e i commenti ai luoghi e
alle loro storie proposti da storici e specialisti della materia. In
particolare viene posto l'accento sulla scelta della bicicletta come
strumento di divulgazione di memoria poiché essa costituisce in una
certa misura il simbolo della Resistenza, ricordando la bicicletta
eroica come mezzo di trasporto prediletto dai partigiani durante il
movimento di Liberazione (vengono in mente ad esempio le imprese
ciclistiche di messaggero clandestino con cui si distinse Gino
Bartali).
In
un altro senso, la bicicletta è simbolo di un viaggio “lento” ma
consapevole e come osserva Oriano Caranti, vice-presidente dell'Associazione MonteSole Bike Group – Fiab Bologna in un commento audio, in questo
progetto di educazione alla Resistenza, l'importanza della “lentezza”
nel viaggio di conoscenza del proprio patrimonio storico –
memoriale viene sottolineata attraverso il ciclismo, inteso come una
forma di impegno sano del tempo libero che contribuisce in maniera
permanente alla completezza della proprio personalità e della
propria coscienza.
Allo
stesso modo, per ritornare a Dewey, la didattica della memoria
dev'essere percepita dai mediatori di memoria come un viaggio lento e
responsabile, che non intacchi il ricordo di mito e leggenda ma che
lo valorizzi consapevolmente.
lunedì 5 novembre 2012
Il digitale al servizio della ricerca storica: l'Institute of Historical Research di Londra
Nell'universo della digital history – ancora relativamente giovane e in costante espansione – uno dei punti di riferimento europei più interessanti è certamente l'Institute of Historical Research di Londra. Accanto alla propria attività accademica tradizionale, infatti, l'IHR ha avviato diversi progetti di natura digitale sulla storia britannica e irlandese che da qualche anno sono raccolti sotto il coordinamento di IHR Digital. Si tratta di una sezione specifica dell'istituto che unisce le competenze di storici e sviluppatori informatici per svolgere attività di ricerca, ma anche – ed è questo uno degli aspetti più innovativi – di servizio e formazione (a pagamento) per il resto dell'accademia. IHR Digital offre, tra le altre cose, consulenza agli storici sui processi di digitalizzazione, un servizio di webhosting, podcasting per seminari e lezioni e aiuto sul design di siti web di istituzioni o progetti di argomento storico.
È dunque una realtà ibrida, collocata a cavallo tra l'accademia e il mondo della comunicazione, che trova pochi simili in ambito storiografico, soprattutto se guardiamo al panorama italiano. Basta scorrere alcuni dei progetti digitali a cui l'IHR ha partecipato o che ha coordinato per rendersi conto delle potenzialità di questo tipo di contaminazione. Tra quelli più recenti, ad esempio, troviamo Connected Histories, inaugurato nel 2011: frutto di una partnership tra diverse università inglesi, è uno strumento online che integra l'accesso a diversi database e risorse elettroniche sulla storia inglese dal 1500 al 1900 attraverso un unico motore di ricerca. British History Online, invece, è una biblioteca digitale che copre il medioevo e la prima età moderna, è parzialmente accessibile attraverso la registrazione gratuita e conta già cinque anni di vita. Inoltre, di grande utilità è History Online, che raccoglie informazioni aggiornate sulle novità del mondo universitario britannico – eventi, borse di studio, riviste e progetti in corso – consultabili attraverso un menu tematico e un motore di ricerca interno.
Il modo più semplice per consultare i progetti legati ad IHR Digital è partire dalla sezione del sito dell'Institute of Historical Research ad esso dedicata. Qui si possono trovare alcuni bottoni per l'accesso diretto alle risorse digitali online, un aggiornamento sull'avanzamento dei progetti di cui IHR è partner e un elenco dei servizi offerti. Tuttavia, questo non è l'unico canale attraverso cui è possibile rimanere aggiornati sulle attività digitali dell'istituto. IHR Digital cura infatti anche un proprio blog e il profilo Twitter @IHRDigHist, tramite cui, tra le altre cose, vengono twittati in diretta i seminari del ciclo Digital History, commentabili con l'hashtag #dhist.
Tutti questi elementi, dalla semplice presenza sui social network ai progetti online più complessi, concorrono al medesimo obiettivo di innovazione degli strumenti propri della ricerca storica, ma anche di condivisione dei saperi e di apertura dell'accademia verso l'esterno – sia esso rappresentato da altre istituzioni o da singoli individui e studenti che coltivano un interesse verso la disciplina. Le tecnologie digitali costituiscono oggi una realtà imprescindibile per chiunque lavori nel mondo della conoscenza, e l'Institute of Historical Research offre un ottimo esempio di come sfruttare le loro potenzialità per la storiografia.
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