Nel 2009, l’Azienda di Servizi alla Persona Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio, ha inaugurato, all'interno di uno storico edificio situato accanto alla storica sede dell'ex orfanotrofio femminile della Stella, in Corso Magenta 57, il Museo Martinitt e Stelline, dedicato agli orfani milanesi. É un museo storico che valorizza e rende fruibile, in maniera innovativa e tramite l’utilizzo di installazioni multimediali ed interattive, il ricco patrimonio archivistico delle tre istituzioni cardine dell'assistenza milanese per un periodo compreso tra il 1800 e il 1960.
La grande forza di questo Museo è quello di aver creato un percorso affascinante, direi “emozionale”, la cui peculiarità sta proprio nell'essere riusciti a trasporre in linguaggio visivo e sonoro concetti, storie e documenti rispettandone il loro valore intrinseco. Il visitatore può virtualmente sfogliare i fascicoli personali degli orfani Martinitt e Stelline (rispettivamente i giovani maschi e femmine nel dialetto milanese), partecipare a simulazioni, approfondire, attraverso la vita degli orfani, la storia della Milano del XIX secolo.
Le installazioni multimediali, ideate dallo studio milanese N0!3, consentono infatti di tuffarsi in un contesto, in un'epoca, nella Milano di fine ottocento in cui, il potere evocativo delle immagini e dei suoni, prevedono un’attiva partecipazione dello spettatore, che viene così coinvolto e stimolato nella scoperta di storie di oggetti e di personaggi del passato.
La visita al Museo si apre già con una grande proiezione sulle scale in cui i visi dei bambini, i loro passi, le loro voci e risate animano in maniera suggestiva il percorso lungo le scale e accompagnano il visitatore fino al primo piano.
Giunti al primo piano, nella prima sala, si raccontano le modalità di accesso agli istituti e le principali attività che regolavano la vita dei ragazzi al loro interno: un monitor interattivo mostra documenti e fascicoli d'archivio degli orfani che venivano selezionati dai datori di lavoro, che richiedevano apprendisti all'istituto da inserire nelle varie realtà artigiane dell'epoca. Su uno schermo scorrono le immagini della città e delle fabbriche milanesi di inizio Novecento. E' interessante acquisire in questo modo importanti notizie sulla formazione al lavoro e sulla conseguente condizione dell’occupazione nelle fabbriche di una Milano in piena crescita economica.
La visita al Museo si apre già con una grande proiezione sulle scale in cui i visi dei bambini, i loro passi, le loro voci e risate animano in maniera suggestiva il percorso lungo le scale e accompagnano il visitatore fino al primo piano.
Una seconda sala è dedicata alla vita negli orfanotrofi e alla formazione educativa e lavorativa: il pubblico può selezionare su un monitor l’edificio delle Stelline o quello dei Martinitt, scoprendone la disposizione interna degli ambienti, e attivare su uno schermo dei video di approfondimento, in cui i documenti riportano alla luce spaccati di vita quotidiana. Su di un grande tavolo da lavoro con dei ferri da stiro, posizionato al centro della sala (ambientazione che ricorda le aule dove le stelline apprendevano l’arte della stireria), appaiono delle immagini di indumenti sgualciti accompagnate da un'etichetta, che è il titolo di un argomento associato: stirando l'indumento si svelano gli approfondimenti e, attraverso brevi videoclip, si mostrano le attività che venivano insegnate alle stelline. Un video posto in fondo alla sala racconta, invece, la condizione femminile nell'Ottocento.
Segue
una delle installazioni più coinvolgenti di tutto il percorso:
nella
terza sala, infatti, è ricostruita un’aula scolastica, in cui si
svolgono le lezioni di una IV classe di Martinitt dell'anno
scolastico 1872-1873, fedelmente ricostruite attraverso i manuali
dell'epoca. I visitatori, che diventano veri e propri Martinitt,
possono scegliere le materie delle lezioni su uno schermo
interattivo, sedersi ai banchi di scuola e interagire con un maestro
virtuale che compare di fianco alla lavagna. Dopo aver ascoltato
l’insegnante possono rispondere alle domande di verifica tramite un
pulsante incorporato nei banchi, interagendo così con
l’installazione.
L'ultima sala è suddivisa in due ambientazioni: la biblioteca e l'archivio. Nella biblioteca il visitatore può sfogliare su un monitor interattivo dei testi ottocenteschi relativi a personaggi che ricoprirono incarichi dirigenziali nei due istituti. Come per magia, si possono far comparire libri e sfogliarne le pagine virtuali;
nell'archivio le postazioni interattive permettono di scoprire, sullo sfondo di un video con immagini d'epoca, le biografie di Martinitt, Stelline e altri personaggi importanti, tra cui i maggiori benefattori che hanno partecipato alla storia degli istituti.
nell'archivio le postazioni interattive permettono di scoprire, sullo sfondo di un video con immagini d'epoca, le biografie di Martinitt, Stelline e altri personaggi importanti, tra cui i maggiori benefattori che hanno partecipato alla storia degli istituti.
L’utilizzo
di tali allestimenti multimediali e interattivi ha consentito di
sperimentare soluzioni espositive didatticamente più efficaci
rispetto alle modalità tradizionali. È immediatamente
riscontrabile come le
storie raccontate appassionino ogni tipologia di visitatore, dal
bambino all'anziano, dallo storico al matematico e conducano a
sviluppare riflessioni interessanti e mai banali. Il visitatore ha la
possibilità di vivere un’esperienza di fruizione efficace e di
forte impatto; diventa egli stesso un attore protagonista, un attivo
fruitore di dati storici di grande rilievo che non subisce le nozioni
che gli vengono offerte ma si relaziona con esse, entrando in
profondità nell’informazione che desidera ricevere. Il museo in
questo ha raggiunto uno dei suoi più grandi obiettivi: coinvolgere
il visitatore in questioni apparentemente non facili, permettendogli,
attraverso la forte interattività, di immedesimarsi inaspettatamente
nelle vite degli orfani.
Ma
è proprio questo ultimo aspetto che potrebbe indurre il visitatore a
chiedersi quale sia stato il futuro di tanti piccoli Martinitt e
Stelline, i cui visi e sorrisi rimangono scolpiti nella memoria di
chi ha avuto la possibilità di scoprirli.
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